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Archive for Dicembre 2008

Cosa rimane del 2008?

Dicembre 29, 2008 Francesco Piccinelli 2 commenti

Il mondo non se la passa molto bene: la fine della tregua a Gaza, la crisi economica che ci fa tutti sentire come sulle montagne russe quando il trenino arriva in cima e viene lasciato andare, crisi che cambierà sicuramente il modo in cui noi guardiamo il mondo e noi stessi,  non contando il nostro modo di vita che deve, per forza, cambiare. L’american way of life è finto. L’era del consumo generalizzato è morta, forse e, mentre ci si chiede come riportare fiducia nei mercati e, soprattutto, nei cuori delle persone, molte di queste tentano, come sempre di andare avanti conducendo una vita il più decoroso possibile alla fine della quale c’è l’inevitabile.

Quest’anno, mi è capitato per la prima volta di vedere morire una persona, mia nonna. Il decesso è avvenuto in una mattina di novembre all’alba nella solitudine di una casa di riposo retta da un personale fatto di gente fuori dal comune. Non ho assistito alla sua dipartita dal vivo, ma l’ho vista  soffrire e ho visto il suo cadavere nelle ore successive. Credo che vedere una persona morta sia una tra le esperienze più istruttive che si possano fare. Cos’è la nostra vita in confronto alla morte? Siamo come impiccati ad un patibolo in attesa che qualcuno tagli la corda, una volta finito il supplizio, oppure i nostri limiti possono essere uno stimolo per contribuire, seppur in minima parte allo sviluppo del mondo?

Io credo alla seconda opzione in quanto in un momento di crisi economica (e non solo) dobbiamo avere il coraggio di credere in qualcosa. Investire la propria fiducia in qualcosa non è semplice in quanto il fallimento è dietro l’angolo. Tuttavia, se uno tra i più grandi geni del nostro tempo, Steve Jobs, nel suo discorso per la laurea honoris causa ha affermato la necessità dell’uomo di credere in qualcosa. Non si tratta qui solo del rapporto dell’uomo con il trascendente, si tratta di tentare di dare un senso alle nostre vite.

Sono rimasto commosso dalle prime parole del discorso di Obama appena eletto nel quale affermava che in America tutto è possibile. Il mio sogno è che tutto diventi possibile anche da questa parte dell’Oceano, in particolare nel nostro Paese e per farlo dobbiamo avere il coraggio di credere in noi stessi e mettere in discussione un sistema vecchio dove non si fa altro che proporre vecchie soluzioni per nuovi problemi. Questo, il nostro più grande problema che non è solo proprio della classe dirigente, ma anche della società civile. Basta guardare come si è sviluppanto il dibbattito pubblico sulla sorte di Eluana, i risultati delle ultime elezioni e la trattativa sul piano europeo per le energie rinnovabile che poteva essere l’incentivo definitivo per far entrare il nostro Paese nell’Economia della Conoscenza e, invece si è trasformato in un valido compromesso che manca della principale benzina che deve avere ogni rivoluzione politica, l’ambizione, la voglia di puntare in alto.

Questo è anche un problema di noi giovani. Quanto sono alte le aspettative che nutriamo nei nostri confronti? Dalle mie litigate su fadders con qualche simpaticone (leitmotif dell’anno) sembra nessuna. Parlando con i miei colleghi faccia a faccia, la realtà si fa più sfaccettata. Abbiamo una gran paura di vedere cosa c’è dopo la laurea. Dopo questa piccola grande morte non sappiamo cosa ci sia e questo è causa di grande stress. Tuttavia, questo non ci impedisce di sognare e di tentare di gettarci in una mischia che ogni giorno sembra più caotica resa tale anche da interventi sull’Università fatti con la perspicacia di un bradipo e la rudezza di un taglialegna che hanno disorientato ancora di più noi giovani.

Nonostante tutto, sono convinto che andrà tutto per il meglio. Non tanto perchè sono giovane e, quindi, ottimista per necessità di ruolo, quanto perchè i momenti di passaggio sono quelli che permettono di capire cosa va da cosa no, cosa portarci dietro del presente e cosa buttare via. Di sicuro, il vecchio in momenti come questo, deve essere spazzato via e si deve lasciare spazio ad altre persone, giovani, preparate e che hanno fame di realizzarsi e questo qui fa paura.

Tanto muoriamo, comunque, ma questo non deve fermarci perchè, d’accordo muoriamo e tutto davanti alla morte sembra perdere di signficato, ma uno dei tratti genetici della nostra civiltà, dai greci ad oggi, ci obbliga a fare qualcosa per lasciare, comunque, una piccola traccia del nostro passaggio qui sulla Terra e non vedo perchè dobbiamo smettere proprio ora.

Felice anno nuovo, a tutti.

Breaking News from Maremma

Dicembre 28, 2008 Francesco Piccinelli 4 commenti

Tremate, gente, tremate: è nato il gruppo Facebook del comitato del no al Cogeneratore di Scarlino. I seguaci di Grillo nella lotta alla termovalorizzazione hanno scoperto il web 2.0 creando un gruppo che non fa altro che ripetere lo stesso mantra che parla di impiantische inutili e nocive, di alternative magiche che risolvono tutti i problemi e di economia che deve essere basata sul turismo, sull’agricoltura di qualità e la piccola e media impresa manifestando, tra l’altro, come un termovalorizzatore deresponsabilizzi il mondo dell’industria in quanto stimola a produrre tutta quella serie di imballaggi che costituiscono la maggiorparte dei rifiuti.

Problema imballaggi a parte, i signori del comitato del no continuano a proporre un modello di sviluppo superato dai fatti in quanto la provincia di Grosseto condivide con quella di Massa Carrara il primato della provincia più povera della Toscana e basta fare un confronto tra la zona industriale di Follonica e quella di Venturina per capire di cosa stia parlando.

Tra l’altro, oggi sul Il Tirreno è uscito uno studio dell’Istituto Superiore Sant’Anna nel quale si chiede un salto di mentalità. Cosa serve per far sviluppare un territorio oggi? Industria ad alta tecnologia a basso impatto e non turismo, nè agricoltura di qualità che possono essere utili, ma se pensiamo di basare tutta l’economia maremmana su questa roba, siamo fuori strada.

Dimenticavo il capitolo sull’incenerimento dei rifiuti. Io ho studiato l’arrow bio come metodo di riciclaggio dei rifiuti: lascia scorie come ad esempio la plastica e tutta una serie di altre schifezze che vanno smaltite. Dove? In discarica?

Perchè proprio ieri?

Non sono un grande esperto di questione mediorientale. A dir la vrità, non ne ho mai capito un fico secco. Tutttavia, ci sono una paio di cose che mi colpiscono dell’ultima escalation israeliana;

  1. E’ avvenuta in un momento in cui il petrolio non costa quasi nulla
  2. E’ iniziata a mercati chiusi

A me non piace sostenere che le guerre vengano combattute per motivi economici, ma sono convinto che nella loro pianificazione una valutazione dello scenario economico sia fondamentale. Ad esempio, se l’Italia avesse valutato meglio la propria situazione economica all’inizio della Seconda guerra Mondiale, probabilmente non sarebbe entrata nel conflitto.

Tuttavia, le due circostanze indicate, una qualche relazione con lo scoppio del conflitto potrebbero avercela. Qualcuno potrebbe obiettare che è iniziata proprio quando la tregua è finita e che gli israeliani hanno colpito appena ne hanno avuto l’occasione. E’ vero anche questo, ma c’è un particolare che mi fa sospettare che la data di ieri non sia una conseguenza della fine delle tregua: ieri era sabato. Cosa può costringere un ebreo a fare qualcosa il sabato, il giorno sacro in cui anche Dio si riposò. Non so quanto sia laico lo Stato ebraico, ma credo che il riposo settimanale sia una cosa molto importante per un ebreo. Se sto postando una serie di cazzate, fatemelo notare. Tuttavia, credo che le tradizioni di un popolo siano molto importanti qualsiasi cosa significhino e siano e il fatto che l’operazione Piombo Fuso sia iniziata proprio ieri delle motivazioni molto forti ci devono essere.Credo sarà molto interessante vedere domani mattina come apriranno i mercati delle materie prime e i mercati azionari.

Il Partito Democratico c’è.

Il Pd non è messo malissimo. Secondo una serie di sondaggi pubblicati su sondaggipoliticoelettorali, il sito web della Presidenza del Consiglio sul quale, per legge, vengono pubblicati tutti i sondaggi politico elettorali (ma và?) il partito di Weltroni, pur avendo perso sei punti percentuali rispetto alle elezioni, si conferma stabilmente come seconda forza politica del Paese dietro il Pdl che rimane stabile intorno ai livelli del 13 Aprile.

Tutto bene quindi? No: l’Italia dei Valori è più che raddoppiata, nelle preferenze degli italiani e questi sondaggi non fanno altro che mettere in evidenza quello che il tanto vtuperato italiano medio, oggetto di tante (troppe) critiche da parte dei militanti Pd sa. Di Pietro è sulla cresta dell’onda e vale il 9%, mentre il Pd si ferma al 26. Cresce la Rifondazione, intorno al 3%, mentre gli elettori vogliono che rimanga in piedi l’alleanza tra Pd e Idv.

La Sinistra potrebbe stare meglio, così come il governo, fermo al 50% negli indici di gradimento. La luna di miele non sarà finita ma, in generale, l’Esecutivo risulta sgradito alla metà degli Elettori che non sembrano, tra l’atro, molto colpiti dalla social card. I sondaggi sono stati pubblicati in questi giorni, rielaborandodati precedenti all’esplosione della questione morale.

Ad ogni modo, il Pd che sta perfezionando la sua struttura faticando non poco a rinnovarsi e a rinnovare esiste e bisognerà fare i conti con lui alle prossime Europee. Manca ancora qualcosa al complesso puzzle che è il Partito Democratico che sembra troppo interessato ad ascoltare se stesso, piuttosto che ad ascoltare il Paese. L’autoascolto è fondamentale. Ma io non credo che un partito debba essere una confraternita di mistici dediti alla meditazione. Serve azione, ascolto, rinnovamento (soprattutto) dei linguaggi. Un partito non è neanche una confraternita di secchioni. Avere tutti 30 sul libretto è ok, ma per questo non bisogna tirarsela troppo.

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Caro Babbo Natale,

quest’anno, non portarmi niente che tanto babbo non potrebbe pagarti, perchè è in Cassa Integrazione. La mi’ mamma fa il part-time e, per fortuna, il mutuo è finito, sennò non avremmo neanche la casa.

Sai cosa voglio? Io voglio che tu mi dia un po’ di cattiveria che ne ho bisogno. Sai, a scuola vado bene, e, quindi, mi prendono in giro. Poi, dopo che avrò finito la scuola tra un bel po’ mi piacerebbe trovare un lavoro e il mi’ babbo mi ha detto che sono gli stronzi quelli che ce la fanno meglio. Quindi, per favore, fammi essere cattivo. Non dico come maginbù che non so neanche come si scrive. Solo che vorrei avere abbastanza forza da ribellarmi ai soliti che sembrano fichi. Anche i professori li considerano fichi. E io? A me piace la scuola e faccio sempre copiare i compiti ai miei amici. Ma, a me, mi sembra che di amici non ne ho.

Eppoi, ora che mio babbo è in cassa integrazione, non mi chiedono neanche i compiti. Se solo potessi darmi un po’ di cattiveria, caro Babbo Natale, che mi serve. Sennò, come faccio a farmi strada nella vita?

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