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Archive for Gennaio 2009

Il mio piccolo franchise transmediale

Voglio creare anche io la mia Matrix, il mio Harry Potter, le mie Star Wars. Vorrei farlo partendo da un piccolo corto prodotto da alcuni miei amici. La cosa è abbastanza frustrante perchè, nonostante il corto sia la piccola scheggia di un piccolo mondo, io non credo di avere la forza di costruire un qualcosa che possa andare oltre il corto stesso per promuoverlo.

Il problema è che sto leggendo Culture Convergenti di Jenkins e mi sto gasando a duemila. Il problema è che mi mancano un sacco di cose. In primo luogo, si parla di soldi. Dove trovo i soldi per fare un franchise multimediale comprensivo di:

  1. Corto
  2. Romanzo collettivo su web (fan fiction)
  3. Graphic Novel
  4. Videogame
  5. Twitter
  6. Sequel
  7. Largo accesso alla moltitudine delle genti

Il problema non sarebbe Twitter. Volendo, neanche il romanzo collettivo. QUello che manca davvero è il punto 7. Hai voglia a Vimeo, Facebook, YouTube e altri strumenti. Come cazzo faccio a far conoscere questa cosa al grande pubblico? Il problema è notevole ed è il problema più grande che mi stia ponendo da quando studio Scienze della Comunicazion e questo la dice lunga sul mio stato di salute mentale.

Il successo delle grandi franchigie multimediali americane sta anche nel fatto che sfruttano i canali mainstream per eccellenza, cioè i grandi network nazionali, che sono dei marchi in quanto tali e, da soli, sono in grado di attirare l’attenzione di un numero di telespettatori paragonabile alla popolazione di un medio stato europeo in grado di garantire introiti pubblicitari che permettono di pensare in termini di serialità.

Jenkins ne parla fino ad un certo punto, ma il fandom di Matrix, quello che si compra i videogiochi, si guarda gli animatrix etc. è legato al fatto che la storia si dipani in bilico tra media diversi mettendo in evidenza come sia difficilissimo diventare fan del cinema d’autore che, per ora, sembra non voler seguire le logiche della serialità.

E il corto che i miei amici stanno producendo? Rimane lì, in attesa che trovi un “piano B” cercando di adeguare i mezzi agli obiettivi.  O_o

Hasta la victoria, siempre.

Sarnari non ha più a suo carico alcuna denuncia da parte di Mosaico Arredamenti, lo si legge sul blog di Camisani Calzolari

La vicenda aveva fatto un gran rumore su Internet e aveva scatenato le ire di molti blogger, compreso me, che hanno firmato una lettera di protesta contro il mobilificio marchigiano che, per una sciocchezza, aveva sguinzagliato i propri avvocati alle calcagna di Sarnari.

Non si sa se siamo stati noi blogger a vincere o i signori di Mosaico Arredamenti a non dare seguito alla querela, fatto sta che le blogosfera, per ora, è salva.

Schifezze in pista

Sapete che le Formula 1 di quest’anno fann schifo? Sì, sono brutte come la fame. Non pensavo si potessero costrure delle macchine…così. L’alettone posteriore è sproporzionato rispetto a quello anteriore. Va bene evitare sofiticazioni sulle fiancate, ma così abbiamo esagerato.

L’unicacosa che mi piace sono le prese d’aria laterali dell McLaren e quelle della Toyota. Ma, per il resto, non ho mai visto delle macchine da corsa così. Neanche quando, su Autosprint, fanno vedere i telai delle monoposto con motore di derivazione motociclstica (Formula Gloria&affini).

L’hanno fatto per lo spettacolo: queste macchine in scia non dovrebbro essere incontrollabili, anzi, per questo gli alettoni sono così. Forse.

E il Kers? quella è la parte divertente: ha costretto gli ingegneri a imparare il mestiere da capo ed è quasi inutile. Sarà divertente, comunque, vedere come si comportano queste cose in gara. Mancano un paio di mesi e lo sapremo. Forse…

Se il bullett non è per nulla magic: Beppe Grillo

Gennaio 11, 2009 Francesco Piccinelli 1 commento

Qualcuno considerava i media come una specie di cannone che, magicamente, colpiva gli ignari spettatori, trasformandoli in automi ipnotizzati che seguivano in maniera acritica quanto detto dalle istituzioni mediali. Questa teoria è stata di moda per tutta la prima metà del XX Secolo e ha inspirato molta arte del Secolo scorso. Ad esempio, in una certa misura, la Metropolis di Fritz Lang è questo, così come lo è, per certi aspetti, 1984. Il trucco, per chi stava dall’altra parte della TV, era quello di puntare le armi dove si doveva, sul punto debole dell’utente e lì colpire senza pietà. Questo ha permesso di spiegare, almeno in superficie, il successo di dittature come il Nazismo che, del controllo dei media aveva uno tra i suoi punti di forza.

Col progresso delle scienze sociali, si è comunciato a mettere in dubbio che le cose funzionassero proprio così. Uno tra i primi a rendersene conto, ad esempio, è Habermass che collega lo sviluppo della stampa alla presa di consapevolezza della borghesia del proprio ruolo e lì si ferma perchè Habermass ce l’ha a morte con la TV in quanto strumento di massa simile più ad pezzo di artiglieria che strumento di cultura. Siamo ancora nel settore magic bullett ma cominciamo a vedere le cose più chiaramente. Arriva McLuhan che, secondo Meyrowitz, assomiglia più ad un profeta che ad un sociologo e, poi, Meyrowitz stesso che comincia a mettere in evidenza una cosa fondamentale: i media permettono di mettere in comunicazione compartimenti stagni incomunicabili tra di loro e permettono di fare esperienze al di fuori del luogo spaziale dove queste avvengono realmente. Siamo nel 1983.

Nel 1995 arriva Thompson che ci dice che non solo i media ci fanno viaggiare nello spazio, ma anche nel tempo: se guardiamo su youtube un cartone animato amerciano degli anni ‘60 non solo non siamo più in Italia, ma siamo anche negli anni ‘60. Inoltre, Thompson mette in evidenza come differenti background culturali implichino differenti interpretazioni di quello che viene passato in TV: è diverso guardare il Dottor House se sono uno studente italiano di 21 anni, piuttosto che un Rabbino sefardita ultraottantenne, piuttosto che un sacerdote Cristiano Ortodosso bulgaro tra i 30 e i 40. L’interpretazione che ne do differisce radicalmente a seconda di chi sono. E, a seconda di chi sono, posso essere più o meno coinvolto da quello che passa in TV. In sostanza Thompson ci dice: occhio, quando guardiamo la TV a seconda del nostro ancoramento alla vita reale, possiamo rimanere più o meno ipnotizzati davanti alla televisione che non è un’arma, ma può essere una grande amica in grado di aiutarci nella nostra vita quotidiana.

Mi è capitato di discutere sulla Travaglio&Co. con un mio vecchio amico entusiasta di questa ditta. Ad un certo punto della discussione è venuto fuori che gli italiani sono ottenebrati da un sistema mediatico asservito al potere. Io, questa asserzione le leggo come un revival della teoria della Pallottola Magica: gli italiani sono delle tabulae rasae sulle quali bisogna scrivere un nuovo verbo contro il tiranno Berlusconi che possiede tutte le armi e che i cittadini non si rendono conto di quello che succede. La gente così viene vista come una specie di fantoccio che non si rende conto, ad esempio, di essere in difficoltà alla terza settimana. La gente se ne rende conto benissimo, tanto è vero che, alle ultime elezioni, ha premiato Berlusconi dopo un anno e mezzo di (ahimè) mediocre governo Prodi. Questa realtà sfugge alla Beppe Grillo Inc. che, scimmiottando un po’ Moore e un po’ i nerd come il tizio della fumetteria della Springfield dei Simpson cavalca l’onda dell’indignazione.

La campagna di Grillo è esplosa quando è partito il suo Blog dando un impulso decisivo all’Internet partecipativo in Italia. Questo Blog è diventato uno tra i più influenti del mondo, è stato per tanti mesi su Wikio il primo Blog in Italia. Tuttavia, manifesta uno tra i problemi che tutti noi blogger nel nostro Paese abbiamo: siamo ancora non molto capaci di ragionare in maniera cross-mediale. Il gruppo di Marco Travaglio è nato solo ora, esiste un fan-club di Beppe Grillo su facebook, ma sostenere un blog senza altro non è possibile e continuare a gestire una posizione di preminenza è impossibile soprattutto riproponendo le stesse cose e gli stessi contenuti. L’idea è che, comunque, basti scrivere quotidianamente e la gente, in qualche modo, seguirà. Così non ha funzionato, in quanto Grillo ha creato una nicchia sì solida, ma incapace di espandersi per tutta una serie di ragioni, ad esempio che le persone hanno molto da fare.

Beppe Grillo non se ne rende conto, ma ha messo in moto un meccanismo diverso rispetto a quello che voleva attivare: l’adesione nei confronti delle idee dell’ex comico segue più i meccanismo del fandom, piuttosto che quello della politica classica. E attivare meccanismi del genere in un contesto non spettacolare come la politica significa cercare sempre qualcosa contro cui sparare addosso come se la politica fosse un telefilm che i cittadini guardano in maniera passiva e acritica. Per questo, Beppe Grillo, che cercava di colpire la massa dove credeva la massa più debole, ha ingabbiato un gruppo di fan che, tra l’altro, sono disposti a consumare prodotti che vengono messi in circolo dall’oggetto di culto garantendo reddito: ecco chi finanzia Beppe Grillo.

Ci sarebbe molto da dire, ma pensare, alla luce di quello che abbiamo scritto fin qui che Grillo è il nuvo e che bisogna seguirlo, credo faccia bene a vedere, ad esempio, la promozioni di heros e, in generale, le modalità di partecipazione che, oltreoceano, stanno accompagnando i telefilm di più moderna concezione. Guardare quello e vedere le finalità con cui vengono portate avanti, confrontate con la sidebar di Beppegrillo.it ci fanno molto pensare sui reali obiettivi dell’ex comico genovese.

Il call center olandese

Ricorderò per sempre quella volta in cui telefonai al 187 in quanto il mio router si era bruciato e, una volta messo in contatto con un tecnico e spiegati i miei problemi, questo maledetto tecnico mi riattaccò in faccia.

Oggi, ho telfonato in Olanda per cambiare i riferimenti della mia carta di credito e pagare il mio abbonamento al Time. A parte qualche problemino con Skype, mi ha risposto una gentilissima  e simpaticissima (forse anche biondissima) ragazza con un inglese da fare invidia che mi ha risposto e mi ha pure RINGRAZIATO.

Va bene che l’universo dei call-center in Italia assomiglia più ad un girone dantesco che ad un ambiente di lavoro, ma sarebbe bello che, nonostante la bassa paga, i colleghi italici della olandese di cui sopra si comportassero un po’ più professionalmente.