Che figata, Linkiesta spacca su Facebook! (ma continua a chiederci soldi…)
Oggi, Linkiesta il sito un po’ snob che piace alla gente che piace ha rilanciato un bel pezzo di Prima Comunicazione che analizza la diffusione di contenuti dei giornali on-line italiani nei social network con lo scopo di certificare il successo del giovane portale d’informazione su Facebook e dintorni. Tutto Ok se, una volta aperto il pezzo, non mi fosse piombato sotto il naso un simpatico pop-up che mi chiedeva, sostanzialmente, soldi. Questo piccolo particolare ci spiega una cosa: i contenuti che girano sui social network non arricchiscono chi li produce, ma Zuckerberg e soci.
Al netto dei complimenti alla redazione de Linkiesta e a tutti i collaboratori, mi chiedo se il successo di un giornale cartaceo sia misuri dal numero di lettere che arrivano in redazione o dal numero di condivisioni, magari telefoniche o orali dei pezzi che ci sono scritti.Sicuramente il valore dell’interazione e del passaparola è stato elevato all’ennesima potenza da Internet e dai social network, ma da qui a dire che il successo di un sito vada misurato così ne passa.
Concludo il post ragionando un po’ di dati e di pubblicità. Premesso che anche i sassi sanno che l’advertising su Web non paga, mi chiedo che senso abbia far circolare i propri contenuti su Facebook se, poi, alla fine, i risultati di traffico ed economici sono quelli che sono? Secondo Alexa, ad esempio, in Italia in Tr di Repubblica è 8. Quello de Linkiesta è 415. Meditiamo, gente, meditiamo.



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