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Se i Giovani Democratici toscani diventano una corrente bersaniana

Settembre 22, 2009 Francesco Piccinelli 11 commenti

Un messaggio in codice…

Mentre mi preparavo a scrivere un altro post, mi sono ritrovato, nella mia casella facebook, questo documento mantatomi dalla mia amica Romina Zago:

Come Giovani Democratici Toscani stiamo preparando un appello a sostegno della candidatura di Bersani e Manciulli rispettivamente alla segreteria nazionale e regionale. Invito tutti coloro che vogliono aderire a prendere contatto con me, tramite fb oppure inviandomi una mail con NOME, COGNOME, COMUNE, ETA’ e RUOLO POLITICO E/O AMMINISTRATIVO (ovviamente se ricoperto) all’indirizzo rominazago@live.it entro domani.
Scrivendomi potrò mandarvi l’appello!
Estendete l’invito a quanti più! ;)

Grazie a tutti!
R.

Una volta letto, sono saltato sulla sedia chiedendomi cosa significasse questo piccolo messaggio. Ho riflettuto e ho capito che si tratta di un vero e proprio intervento  a gamba tesa sul dibattito che si sta sviluppando anche tra noi giovani del partito. I giovani della Toscana non stanno in blocco con Bersani e, se anche fosse, le mozioni stanno venendo votate ora e uscirsene con un appello in questo momento significa azzerare il dibattito interno e contribuire a trasformare il congresso, piuttosto che in una discussione politica, in un conteggio statistico per determinare il peso delle correnti. Questo è normale nei congressi, ma che un organismo che, poi, dovrà parlare anche per quelli che hanno votato le mozioni Franceschini e Marino perda la sua equidistanza e si comporti in maniera così goffamente centralista democratica dà un po’ fastidio.

Ma, nei partiti, funziona così

Un corno. Funzionava così nel PCI, nella DC o nella SPD. Non in un partito dove ci sono le primarie, intese come un momento in cui la società parla e il partito sta un passo indietro. Quello che non abbiamo capito di questo strumento è che non possiamo più permetterci di comportarci come se le primarie non esistano o non siano una parte di quella che diventerà la nostra cultura politica. Per ora non sappiamo come utilizzarle, ma sabotarle tentando di dettare la linea agli iscritti (e non solo) è da stupidi oltre che figlio di una mentalità contorta degna di delegati al Comintern o dei delegati dei congressi pluricorrentizi della DC degli anni ‘70. Sinceramente, speravo che saremmo andati un po’ più in là di così.

Sì, ma la cultura politica italiana è fatta così

E’ vero. Però non va più bene in un Paese dove quasi tutti hanno un titolo di istruzione superiore, i laureati sono in aumento e dove la politica non ha fatto molto per legittimarsi da venti anni a questa parte. Da Tangentopoli, allo scandalo Tarantini, non è, poi, così strano che gli alti livelli di partecipazione elettorale scendano consultazione dopo consultazione. E’ inutile guardare all’individualismo (quale?) presente nella società e scordarci che se le persone si chiudono in loro stesse, forse, è un problema di chi le ha prese in giro facendo finta di ascoltarle. E’, in fondo, in questa parte di società che fenomeni da baraccone come Beppe Grillo hanno trovato il loro humus. Ora la politica si lamenta di un cancro che ha alimentato lei stessa dando risposte vecchie a problemi nuovi. Come si organizza un partito? Siamo sicuri che il modello SPD sia ancora il più valido?

Perchè, se sei così polemico non hai ancora riconsegnato la tessera?

Perchè credo in questo progetto, credo nella sua idea di partito che si occupa dei più deboli dando loro non solo voce, ma, soprattutto, soluzioni che si ispirino ad una visione di società dove tutti devono avere la possibilità di realizzarsi e dove ognuno deve avere la certezza che non sarà mai lasciato solo. Questa idea, in fondo molto semplice, ha bisogno di essere tradotta in partito in un momento storico dove la forma-partito in quanto tale a causa di molti fattori (ivi compresa la mediatizzazione della sfera pubblica) è messa a dura prova. Per questo, le forme di centralismo democratico proposte dalla mia amica Romina Zago devono essere combattute ed emarginate dal partito. Soprattutto se vengono dalla classe dirigente di domani. Un domani che, purtroppo, sembra non arrivare mai.

La nostra non guerra in Afghanistan

Ringraziamo i Talebani almeno per una cosa: ci stanno mettendo davanti al fallimento della politica estera e di difesa italiana degli ultimi dieci anni toccando implacabilmente i nervi scoperti di una nazione oramai refrattaria alla guerra e assuefatta alla retorica degli italiani, brava gente.

Cosa dovremmo fare a Kabul ed Herat?

Tecnicamente, la guerra. In teoria,  dovremmo combattere una guerra contro un nemico invisibile e che prende gli ordini non tanto da Bin Laden, quanto da, udite udite, da Dio in persona che ha dettato a Maometto il Corano. Questo significa che dovremmo combattere contro truppe molto motivate e disposte a tutto per servire la Causa fregandocene di amenità come la costruzione della democrazia. Questo è il vero problema che devono affrontare i comandanti sul campo. Le tecniche antiguerriglia sono, oramai,  abbastanza sofisticate. Come entrare nella testa dei Talebani, è un problema che impiegherà sociologi, psicologi e quadri militari per molti anni prima di essere risolto.

Cosa facciamo davvero?

Niente, visto che i nostri soldati operano sotto il Codice Penale Militare di Pace e hanno regole d’ingaggio molto restrittive che dovrebbero servire a rendere costituzionalmente accettabile la missione. In realtà la Costituzione non c’entra dato che quella in Afghanistan è una guerra difensiva. Il vero punto è che le munizioni costano e non possiamo permettercele e che l’ultima guerra che abbiamo combattuto, la Seconda Guerra Mondiale, è un ricordo talmente triste che è difficilissmo, per un politico, sostenere che non siamo operatori di pace, ma parte di una forza d’invasione che è lì a causa di un paio di grattacieli di New York abbattuti da due aerei un 11 Settembre di qualche anno fa. Il che significa che i politici italiani devono giocare due partite a scacchi su due tevoli separati: dimostrare alle cancellerie di mezzo mondo che siamo dei partner militari affidabili, mentre si tenta di tenere buona l’opinione pubblica  prendendola sostanzialmente in giro sulla natura della missione.

Allora?

Il problema autentico è: perchè continuiamo a contribuire alle missioni all’estero? Questo è uno tra i più grandi misteri della storia d’Italia. Una tra le possibili risposte è ottenere un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza ONU, il Club delle cinque potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale e, secondo il Trattato di Non Proliferazione, uniche potenze nuclari legittime. Da ricordare che del Club fanno parte 4 Paesi del G8, mentre il quinto, la Cina, si sta trasformando nella superpotenza del XXI Secolo. Questa, non è una risposta peregrina visto che la nostra missione UNIFIL, in Libano (2006) era nata sotto quest’auspicio. Un’altra possibile risposta è trovare il compiacimento dei nostri alleati della NATO. Compiacimento che si traduce nelle inutili note di cordoglio che da Bruxelles arrivano ogni volta che muore un nostro soldato.

Problemi connessi

Lo sforzo fatto per trovare queste risposte è stato immane. Ma esiste un problema nel rapporto con la guerra e con la NATO che è difficile da districare e ha a che fare con le nostre linee guida in termini di politica estera che sono un pastrocchio scritto sotto dettatura da Washington e il quartier generale della Gazprom. Questo andamento contraddittorio provoca una grande schizofrenia nelle nostre relazioni internazionali tali che è difficile capire che linea abbiamo sui grandi temi e come intendiamo attuarle. Di sicuro, mandare a morire i nostri soldati senza un perchè.

La pagheremo, un giorno

A parte che a Geddafi non affiderei neanche i miei calzini sporchi da lavare, cosa gli affidiamo cosa 227 persone che hanno attraversato il deserto a piedi etc. etc.? Maroni ha già detto che non è un problema nostro. Opinione rispettabilissima, ma cazzo, se lo è un problema nostro.

A me piacciono poco le dissertazioni sui massimi sistemi, ma provo a porla in questi termini. La Lega Nord ha dei problemi con gli immigrati e non è la sola. Molti italiani hanno paura di essere invasi dai musulmani che rischiano di mettere a rischio le radici cristiane del nostro paese. Quindi, per difenderci, dobbiamo alzare delle mura più alte possibile e trasformare le nostre coste in un sistema  blindiato. Dal momento che è dall’Africa che vengono questi terroristi, allora dobbiamo impedire loro di entrare. Il mio problema è se deportare persone soccorse in mare in Libia sia il metodo giusto per contrastare questa maledetta invasione.

Io credo di no. Se ai signori di Al Qaeda verrà, un giorno, voglia di colpire anche da noi, forse, un buon motivo risiede nel fatto che la politica italiana nei confronti dell’immigrazione è un fiasco colossale. Com’è possibile che ci siano persone che devono girare il mondo con una ricevuta delle Poste o poco più per andare a casa, prendere i documenti che sono arrivati dall’Italia, portarli all’Ambasciata d’Italia e ritornare? Ha un senso tutto questo?

Quando gli immigrati (che tengono in piedi la nostra economia e il nostro saldo demografico) si incazzeranno e ce la faranno pagare? La stessa cosa accadrà con le persone che stiamo cominciando a mandare sotto il nostro amico Geddafi che inagurò la stagione degli sbarchi di Lampedusa, è bene ricordarlo, con un missile Scud sgonfio che atterò  sull’isoletta siciliana qualche decennio fa.  Vorrei sapere se, nella nostra ex (ma poi mica tanto) colonia i diritti umani sono tutelati come in Italia. Non possiamo far finta di nulla in quanto siamo noi a consegnare all’ex paria della Comunità internazionale questi sfortunati tra i quali anche donne in stato interessanti, dice l’Ansa.

Io non ho la bacchetta magica per risolvere i problemi dell’immigrazione del nostro Paese. Mi limito a considerare che in Germania, dove fino a 60anni fa gli ebrei venivano gassati e cremati, oggi i turchi, musulmani e magari fan di Erdogan, fanno i protagonisti delle fiction (Semir Gerkahn di Squadra Speciale Cobra 11 è turco) mentre da noi fanno fatica ad essere trattati come esseri umani. E’ questione di tempo, e questi ci porteranno il conto.

Il mio stato d’animo.

Relax…

Breaking News From Massa Marittima

Non lo sopporto. Non sopporto l’idea che qualcuno possa alzarsi la mattina e farsi il Partito su misura. E, invece, a Massa Marittima spunta una simpaticissima lista civica il cui sport preferito è quello di lamentarsi di tutto. Soltanto che, invece di incanalare le domande in un partito, un signore, un architetto, si è fatto un partito su misura coinvolgendo diversi giovani e diversi personaggi figli, magari, di esponenti politici non più alla ribalta della politica locale.

Una delle cose che mi fa uscire dalla grazia di Dio, ad esempio,è la lamentela per lo stendardo accorciato. Cosa vi lamentate? Nel documento è scritto che l’autorizzazione può essere modificata in qualsiasi momento qualora intervengano problemi di interesse pubblico. Delegittimare chi decide cosa sia di interesse pubblico, non è una cosa seria. Comunque, la clausa la trovate al punto tre, subito prima dei timbri, dice esattamente questo. Messaggio ai naviganti, non pubblicate documenti, potrebbero essere usati contri di voi. E, poi, se proprio non vi va giù la decisione della Polizia Municipale, fate ricorso al TAR.

Un’altra è che questi signori non abbiano la minima idea di quale sia il futuro della nostra città. Queste persone continuano a piccarsi su faccende che non sono il problema di Massa. Non saranno loro, neanche nella malaugurata ipotesi che governino, a garantirci un futuro, pensando a quanto costa il Palazzo dell’Abbondanza. Perhcè? Quando ci saranno loro lo abbatteranno? D’accordo che non è questa un’obiezione di enorme rilievo politica. Ma, la cosa che mi colpisce è che, nonostante l’idea del Magrone abbia senso, i signori dell’Abbondanza hanno da lamentarsi anche di questo. Va bene, fanno il loro mestiere di opposizione, ma la cosa che mi fa incazzare è che per loro l’unica cosa buona è la paralisi. Governate voi, rimaniamo congelati alla situazione di oggi.

Non mi piace fare la retoria della critica costruttiva. Tuttavia, quello che mi piace è che ci si scazzotti su cose vere e su probemi che sono veri. Sfido chiunque, per tornare alla pietra dello scandalo, che le Fonti dell’Abbondanza non erano da risanare. Possiamo scazzotarci quanto vogliamo sull’uso del cortain o come diavolo si chiama. Però su un punto dobbiamo essere d’accordo, cioè che qualcosa, lì, andava fatto.

Altro punto che mi piacerebbe chiedermi è chi li finanzi. Se hanno coraggio, dovrebbero farlo vedere. Probabilmente sono ignorante io a non sapere dove andare a cercare queste informazioni, ma da dove prendano i soldi per farsi propaganda, questo è un altro dubbio da chiarire. E, comunque,’ chiaro che esiste un collegamento tra loro e il centrodestra che, forse, non ha voglia di sporcarsi le mani qui, mandando avanti qualcuno per loro.

Per evitare polemiche, questa è la mia opinione personale. Nonostante abbia la tessera del Pd, questi sono miei pensieri liberamente espressi e chi mi conosce per davvero sa che è così. Punto, a capo.