Se i Giovani Democratici toscani diventano una corrente bersaniana
Un messaggio in codice…
Mentre mi preparavo a scrivere un altro post, mi sono ritrovato, nella mia casella facebook, questo documento mantatomi dalla mia amica Romina Zago:
Come Giovani Democratici Toscani stiamo preparando un appello a sostegno della candidatura di Bersani e Manciulli rispettivamente alla segreteria nazionale e regionale. Invito tutti coloro che vogliono aderire a prendere contatto con me, tramite fb oppure inviandomi una mail con NOME, COGNOME, COMUNE, ETA’ e RUOLO POLITICO E/O AMMINISTRATIVO (ovviamente se ricoperto) all’indirizzo rominazago@live.it entro domani.
Scrivendomi potrò mandarvi l’appello!
Estendete l’invito a quanti più!
Grazie a tutti!
R.
Una volta letto, sono saltato sulla sedia chiedendomi cosa significasse questo piccolo messaggio. Ho riflettuto e ho capito che si tratta di un vero e proprio intervento a gamba tesa sul dibattito che si sta sviluppando anche tra noi giovani del partito. I giovani della Toscana non stanno in blocco con Bersani e, se anche fosse, le mozioni stanno venendo votate ora e uscirsene con un appello in questo momento significa azzerare il dibattito interno e contribuire a trasformare il congresso, piuttosto che in una discussione politica, in un conteggio statistico per determinare il peso delle correnti. Questo è normale nei congressi, ma che un organismo che, poi, dovrà parlare anche per quelli che hanno votato le mozioni Franceschini e Marino perda la sua equidistanza e si comporti in maniera così goffamente centralista democratica dà un po’ fastidio.
Ma, nei partiti, funziona così
Un corno. Funzionava così nel PCI, nella DC o nella SPD. Non in un partito dove ci sono le primarie, intese come un momento in cui la società parla e il partito sta un passo indietro. Quello che non abbiamo capito di questo strumento è che non possiamo più permetterci di comportarci come se le primarie non esistano o non siano una parte di quella che diventerà la nostra cultura politica. Per ora non sappiamo come utilizzarle, ma sabotarle tentando di dettare la linea agli iscritti (e non solo) è da stupidi oltre che figlio di una mentalità contorta degna di delegati al Comintern o dei delegati dei congressi pluricorrentizi della DC degli anni ‘70. Sinceramente, speravo che saremmo andati un po’ più in là di così.
Sì, ma la cultura politica italiana è fatta così
E’ vero. Però non va più bene in un Paese dove quasi tutti hanno un titolo di istruzione superiore, i laureati sono in aumento e dove la politica non ha fatto molto per legittimarsi da venti anni a questa parte. Da Tangentopoli, allo scandalo Tarantini, non è, poi, così strano che gli alti livelli di partecipazione elettorale scendano consultazione dopo consultazione. E’ inutile guardare all’individualismo (quale?) presente nella società e scordarci che se le persone si chiudono in loro stesse, forse, è un problema di chi le ha prese in giro facendo finta di ascoltarle. E’, in fondo, in questa parte di società che fenomeni da baraccone come Beppe Grillo hanno trovato il loro humus. Ora la politica si lamenta di un cancro che ha alimentato lei stessa dando risposte vecchie a problemi nuovi. Come si organizza un partito? Siamo sicuri che il modello SPD sia ancora il più valido?
Perchè, se sei così polemico non hai ancora riconsegnato la tessera?
Perchè credo in questo progetto, credo nella sua idea di partito che si occupa dei più deboli dando loro non solo voce, ma, soprattutto, soluzioni che si ispirino ad una visione di società dove tutti devono avere la possibilità di realizzarsi e dove ognuno deve avere la certezza che non sarà mai lasciato solo. Questa idea, in fondo molto semplice, ha bisogno di essere tradotta in partito in un momento storico dove la forma-partito in quanto tale a causa di molti fattori (ivi compresa la mediatizzazione della sfera pubblica) è messa a dura prova. Per questo, le forme di centralismo democratico proposte dalla mia amica Romina Zago devono essere combattute ed emarginate dal partito. Soprattutto se vengono dalla classe dirigente di domani. Un domani che, purtroppo, sembra non arrivare mai.
