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Articoli taggati ‘arte’

Il XIX secolo e il fallimento del XX. Come uscirne.

Mi viene spesso da riflettre sull’eredità, il peccato originale che ha lasciato il XIX secolo sul XX. In particolare, la cosa che mi intriga di più è il ruolo che nell’ottocento ha la dialettica tra essere. Tutto nasce quanto Kant scopre che dietro il fenomeno, la manifestazione, di una cosa, si nasconde un intelleggibile noumeno. I suoi discepoli, Hegel in testa, sostituiscono i termini con essere e non essere e cominciano ad interrogarsi su come funziona questa dialettica. Chi la domina, è quello che è in linea con lo spirito del mondo. L’individuo cosmico-storico Arriva Nietzche e ci dice che non è tanto tra essere e non-essere, quanto un discorso tra apollineo e dionisaco. La sostanza – stiamo utilizzando un criterium tanto al chilo – è questa. Nietzche, tra l’altro, impazzisce e si inventa il Super-uomo.

Le tracce di questa visione del mondo tra realtà tra loro incompatibile e di un uomo forte che le trascenda incarnando una realtà quasi metafisica le troviamo un po’ dovunque tra XIX e XX secolo. Andiamole a vedere.

Beethoven:

1. L’Eroica non l’ho scritta io per Napoleone

2. La forma sonata, in particolare quella tripartita, che nel XVIII Secolo serviva a dare una regola razionale alla musica, nel XIX diventa una rappresentazione del processo sintesi-antitesi-sintesi tipico dell’hegelismo.

3. Il primo movimento della Nona. Quello dove sembra che gli archi accordino, è, in fondo, una rappresentazione della dialettica essere/non-essere. Ascoltare per credere.

Clausevitz

Il Genio guerriero e la dinamica degli attriti descritti nel libro I del Della Guerra ci dicono proprio questo. Ci sono degli individui che sono in grado di incarnare lo spirito del mondo e degli attriti, dei problemi, che ostacolano lo sviluppo del genio guerriero. Ma, soprattutto, cosa c’è di più dialettico della battaglia finale di annientamento? E’ hegeliano tutto ciò? No, semplicemente ottocentesco.

Marx

L’individuo cosmico-storico di Marx è il proletariato. L’allievo di Hegel impara dal maestro la dialettica servo-padrone e si dice che l’individuo cosmico-storico non è scritto da nessuna parte che sia una personsa sola. Infatti, Marx ragiona per classi avendo capito e tematizzato che l’Ottocento è il secolo delle masse e dei movimenti di Popolo. Trivia: quando è stato scritto il Manifesto del Partito Comunista?

L’atteggiamento di cui si sono fatti fenomeno questi tre personaggi è quello che ha trasformato in un grande macello a cielo aperto l’Europa del XX secolo. L’esempio più lampante è la Prima guerra Mondiale. Pensando di combattere come si erano combatture le guerre napoleoniche, i generali europei continuavano con la stessa linea di pensiero tentando di dare la spallata finale al nemico in un uno scontro definitivo. Sappiamo come è andata a finire.

Ma, al di là della guerra, è nel XIX Secolo che nascono le ideologie che hanno diviso il mondo. Lo Spirito tende da una parte e un individuo cosmico-storico lo incarna e lo traduce in realtà. Questo è quello che è successo in Italia, Germania e Russia, per rimanere in Europa ed è il cuore della Seconda guerra Mondiale. Hitler, Mussolini, l’Armata Rossa sono stati gli interpreti di un modo di pensare che ha nella dialettica essere/non-essere, vero assoluto/falso assoluto la sua radice primaria. Dal momento che non esiste intermediazione possibile, ecco che gli oppositori vanno tolti di mezzo, le razze ostili ugualmente e rimangano soltanto coloro che incarna lo spirito del mondo. Questo insieme di atteggiamenti teorici è uscito sconfitto dal Ventesimo secolo. Mentre, fino agli anni ‘70- ‘80, le Destre e le Sinistre avevano delle prove che i rispettivi regimi fossero possibili, oggi no. Quelli che hanno vinto lo scontro sono stati i bersagli preferiti tanto dell’ortodossia marxista quanto del fascismo più intransigente: la democrazia liberale.

E adesso?

Adesso, con tanti esponenti politici che sognano un ritorno alle ideologie, il problema è tentare di dare un senso all’esistenza, tra l’altro, dei partiti. Sartori li definisce come libere organizzazioni che servono a vincere le elezioni mettendo insieme gli interessi della società. Oggi, quello che servirebbe davvero, non è tanto un disegno da imporre alla società, quanto un’organizzazione politica che interagisca con essa e trovi il modo di ascoltarla all’interno di un disego complessivo che non abbia orizzonti millenaristici, ma, più semplicemente, metta al centro l’individuo e la sua necessità di versi riconosciuto come un anello importante, non soltanto dell’organizzazione, ma, soprattutto, del dibattito. Chiunque voglia fare politica oggi, non può prescindere da questo.

Il mio stato d’animo.

Relax…

Baricco, grazie di esistere!

Non so se avete letto della querelle che coinvolge Baricco e mezzo mondo della cultura italiana, ma a me fa sorridere che appena si parla di aprire ai privati, apriti cielo.
Se uno, in Italia, vuole fare soldi con la propria arte viene preso per scemo, pazzo o puttana. La verità è che i tre o quattro intellettuali di un certo peso che abbiamo non hanno capito che lo Stato non è una mucca da cui succhiare finanziamenti e che continuare a dare soldi a teatri, enti lirici e festival come facciamo ora è quasi accanimento terapeutico.
Perchè l’idea di Baricco di creare un mercato formandone gli utenti a partire dalle scuole è così invisa al mondo pseudointellettuale italiano? Forse, perchè la metà degli artisti italiani produce merda che ha bisogno dell’ignoranza per essere apprezzata

E chi se ne sbatte delle reazioni

Ottobre 18, 2008 Francesco Piccinelli 2 commenti

Sto guardando Scalo76 dove ho assistito ad un monumentale Oliviero Toscani che ha mandato al diavolo uno studio infignato per la sua foto in cui ritrae nuda una ragazza anoressica. Premesso che la cultura occidentale è permeata di rapprentazioni macabre, dalle Danze Macabre rinvenute su alcune stoviglie di Pompei al ciclo di affreschi attribuiti al Maestro della Morte del Cimitero monumentale di Pisa passando per i filmati dei Lager nazisti, le fotografie di Robert Capa senza dimenticare Pier Paolo Pasolini in Salò e i sette giorni di Sodoma e mai smettendo di inqueitarsi per Cannibal Holocaust. Cosa c’entrano la coprofagia con la morte e e il caninibalismo e la morte con l’anoressia? Poco, se guardiamo le cose da un punto di vista superficiale, molto se riflettiamo guardando come queste rappresentazioni vengono smerciate nella nostra società, una società che delega la riflessione su fenomeni come la morte, malattie della psiche umana e altre cose a sistemi esperti come possono essere la Chiesa o le associazioni di volontariato. Superare questo muro e tornare a vedere tutti i fenomeni dell’essere umano senza pudore (ipocrisia) alcuno può permettere di rifletteredi più sulle manifestazioni della sua natura. Delegando la riflessione a sistemi esperti noi tendiamo a prendere per buono quello che questi sistemi partoriscono senza criticare. La riflessione generalizzata imposta da una campagna come quella di Toscani obbliga tutti a prendere atto di quello che l’anoressia insime alla bulimia è in concreto, servendosi di un esempio tangibile. Di quanto sia difficile parlare serenamente di questi temi, basta farsi un giro su internet dove molte ragazze con disturbi alimentari interagiscono creano reti nelle quali è difficilissimo penetrare e che servono ad eludere le terapie a cui sono sottoposte. Chi frequenta la blogosgera un poco sa di cosa sto parlando. E, a parte l’indifferenza di chi gestisce le piattaforme, la cosa non sembra essere vista come un problema. Ora, con l’opera poco politically correct di Toscani possiamo avere una idea molto più definita degli incubi che sono i disturbi alimentari. Pazienza se ci disturbano: la realtà non è scomoda e non possiamo ritagliarcene una su misura e se l’arte serve a qualcosa ha proprio lo scopo di darci una visione diversa del mondo permettendoci il lusso di provere senimenti e di indagare nel nostro irrazionale in modo da migliorarci. E chi se ne frega se quello che vediamo non è esattamente bello.