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Le sick girl ci conquisteranno?

Sickgirl sul photoset

Sickgirl sul photoset

Questo strano fenomeno del quale trovate notizie migliori se pur disturbanti qui. La cosa divertente è che un mito degli anni ‘50 ritorna in Italia sotto-forma di subcultura giovanile della quale io, dall’altro dei miei 22 anni, non so un bel nulla.

Nel loro italico riferimento web temporaneo, queste spaghetti-pinup mettono in evidenza comparsate con Mollica, a Scalo 76 e, da oggi, su questo blog. La cosa è divertente perchè vedere delle pin-up catalogate come alternative, bizarre fetish etc. fa un po’ stranoiì se non altro prechè sembrano categorie uscite da un sito porno, ma di quelli un po’ fortini da cui stare alla larga sperando che i loro utenti non siano i nostri vicini di casa.

Di sicuro, però, queste foto hanno un certo grado di erotismo essendo, tra l’altro piuttosto esotiche: è sicuramente difficile immaginare nella ragazza alternativa che ho visto uscire dal liceo che c’è sotto casa una pin-up. Però, evodentemente, mi sbaglio. Meglio così.

Lidia Bai ha vinto, cosa ha sbagliato Massa Comune.

Massa comune ha fallito: Massa Democratica avanti con oltre il 50% dei voti, la lista di Mazzocco si è attestata intorno al 26%, mentre il 22% è toccato a Favilli. Questo il dato in numeri.In attesa delle dichiarazioni di Mazzocco, Tassoni e tutti gli altri, mi domando che senso abbia avuto, da parte di Massa Comune, affidare il grosso della campagna elettorale a Gabriele Galeotti che potrà essere bravo quanto Renzo Piano come architetto, ma di un paio di lezioni di comunicazione politica avrebbe un gran bisogno.

La strategia comunicativa della Lista Civica ha utilizzato quattro piattaforme: il sito ufficiale (massacomune.it),la pagina facebook,  il sito del Galeotti (palazzodellabbondanza.it) e il forum ad esso collegato.L’oggetto che voglio analizzare per primo è il forum. Cliccando qui e scorrendo la pagina verso il basso, si nota come nell’ultimo periodo, quello decisivo della campagna elettorale, il forum sia morto: un argomento ogni settimana, con scarse risposte e una egemonia dei messaggi da parte del consigliere Ovi. Sarebbe stato meglio, dal loro punto di vista, chiudere baracca e, almeno, avrebbero evitato di  dimostrare di avere pochi argomenti a disposizione. Stessa cosa vale per la pagina Facebook: qualche proclama di Alessandro Tassoni e poco più.

Inoltre, se andiamo a vedere quello che è successo su massacomune.it e palazzodellabbondanza.it (o gabrielegaleotti.com) vediamo come, da una parte, la Lista Civica si è servita della propria pagina ufficiale quasi solo per i comunicati stampa mentre, come detto, il grosso della comunicazione dentro-fuori passava attraverso il sito (non è un blog) dell’architetto. Nessuno, da lui, si è mai dissociato (peccato) mentre Galeotti continuava a perseguire una strategia che, a lungo andare, si è rivelata quantomeno poco saggia esemplificabile con gli interventi intitolati Il nuovo che avanza.Galeotti ha trovato dei video su youtube e li ha linkati sul suo sito (solo dopo una settimana è riuscito a capire come embeddarli, ma questa è un’altra storia) attaccando quelli che, a lui, sembravano i bersagli più facili. Si tratta di me, Alberto Nieri ma, soprattutto, Flavio Zazzeri. Che poi il video di Flavio sia un mio errore, mea culpa/mea culpa/mea maxima culpa/, però la strategia di attaccare quello che all’apparenza è il più debole si è rivelata primitiva, rozza e controproducente. In sostanza, Flavio non ha mai avuto tanta visibilità in vita sua. E’ stato come mettere la sua faccia sulla facciata del Duomo costringendo tutti, quantomeno, a non ignorarlo. Senza, poi, considerare che questo incidente ha, in qualche misura, compattato il partito intorno a Zazzeri. A proposito,  in attesa dei riusltati di Valpiana, sembra che Flavietto sia passato. Galeotti, grazie di esistere.

Ma non si tratta solo di questo: la Lista Civica ha un peccato originale ingombrante che è il gruppo Adriano Sindaco su Facebook che non esiste più, ma non è che abbia influito positivamente sulla reputazione di quello che Galeotti ha fatto o su quello che nasceva sui suoi siti internet. Massa Comune ha perso anche per questo. Come ha perso sbagliando gli strumenti che avrebbero dovuto permetterle di capire cosa stava succedendo davvero a Massa. Ricordate il famoso sondaggio che dava Massa Comune vincitrice? Al di là della scelta del campione che rappresentativo è rappresentativo, non sono indicati nè la metodologia, nè i committenti, nè è stato inviato a sondaggipolitocoelettorali.it come da legge, essendo stato pubblicato. Questo testimonia come anche fare domande al telefono per un sondaggio politico non sia una cosa banale: gli intervistatori di questi sondaggi, quelli veri, minimo, sono laureati in Sociologia. Ma non si tratta solo di questo. Quando Galeotti sbandiera i risultati del proprio sito, cosa sbandiera? Il niente. Personalmente, quando ho un picco di contatti mi preoccupo in quanto so già che il 60% di questi non è amichevole nei confronti dei miei contenuti. E questa non un’idea così peregrina se consideriamo che Hall divide la lettura dei media in preferita, negoziata o anagonista. Spesso, io leggo il sito dell’abbondanza proprio in maniera antagonista. Se, come me, on-line ci sono i dipendenti della Comunità Montana e qualche decina di massetano, si fa presto a misurare il consenso che  Galeotti è riuscito a catalizzare.

In conclusione, il vero errore di Mazzocco&Co. è stato quello di lasciare tutto in mano a Galeotti (o mandarlo avanti?) limitandosi al minimo sindacale per quanto riguarda le attività extra-internet (volantini e tutto il resto). Preziosa lezione, se vogliono vincere alle prossime elezioni. Non ho parlato del programma. Francamente, mi sembrava di sparare sulla Croce Rossa.

A cosa serve un URP?

L’Ufficio Relazioni con il Pubblico serve a comunicare con il cittadino e a gestire le informazioni all’interno delle struttire della Pubblica Amministrazione. In altre parole, è un ufficio di protocollo potenziato che, nelle sue applicazioni migliori, permette al cittadino di completare tutti gli adempimenti a lui necessari mentre, nel back-office, si occupa di gestire le comunicazioni interne all’ente diventando il cuore dell’amministrazione. In altre parole, se l’Ufficio Tecnico deve interagire con l’Anagrafe, questa interazione passa attraverso l’URP che, così, diventa la CPU dela PA. Non è detto che tutte le informazioni debbano essere lette e formattate all’interno dell’URP stesso, ma è in questo ufficio che hanno, ad esempio, sede i server che gestiscono la posta elettronica e le attività informatiche dell’Amministrazione.

Dopo questa pallosissima introduzione, la mia domanda è:

può questo modello organizzativo funzionare in un piccolo Comune?

Credo proprio di no e  il mio scetticismo deriva da tre punti:

  • Costi

Un URP, anche se composto da una persona costa. Addirittura, la Direttiva Frattini del 2003 consiglia di destinare il 2% del bilancio, non considerando i costi per un eventuale concorso o di formazione del personale, in caso si decida di riciclare l’attuale Uffico Protocollo in URP. Va bene che a Massa Marittima la proposta è quella di trasferire in blocco quello della Comunità Montana in Comune. Tuttavia, questa operazione rischia di costare anche indirettamente in quanto l’URP di Piazza Dante è nato da una partnership tra i vari comuni della Comunità Montana. Vale davvero la pena disperdere questo patrimonio?

  • Necessità

Massa Marittima è un comune di 9000 abitanti con un’amministrazione tutto sommato piccola. Trasformare l’URP nel cuore pulsante degli uffici comunali è un po’ surreale. Qual è il problema nello spostarsi tra Anagrafe, Ufficio Tecnico etc. ? L’URP può funzionare come centro relazionale quando siamo in presenza di grandi comuni che hanno strutture amministrative molto complesse e ramificate sul territorio dove è assolutamente necessaria una struttura di coordinamento nei confronti tanto del cittadino quanto delle amministrazioni stesse. Non è un caso che gli URP siano stati sperimentati, all’inizio degli anni ‘90, in grandi amministrazioni. e non è un caso che questo ufficio sia nato presso la Comunità Montana, ente che riunisce 6 comuni nelle Colline Metallifere. Sicuramente l’URP dell’ente presieduto da Zago si può migliorare, ma, sulla sua utilità in un piccolo comune in quanto tale, mantengo le mie perplessità.

  • Chiarezza di idee

L’ufficio che ho descritto in introduzione è l’URP che ogni amministrazione sogna. Il problema è che, spesso, si tratta proprio di un sogno. Dove non si ha la più pallida idea di cosa sia e a cosa serva l’URP, questo è destinato a fallire. Se l’Ufficio Relazioni con il Pubblico deve diventare un ufficio i cui membri inseguono i cittadini per raccontargli le cose belle che fa il Comune, sbagliamo di grosso. La Legge 241/90 serve proprio a garantire ai cittadini l’accesso agli atti amministrativi. Se questi non hanno interesse a farlo, non è un problema dell’amministrazione. Tuttavia, l’equivoco vero, qui, sembra essere un altro. La trasparenza non è una cosa che si realizza con l’URP. Si realizza dove stampa e opposizione fanno il loro mestiere di cane da guardia nei confronti di chi detiene il potere. Con un esempio, se l’opposizione e la stampa si fossero date una svegliata fi da subito, a Massa Marittima, probabilmente, la faccenda del Palazzo dell’Abbondanza poteva essere gestita attraverso un percorso condiviso. In generale, quello che credo, è che la Lista Civica nel tentativo di trasformare il Comune in una casa di vetro, costruisca strutture che trasparenti non sono affatto. Non lo è quella del Bilancio Partecipato, come non lo è un URP concepito, soprattutto, come uno sportello unico.

In definitiva, l’URP in un comune come Massa Marittima è pressocchè inutile. Per questo, invece di filosofeggiare, credo che la nostra città abbia bisogno di scelte vere, non di slogan.

Il XIX secolo e il fallimento del XX. Come uscirne.

Mi viene spesso da riflettre sull’eredità, il peccato originale che ha lasciato il XIX secolo sul XX. In particolare, la cosa che mi intriga di più è il ruolo che nell’ottocento ha la dialettica tra essere. Tutto nasce quanto Kant scopre che dietro il fenomeno, la manifestazione, di una cosa, si nasconde un intelleggibile noumeno. I suoi discepoli, Hegel in testa, sostituiscono i termini con essere e non essere e cominciano ad interrogarsi su come funziona questa dialettica. Chi la domina, è quello che è in linea con lo spirito del mondo. L’individuo cosmico-storico Arriva Nietzche e ci dice che non è tanto tra essere e non-essere, quanto un discorso tra apollineo e dionisaco. La sostanza – stiamo utilizzando un criterium tanto al chilo – è questa. Nietzche, tra l’altro, impazzisce e si inventa il Super-uomo.

Le tracce di questa visione del mondo tra realtà tra loro incompatibile e di un uomo forte che le trascenda incarnando una realtà quasi metafisica le troviamo un po’ dovunque tra XIX e XX secolo. Andiamole a vedere.

Beethoven:

1. L’Eroica non l’ho scritta io per Napoleone

2. La forma sonata, in particolare quella tripartita, che nel XVIII Secolo serviva a dare una regola razionale alla musica, nel XIX diventa una rappresentazione del processo sintesi-antitesi-sintesi tipico dell’hegelismo.

3. Il primo movimento della Nona. Quello dove sembra che gli archi accordino, è, in fondo, una rappresentazione della dialettica essere/non-essere. Ascoltare per credere.

Clausevitz

Il Genio guerriero e la dinamica degli attriti descritti nel libro I del Della Guerra ci dicono proprio questo. Ci sono degli individui che sono in grado di incarnare lo spirito del mondo e degli attriti, dei problemi, che ostacolano lo sviluppo del genio guerriero. Ma, soprattutto, cosa c’è di più dialettico della battaglia finale di annientamento? E’ hegeliano tutto ciò? No, semplicemente ottocentesco.

Marx

L’individuo cosmico-storico di Marx è il proletariato. L’allievo di Hegel impara dal maestro la dialettica servo-padrone e si dice che l’individuo cosmico-storico non è scritto da nessuna parte che sia una personsa sola. Infatti, Marx ragiona per classi avendo capito e tematizzato che l’Ottocento è il secolo delle masse e dei movimenti di Popolo. Trivia: quando è stato scritto il Manifesto del Partito Comunista?

L’atteggiamento di cui si sono fatti fenomeno questi tre personaggi è quello che ha trasformato in un grande macello a cielo aperto l’Europa del XX secolo. L’esempio più lampante è la Prima guerra Mondiale. Pensando di combattere come si erano combatture le guerre napoleoniche, i generali europei continuavano con la stessa linea di pensiero tentando di dare la spallata finale al nemico in un uno scontro definitivo. Sappiamo come è andata a finire.

Ma, al di là della guerra, è nel XIX Secolo che nascono le ideologie che hanno diviso il mondo. Lo Spirito tende da una parte e un individuo cosmico-storico lo incarna e lo traduce in realtà. Questo è quello che è successo in Italia, Germania e Russia, per rimanere in Europa ed è il cuore della Seconda guerra Mondiale. Hitler, Mussolini, l’Armata Rossa sono stati gli interpreti di un modo di pensare che ha nella dialettica essere/non-essere, vero assoluto/falso assoluto la sua radice primaria. Dal momento che non esiste intermediazione possibile, ecco che gli oppositori vanno tolti di mezzo, le razze ostili ugualmente e rimangano soltanto coloro che incarna lo spirito del mondo. Questo insieme di atteggiamenti teorici è uscito sconfitto dal Ventesimo secolo. Mentre, fino agli anni ‘70- ‘80, le Destre e le Sinistre avevano delle prove che i rispettivi regimi fossero possibili, oggi no. Quelli che hanno vinto lo scontro sono stati i bersagli preferiti tanto dell’ortodossia marxista quanto del fascismo più intransigente: la democrazia liberale.

E adesso?

Adesso, con tanti esponenti politici che sognano un ritorno alle ideologie, il problema è tentare di dare un senso all’esistenza, tra l’altro, dei partiti. Sartori li definisce come libere organizzazioni che servono a vincere le elezioni mettendo insieme gli interessi della società. Oggi, quello che servirebbe davvero, non è tanto un disegno da imporre alla società, quanto un’organizzazione politica che interagisca con essa e trovi il modo di ascoltarla all’interno di un disego complessivo che non abbia orizzonti millenaristici, ma, più semplicemente, metta al centro l’individuo e la sua necessità di versi riconosciuto come un anello importante, non soltanto dell’organizzazione, ma, soprattutto, del dibattito. Chiunque voglia fare politica oggi, non può prescindere da questo.

La paura di Internet

Perchè degli studenti di Scienze della Comunicazione devono avere paura di Internet? E’ il mezzo di comunicazione definitivo! Permette a tutti di essere collegati in tempo reale con tutti condividendo quello che della nostra vita più ci interessa. La cosa mi preoccupa perchè se noi giovani abbiamo paura di internet tra una decina d’anni quando i sistemi grid diventeranno di uso comune saremo impreparati e ancora più spaventati.

La cosa è preoccupante perchè avere paura del nuovo ora alla mia età è stupido e ipocrita.  Tutti utilizziamo Facebook e tutti navighiamo su internet seguendo i nostri interessi. Tutti guardiamo Wikipedia quando non sappiamo una cosa e facciamo su internet un sacco di coe. E’ un mondo difficile, stramboide, per certi aspetti, ma non è poi così mostruoso.

Non è un oggetto che ci deve fare paura. E’ un oggetto come gli altri che va saputo utilizzare e che ha senso utilizzare. In fondo, studiare scienze della comunicazione serve anche a questo.