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Articoli taggati ‘economia’

La necessità di comunicare

Pubblico l’introduzione alla mio articolo apparso sull’ultimo numero de “Il Malaspada” disponibile a partire dalla prossima settimana ai banchetti allestiti a Novoli presso il Polo delle Scienze Sociali, oppure da chiedere a me in person ;)

Una fra le cose più commoventi che abbia mai letto è il passo del libro Teorie della Comunicazione di Massa che ci rende conto di come, agli inizi del XX Secolo, esseri umani si mettessero alla ricerca di altri esseri umani attraverso strumenti rudimentali di ricezione radio. Mentre scrivo, sono due giorni che è stato lanciato il satellite Keplero, incaricato di cercare pianeti simili alla Terra in altre galassie, ultimo anello di una serie di esplorazioni che hanno cercato e tuttora cercano esseri simili a noi con i quali valga la pena tentare di comunicare come se la comunicazione non fosse tanto un modo per scambiare semplicemente informazioni ma, soprattutto, una via per guardarsi allo specchio e identificarsi l’un l’altro. Sapere che c’è un vascello in avaria a poche miglia dalla nostra costa e che, forse, sta affondando con il suo equipaggio ci indica che qualcun altro c’è o, quantomeno, c’è stato. Tutto questo non deve farci dimenticare come le comunicazioni di massa abbiano avuto un decisivo impulso dall’economia e dalla politica: se l’Impero Britannico non avesse avuto quell’estensione territoriale, forse, l’esigenza di un telegrafo senza fili sarebbe venuta meno. A proposito di comunicazione a cavallo tra XIX e XX Secolo, è opportuno mettere in evidenza una cosa: le prove empiriche che dovrebbero dimostrare le tesi storiografiche di Tolstoj in Guerra e Pace, (scritto nella seconda metà dell’800) all’occhio moderno possono risultare non valide in quanto sono figlie di problematiche legate alla mancanza di comunicazione. Ad esempio, nella descrizione della Battaglia di Borodino, al di là della discussione sull’esito della battaglia stessa, impressionante è la mancanza di comunicazione che c’era tra chi era sul campo di battaglia e chi era al comando dalla parte dei francesi: chi dirigeva le truppe veniva da Napoleone a chiedere ordini che non potevano essere eseguiti in quanto i dati in possesso di chi tornava dal campo erano poco aggiornate. Sarebbe bastata una radio e il coordinamento in battaglia sarebbe stato migliore e più efficace. L’esistenza di un sistema di comunicazione in grado di dare un quadro completo a chi stava al posto di comando avrebbe, probabilmente, cambiato la storia. Tuttavia, non era quello il tempo per sviluppare una serie di sistemi di comunicazione elettronica in grado di abbracciare un gran numero di persone e una vasta estensione spaziale. Come risulterà chiaro, l’impostazione di questo paragrafo introduttivo tenta di mettere in evidenza come la comunicazione abbia avuto da sempre due funzioni: una strumentale, una esistenziale. La prima è quella per cui i media elettronici, in primis il telegrafo senza fili, erano stati pensati, cioè, in quanto strumenti per la distribuzione di informazioni utili. La seconda, invece, è quella di produrre meccanismi di senso tra le persone. Queste due funzioni sono quelle che, in fondo, possono essere schematizzate ulteriormente attraverso uno schema teorico medium oriented piuttosto che user oriented a seconda che ci occupiamo della funzione in senso stretto del mezzo o di cosa le persone fanno con lo stesso. Con un esempio, se ci occupassimo di frullatori, utilizzando un’impostazione del primo tipo ci dovremmo occupare esclusivamente di cosa ci possiamo mettere nel frullatore, mentre ragionando in termini di utenza, ci dovremmo chiedere, ad esempio, se questo frullatore può essere usato, da chi lo ha comprato, come soprammobile per la camera da letto e perché il suo acquirente lo usa come soprammobile per la camera da letto. Premesso che non ho la minima idea di quello che possa passare per la testa di qualcuno che si mette un frullatore sul comodino, la stessa cosa accade con i mass media: un canale sportivo può mandare in onda una partita di Volley femminile in quanto quella è la finale del Torneo Olimpico (questo è lo scopo del mezzo) mentre qualche signore un po’ in là con gli anni vuole vedere soltanto delle belle ragazze, magari attirato dal fatto che la finale olimpica si gioca tra Brasile e Cuba . Spesso le persone si servono dei media in maniera diversa da quella che i media erano stati pensati dovessero assolvere. Questo deriva dall’incontrollabilità che hanno i produttori sull’uso dei propri contenuti. Quando questo articolo verrà pubblicato, il mio lettore potrà servirsene nei modi che ritiene più opportuni senza che io possa obbligarlo a trasformare il mio testo nella sua lettura preferita. Questo ragionamento ci porta a fare un ulteriore passo avanti mettendoci di fronte all’idea che alcuni contenuti mediali particolarmente sofisticati ci mettono in condizione di sfidare le nostre capacità e svilupparne delle altre. I quiz televisivi, in fondo, sono questo: ci sono persone comuni che testano le proprie conoscenze in termini di cultura generale. La nostra sfida è vedere quanto quelle persone siano preparate e raffrontare le loro capacità con le nostre misurando, magari, la nostra capacità di formulare una breve frase, fare la spesa piuttosto che il nostro bagaglio di nozioni. È anche per questo che lo sviluppo dei reality è stato così repentino e intenso: permettono di vedere come persone comuni interagiscano in situazioni-limite. Guardando questi spettacoli noi possiamo chiederci come avremmo reagito e cosa avremmo fatto al posto dei protagonisti. Il passaggio tra identificazione e socializzazione è molto breve. Socializziamo anche con i personaggi della TV. Ma socializziamo anche con gli ambienti sociali che, da una parte, i media sono e, dall’altra,gli stessi rappresentano. Ad esempio, guardando un canale all news, socializziamo tanto con gli anchorman che si alternano durante la giornata quanto con le storie che questi raccontano dando vita ad interazioni sempre più complesse che hanno a che fare con le capacità degli individui di orientarsi in quella specie di universo parallelo che i media costruiscono per raccontarci cosa accade nel mondo reale e all’interno dei suoi sottosistemi sociali . Il sottosistema sociale che intendo affrontare è quello della Borsa, tentando di capire a cosa servano tutta una serie di media che, oggi come oggi, sembrano obsoleti, ma si mantengono più o meno saldamente nella loro posizione.

Se viene la deflazione?

Guardando la Bloomberg nei titoli del notiziario mi è preso un colpo vedendo scritto deflazione per la prima volta dall’inizio della crisi. Si avvererà davvero il mostro? Quello che i governi e gli economisti di mezzo mondo sperano è che non ciò non avvenga. Ieri, Obama si è esposto dicendo che il peggio è passato. IMF e soci parlano di ripresa molto vulnerabile. l’Italia è ad inflazione zero dopo più di cinquant’anni. Che succede se da +0 si passerà a -0.1?Per noi che ci affacceremo al mondo del lavoro tra due-tre anni potrebbe essere la prma vera buona notizia dopo parecchio tempo. Può significare affitti meno cari, mense meno care, libri meno cari e, perchè no, master meno cari. Il problema sarà, casomai, trovare un lavoro decente (e qui è triste constatare che non c’è niente di nuovo sotto il sole) oppure i nostri genitori potrebbero perderlo (anche questa, se ci pensiamo non è una grossa novità). Ma quello che veramente fa venire i brividi sono gli effetti che, a lungo periodo, la deflazione rischia di comportare.

Taglio dei costi

Questo è lo spettro che si porta con sè la deflazione. Prendiamo un costruttore di automobili come la Fiat che si vede costretto a dover dare un dividendo ai propri azionisti e convncere persone che non vorrebbero a comprarsi un’auto nuova. Questo causa l’abbassamento dei prezzi. Per abbassare i prezzi, devo ridurre i costi. Ridurre costi significa ridurre personale e lasciare un sacco di persone per strada tagliandole fuori dal bengodi dei prezzi bassi. Prezzi che verranno ribassati ulteriormente fino a produrre sotto-costo. Solo che a questo punto l’obiettivo non sarà produrre utili da dividere tra gli azionisti, quanto sopravvivere sperando che il vento cambi, mentre la mannaia delle ristrutturazioni si abbatterà su tutto quello che troverà, ivi compresa, ad esempio, la sicurezza dei produtti.

Come uscirne?

Gli entusiasti sperano che il New Deal verde che coinvolge sud-est asiatico, USA ed Europa (Italia a parte) risolva il problema. I saggi stanno in silenzio, i codardi affermano che la realtà è complessa, gli stupidi scappano strappandosi le vesti e maledicendo più o meno tutti. Il vero dramma è che  la tentazione di rifugiarsi dietro la complessità è molto comodo, ma questo non ci dice un granchè: lo sappiamo che la realtà è complessa. Il New Deal verde è una cosa meravigliosa, ma, in virtù della complessità della nostra socetà, non è possibile che sia l’unica risposta. Mettere in galera Mudoff non ridarà lavoro alle milioni di disoccupati che la crisi ha generato e, se la deflazione esplode, genererà. La spesa pubblica non sembra essere una soluzione anche se, con le mani in mano, non si può stare. Per questo, credo sia meglio chiudersi in un pensatoio per qualche settimana e trovare una soluzione davvero. Terra chiama politici, imprenditori etc. Rispondete, passo.

L’opportunità della crisi

La parola crisi deriva dal greco crisis che, a sua volta, proviene dal verbo krino. Questo verbo, tra i miei preferiti al Liceo, significa, in prima istanza, dividere e, in senso figurato, dividere il giusto dallo sbagliato. Stando a questa definizione del termine, i momenti in cui si verificano delle criticità, come quello che stiamo vivendo ora, sono quei frangenti in cui si stabilisce chi possa o non possa andare avanti, chi è arrivato alla fine dei un qualcosa facendo posto a qualcos’altro. Cosa vuol dire tutto ciò: è fallita la Lehman Brothers lasciando per strada qualcosa tipo 28mila dipendenti ( e questo è male) ma la Lehman Brothers, presto o tardi, verrà sostituita da qualche altra istituzione che ha avuto i requisiti per sopravvivere alla crisi finanziaria in atto. La stessa cosa vale per tutti i settori e le aziende che stanno venendo abbattuti sotto la pesante scure che sta affliggendo il sistema economico mondiale. Quello che sta succedendo, in fondo, costringerà il mercato a ripulirsi dalle mele marce che lo hanno drogato e portato al collasso. Il che significa che chi ha lavorato con onestà e tentando di fare bene il proprio lavoro ora riuscirà vincente e continuerà ad andare avanti nella propria vita professionale mentre chi ha venduto spazzatura, raccoglierà gli avanzi di cibo in discarica. Inoltre, se la crisi andrà a sfociare nell’economia reale, le aziende sane resteranno in piedi, quelle meno sane no. Qualche anno fa sentii su CFN un servizio sulla crisi dei produttori di automobili USA . Quel servizio affermava una tesi analoga alla nostra e, più o meno i termini erano questi: le grandi imprese costruttrici di automobile sono in crisi? Nel ‘29 c’erano tot marche. Sono spravvissute solo le Big3 (Ford, GM e Chrysler) che allora erano le più solide e hanno semplificato il mercato in maniera notevole. Ora, la situazione è analoga: ci sono le Big3 che dominano il mercato con migliaia di marchi, se fallirà anche una di queste, il mercato ne uscirà semprificato e sarà un bene per tutti. Questo esempio per dire cosa? Per dire, in sostanza, che per noi giovani non poteva esistere momento migliore. L’economia non sta bene, interi sistemi economici sono in crisi. Il che significa che, tra qualche tempo, gli spazi di manovra si amplieranno come la richiesta di manodopera vergine cioè che non ha nulla a che fare con il sistema, nel suo complesso, come è stato fin’ora.  Per cui, almeno noi che abbiamo vent’anni e stiamo per entrare nel mondo del lavoro, dobbiamo tenerci forte e attendere che la storia giudichi, distingua, appunto, quello che è buono da quello che è cattivo. La crisi è sistemica e la speranza è che coinvolga in pieno il nostro Paese: abbiamo bisogno di un rinnovamento che per cause interne od esterne deve avere luogo. Dobbiamo ripulirci anche noi

Risparmiatori di tutto il mondo, unitevi!

Mettiamola così. Dove sono i miei soldi? Ho una piccola polizza index.linked e nessuno sa dirmi se, primo, i miei soldi sono intatti  e, secondo, quali siano le garanzie per il mio capitale. Il contratto che ho sottoscritto è formulato in maniera ambigua, nel senso che, se da una parte non prevede garanzie per i miei risparmi, dall’altra ne prevede. Ho appena parlato con il direttore della filiale della banca che ha emesso questa cosa (la chiamo cosa perchè vorrei chiamare questo contratto in altra maniera) e il direttore mi ha detto che, per ora, il mio capitale è al sicuro. Tuttavia, il mio capitale è stato scomposto e, una parte della scomposizione, è finita in derivati. Il che mi preoccupa e non poco. Avendo telefonato alla sede dell’azienda che ha emesso questa cosa sono stato reindirizzato dal call center ad un ufficio il quale mi ha rispedito al call center. Fantastico! Io voglio sapere dove sono i miei soldi, se sono sempre quelli oppure siano diminuiti e nessuno me lo dice. Che fortuna. Credo che anche su wordpress ci siano persone che condividono il mio stesso problema. Sinceramente, trovo scandaloso che la mia banca si rifiuti sistematicamente di rendere conto di quello che ha fatto. Non conosco le vostre convinzioni, ma come pensano di restituire fiducia ai mercati in questo modo? Speriamo in bene.

Naufrago nel gorgo finanziario

Ho visto in diretta il Dow Jones scendere sotto i diecimila punti. Non credevo sinceramente di riuscire a vederlo, come non credevo di assistere ad una audizione al Congresso USA dove uno dei responsabili della crisi, il Ceo di Lehman Brothers, arrampicarsi sugli specchi per giustificare i 500 (250) milioni di dollari portati a casa in quasi dieci anni in cui ha coperto la carica. Alla domanda del presidente della Commissione del congresso se fosse giusto aver portato a casa una esorbitante quantità di denaro, il Chief Executive Officier, sostanzialmente, non ha risposto. E’ difficile chiedersi se quei soldi siano effettivamente guadagnati, rilassati sul patio di una villa vista Atlantico in Florida. Non sto seguendo il resto dell’audizione, ma è grazie a quei signori lì che ora ci affacciamo ad un tunnel di cui non conosciamo la fine. In più, noi piccoli risparmiatori siamo nella cacca. Io devo leggere quattro volte le clausole della mia piccola polizza index-linked per capire se i miei soldi, che vorrei spendere per la mia istruzione, sono sempre lì o sono scomparsi, insieme a buona parte del denaro in circolo vorticoso fino a qualche mese fa. Speriamo che la mia banca non mi abbia truffato. Intanto io mi sento un naufrago centrifugato in un gorgo che non ho capito come si è generato in questo mare finanziario che sembrava grandissimo. Avviso ai naviganti: state lontani da qui.