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Gensini a giudizio?

Redazione del TGT in fibrillazione ieri mattina. Gensini, megaluminare della cardiologia, forse, verrà rinviato a giudizio per corruzione e tentato falso in atto pubblico.  Ci mobilitiamo per contattare l’avvocato, Nino D’Avirro e il già detto professore.

D’avirro è disponibile al telefono. Gensini, il cui cellulare è acceso, non risponde. Non risponde?? Allora provo attraverso l’università. Non dicendo che sono stagista presso la redazione, mi faccio dare il numero della segretaria. Telefono, chiedo di farmi passare il professore per una questione urgente, ma lui non c’è. Con un segnale molto disturbato, la segretaria mi dice che non è in ufficio ma è da qualche parte, credo di aver capito, sul Garda.

Oggi, apro il dorso fiorentino de La Repubblica e trovo le intercettazione che riguardano Gensini e il suo affaire.  Niente da fare, è irreperibile. Ma, prima o poi, dovrà raccontare qualcosa anche lui. Possibile che un professore della sua fama possa tollerare che la sua reputazione venga infangata così?

Stando così le cose.

Non nascondo il senso di frustrazione che mi è venuto leggendo questo articolo dell’Universitarea riguardo le iniziative studentesche a Firenze. Il giornale, con cui mi onoro di collabare, scrive del concorso Lettera22 e di una serie di cose che non tornano intorno a questo conocorso.

Mentre aspetto il materiale sulla Sinistra Universitaria riguardo lo stesso argomento, il mio senso di frustrazione deriva dal fatto che scrivo con una pubblicazione molto vicina a Lista Aperta (Il Nuovo Malaspada) e che, di conseguenza, ho qualche amico proprio all’interno di Lista Aperta. Aggiungendo che ho dato loro il mio sostegno in vista delle prossime elezioni studentesche, il senso di frustrazione aumenta: cosa diavolo ho sostenuto?

Se fosse vero (e io credo di sì) quello che Gaetano Cervone ha scritto ieri, L’Universitarea sta tirando fuori uno scandalo non indifferente riguardo come vengono spesi soldi pubblici per le iniziative studentesche. Tuttavia, il fatto che sia stato depositato un rendiconto di un’iniziativa che non si è ancora svolta senza che nessuno si sia accorto di niente dà un po’ da pensare.

Stando così le cose, non sono neanche tanto sicuro che andrò a votare alle prossime elezioni per il Senato Accademico e per il Consiglio d’Amministrazione. Credo, tuttavia, che sceglierò di votare per L’Universitarea che, non potendo ottenere altrimenti una stanza, si è presentata alle elezioni. Anche questo dà da pensare.

Il diritto allo studio.

Un paio di giorni fa sul Corriere Fiorentino è apparso questo articolo firmato dal Prof. Caruso secondo cui:

  1. Le tasse universitarie sono ridicolmente basse;
  2. Gli studenti italiani godono di troppi privilegi;
  3. Gli studenti lavoratori spesso sono finti lavoratori.

Procedendo con ordine, il primo punto (ultimo nell’articolo) è condivisibile fino ad un certo punto. Il problema è che molti studenti devono pagare una serie di tasse accessorie come, ad esempio, le spese per il proprio alloggio che variano da 250 a 500 Euro. Io sarei molto contento di pagare più tasse, ma in cambio (ad esempio) dell’alloggio. In effetti, il problema dell’edilizia universitaria è una questione che viene spesso ignorata e che, invece, e gioca una parte non secondaria nella composizione del bilancio di uno studente universitario medio. Questo mette in evidenza come alcuni privilegi non siano privilegi, ma ostacoli nell’usifruire del diritto allo studio: pagare poche tasse, significa dover pagare un affitto spesso al nero che limita fortemente la mia libertà e limita altrettanto fortemente l’esercizio di altri diritti come, magari, quello di avere un tetto sulla testa senza che il mio padrone di casa si incazzi e mi butti fuori perchè ha il peperoncino nel culo. Non è un problema di prezzo della mensa (che, tra l’altro non è competenza dell’Università ma dell’ARDSU) che, tra l’altro, non è così irrisorio nel bilancio di uno studente che deve pagare anche l’affitto.

Per il resto, nell’articolo di Caruso non vengono dette oscenità: dalla triade di problemi espressi dal Prof. si evince quanto forte sia la necessità di un controllo all’accesso dell’Università. Uno dei privilegi che più lo fa incazzare è che si possa tentare un esame quante volte si vuole. Devo dire che mi sento di condividere il suo disagio in quanto, da studente, ho visto molte persone gettarsi a kamikaze su degli esami che non erano pronte a sostenere e farlo in maniera ripetuta confidando nel caso e nella propria buona stella. Evidentemente, tutto questo non è dignitoso per nessuno e bisogna porre un freno a tutto questo ad esempio allontanando cha ha fallito più volte lo stesso esame. Cosa c’entra col numero chiuso? Ne è una conseguenza: tu, in base alle tue capacità hai conquistato il diritto di dare esami in questo ateneo alla condizione che ti dia una mossa a darli. Questo meccanismo è tanto semplice quanto difficile da accettare, spesso per ragioni ideologiche. Non si tratta di limitare il diritto allo studio delle persone, si tratta di vedere chi può sostenere una preparazione di tipo universitario. Se l’Università italiana è allo sfascio, non è tutta colpa dei professori, ma è anche colpa di noi studenti che, spesso, siamo poco corretti.

Il problema degli srudenti lavoratori, è un’altra annosa questione. Credo ci sia da distinguere tra chi è studente lavoratore perchè ha bisogno di una qualifica per svolgere il proprio lavoro e chi è studente lavoratore perchè ha voglia di esserlo. Per i primi, sarebbe bene istituire una corsia preferenziale che preveda contatti tra azienda e Università in modo che lavoro e studio possano essere conciliabili. Per li altri, amen, valgano le regole che valgono per tutti gli altri.

Il rapporto studenti-università è una questione molto compessa che non viene affrontata da nessuno. Molti di noi non sono bamboccioni, ma a tutto esiste un limite. Andare avanti così, permettendo che in Ateneo circolino persone che hanno impiegatto più del doppio rispetto a quello che è il tempo necessario a laurearsi è una cosa scandalosa. Tuttavia, il nostro Paese è quello dove i secchioni vengono derisi e i cazzoni esaltati. Basta leggere qualche forum per rendersene conto.

Dentro il Galileo occupato

Quasi ogni scuola a Firenze è occupata. Finalmente, il rito di passaggio dell’occupazione trova un motivo valido per manifestarsi agli occhi degli stupiti passanti di Via Martelli che non capiscono come il più storico tra i Classici della città possa essere occupato da una folla di ragazzetti spaventati dal futuro e alla disperata ricerca di senso nella loro vita in quanto molte delle loro famiglie sono distrutte, sono soli, sono influenzati da Internet e dai comportamenti trasgressivi della globalizzazione. Niente di più falso. Ero convinto di ritrovare le facce spaventate di qualche post fa e, invece, mi si è aperto un mondo che non sospettavo esistesse. In una scuola di circa 800 allievi, circa 300 ogni mattina presenziano alle assemblee. Le altre si alternano il pomeriggio, mentre una sessantina si ferma a dormire. La didattica non è ferma, ma sono pochi quelli che salgono in aula. Non è la festa che racconta l’inviato della repubblica di Firenze che ha dormito al Russel-Newton, enorme scientifico della Città. Guardando gli occhi degli organizzatori, di chi era in cortile ieri si respirano un’aria di lotta, una voglia di farsi sentire e una consapevolezza di sè insospettabili. Accompagnato da un mio amico, Tommaso Cambi, ex allievo del Liceo di Spadolini, faccio la conoscenza di Emilio che ci racconta come solo un lavandino sia stato rotto perchè qualcuno ci se è appoggiato sopra. Un incidente banale che è successo anche a casa mia, una volta. Io e Tommaso chiediamo se ci sono state strumentalizzazioni politiche e, sopresa delle sorprese, non ci sono state. Qualcuno  dai partiti è venuto (era un ragazzo del Pd) e ha fatto la figura del peracottaro, dicono. Avrebbe dovuto fare una rassegna delle riforme e, invece, si sarebbe limitato a contestare quella della Gelmini lasciando di sasso l’assemblea. Andando un po’ in giro, parliamo con un bidello che ci riferisce con soddisfazione di come stiano procedendo le cose quando trovo Neri, ragazzo della Prima I con il quale abbiamo suonato qualche tempo fa. Mi racconta della sua tromba, del suo flirt con un corno che non lo ha soddisfatto. Parliamo poco di politica, in verità, ma, chissenefrega, non sono lì per questo. Irrompe Costanza che ha una gran voglia di parlare con noi. Ci parla dell’occupazione, dei gruppi di lavoro, di un direttivo, di come la didattica non si sia fermata. Ha coglia di comunicare, ha voglia di lavorare, è una ragazza in gamba. Questa è l’impressione che mi fa, impressione che hanno anche i professori di questi ragazzi. Se non sono con loro, poco ci manca. Parliamo con un’insegnante di chimica che sta facendo lezione ad un paio di ragazze. Ci dice che non condivide l’occupazione, ma che i ragazzi, al di là di qualche piccola intemperanza, si sono comportati bene e che il disagio è forte. Facciamo un giro per i corridoi che profumano di storia del Galileo, giusto il tempo di guardare la lapide che ricorda lo “studente qualunque” Giovanni Spadolini e l’esercizio della didattica da parte di Giosuè Carducci pensando che, forse, lo Spirito del Mondo passa ancora di qui. Ritiramo le carte di’identità lasciate all’ingresso (gli esterni devono fare così) e mi viene da pensare che due giorni dopo che sarò uscito da lì (domani, per capirsi) gli studenti delle scuole fiorentine sfileranno da Piazza San Marco a Piazza Santa Croce. Non so se questa lotta bloccherà la 133, ma per questi ragazzi l’importante era esserci, tentare di influenzare il proprio destino consapevoli di appartenere a qualcosa di più grande di loro.

Lotta continua

Quando quaranta persone invadono una facoltà qualcosa non torna. Sono due giorni che tira aria di occupazione al Polo delle Scienze Sociali di Firenze e oggi, quest’aria, si è concretizzata nel peggio. Una minoranza organizzata ha preso il controllo del presidio del Consiglio di Facoltà di Scienze Politiche e ha occupato il D5 dove hanno sede gli uffici del Cesare Alfieri insieme alle stanze dei dottorandi, ventre molle dell’Università. Non è chiaro se l’occupazione si estenderà agli altri edifici del Polo di Novoli anche se le esigue forze su cui possono contare i Collettivi e gli Studenti di Sinistra lasciano intendere che la protesta rimarrà lì. La giornata di oggi ha lasciato, in chi l’ha vissuta, una grande amarezza.  Grande amarezza soprattuto perchè non è accettabile essere succubi di una chiassosa minoranza. La lezione che stavo seguendo è stata sospesa tra le proteste di chi ha un affitto che continuerà a pagare a prescindere da qualsiasi occupazione. Da segnalare che in assemblea è stato strappato il microfono ad un’esponente di Lista Aperta. Così non si fa.