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Articoli taggati ‘israele’

La strage continua

I miei amici di Debkafile sostengono che il 60% dei missili di Hamas è stato distrutto mentre rimarrebbero soltanto alcuni set di razzi di produzione iraniana in grado di colpire il centro di Israele.

Ne è valsa la pena?

Probabilmente no: testimoni del massacro di Gaza riportano di ospedali al collasso, soldati israeliani che si comportano come nazisti, mentre a Tel Aviv si pensa ad una terza fase delle operazioni a Gaza. (leggete qui, se volete saperne di più).

Noi italici cosa facciamo?

Un bel niente. Come al solito, sembra che siano  tedeschi e francesi a tentare di risolvere la questione, mentre noi ci accontentiamo di essere indicati come mediatori, di tanto in tanto, mentre non facciamo un bel niente.

George Bush: disco verde a Israele

George Bush ha autorizzato Israele a procedere con le operazioni di terra a Gaza. Secondo quanto riportato dall’autorevole sito israeliano, il presidente americano ha dato l’ok dopo una serie di colloqui telefonici con i Re di Giordania, SM Abd Allah II, e Arabia Saudita SM Abd Allah Al Saud, il Presidente egiziano, Mubarak e il Primo Ministro israeliano, Olmert. Inoltre, il Premier israeliano è stato rassicurato dalla Casa Bianca che ha dichiarato che porrà il veto ad ogni risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU che condanni Israele per le operazioni contro Hamas.

Altre fonti, tra cui il Times di Londra, sostengono che le operazioni di terra inizieranno oggi stesso, all’ottavo giorno dall’inizio della nuova offensiva israeliana segno che la volontà politica di attaccare da terra la West Bank esiste per davvero, nonostante siano 10 giorni che Al-Jazeera sostiene il contrario.

Perchè?

I casi sono due: o Israele vuole farla finita per davvero, oppure la Livni vuole dimostrarsi in grado di condurre un conflitto vittorioso, requisito fondamentale per poter ambire alla carica di Primo Ministro in ballo quest’anno.

La guerra su Youtube: la propaganda nel XXI Secolo.

Ogni guerra si porta dietro il suo carico di propaganda. Alla regola, non sfuggono i bombartamenti di questi giorni su Gaza. Ha fatto molto scalpore il fatto che l’Aereonautica israeliana abbia creato un canale youtube per mostrare quanto i suoi raid siano precisi e quanto professionali i propri piloti. Questa notizia sorpreso un po’ tutti, ma chi ha buona memoria si ricorda che per anni questi video venivano proiettati anche nella sala stampa della Casa Bianca da un bel po’. La notizia sembra essere che, questa volta, gli israeliani vogliano bypassare i tradizionali strumenti di comunicazione per rivolgersi direttamente al proprio pubblico.

Questa è una non notizia in quanto sono diversi anni che youtube è diventato una vetrina per mostrare gli ultimi ritrovati in campo di ricerca bellica e un luogo per campagne di propaganda a livello globale. Uno tra i casi più interessanti è quello di diversi canali propagandistici cinesi che hanno come base paesi anglofoni come il Canada o dove l’accesso a Internet è più libero, come, ad esempio, Hong Kong. Questi fenomeni di propaganda non sono sicuro dipendano dalla volontà del Governo cinese, ma sono sicuro che il video che riassume la storia dei rapporti tra Cina e Tibet postato da NZKOF dal Canada (?) ha fatto il suo effetto sugli utenti di youtube, me compreso.Caso analogo, qello di ChineseKungFu01 che, invece, posta da Hong Kong e mostra di avere una conoscenza enciclopedica su tutto ciò che è militare e si muove nel mondo. L’unica differenza tra i due è che, mentre NZKOF è un piccolo agglomerato multimediale, ChineseKungFu si limita a postare video. Questa differenza ci induce a pensare che il primo sia o uno che ha tempo da perdere o uno che di mestiere fa quella roba là mentre ChineseKungFu agisce per conto proprio. Questo, credo, non lo sapremo mai. Tuttavia, è interessante come sia diventata convergente anche la propaganda. Convergente non solo in termini di culture e di medium, ma anche istituzionale: su youtube possono postare tanto i governi nazionali, quanto singoli cittadini che, consapevoli o no, portano avanti gli interessi delle proprie istituzioni di riferimento.

Di Internet come strumento di propaganda si serve, da anni, anche il terrorismo islamico (basti pensare che il video della decapitazione di Nicholas Berg ha circolato in versione integrale su molti circuiti di file-sharing). Tuttavia, su youtube non esiste traccia della propaganda di Hamas. Il paradosso è che si permette alla Cina di farsi propaganda, mentre all’organizzazione palestinese questa opportunità viene negata. Zero simpatia per quei tagliagole di Hamas, ma quando uno ha ragione, ha ragione. E non c’è neanche da stupirsi se da Gaza non arrivano quasi immagini su Youtube: quando sei impegnato a salvarti la vita, ti importa il giusto di postare sul web considerando, tra l’altro, le condizioni di indigenza in cui versa la popolazione della West Bank.

Al di là di tutto, queste considerazioni mettono in evidenza come l’uso dei nuovi media sia possibile solo a certe condizioni, non soltanto di reddito. Bisogna avere un PC, saperlo usare, averlo connesso alla rete e avere una telecamera digitale. Altrimenti, niente propaganda su internet. Tutto questo produce una asimmetria molto marcata che, per adesso, viene compensata dalle grandi istituzioni mediale ma, in futuro, chissà e ci permettono di focalizzare quale sia il vero punto della faccenda:  il conflitto di Gaza sarà il primo in cui, ufficialmente, un Governo di uno Stato Sovrano si è servito di Internet come strumento di propaganda. Il nocciolo della questione è qui: un Governo può, a basso costo, costruire un medium molto potente, controllarlo in maniera diretta e porci sopra il bollino blu di canale di un Governo democratico.

Il giochino ha delle implicazioni un po’ sinistre: un governo ha a disposizione un sacco di soldi che possono convincere professionalità ( bene che su Internet serve più che altrove) a produrre contenuti dal forte appeal in grado di nascondere le malefatte del governo stesso. E’ vero che la gente non è stupida e che esiste il controllo elettorale, ma per la gestione di eventi eccezionali come una guerra o un altro tipo di catastrofe dove l’accesso alle informazioni è severamente compromesso lo strumento della velina versione Web2.0 può essere un valido alleato per un governo con la coscienza non troppo pulita.

Perchè proprio ieri?

Non sono un grande esperto di questione mediorientale. A dir la vrità, non ne ho mai capito un fico secco. Tutttavia, ci sono una paio di cose che mi colpiscono dell’ultima escalation israeliana;

  1. E’ avvenuta in un momento in cui il petrolio non costa quasi nulla
  2. E’ iniziata a mercati chiusi

A me non piace sostenere che le guerre vengano combattute per motivi economici, ma sono convinto che nella loro pianificazione una valutazione dello scenario economico sia fondamentale. Ad esempio, se l’Italia avesse valutato meglio la propria situazione economica all’inizio della Seconda guerra Mondiale, probabilmente non sarebbe entrata nel conflitto.

Tuttavia, le due circostanze indicate, una qualche relazione con lo scoppio del conflitto potrebbero avercela. Qualcuno potrebbe obiettare che è iniziata proprio quando la tregua è finita e che gli israeliani hanno colpito appena ne hanno avuto l’occasione. E’ vero anche questo, ma c’è un particolare che mi fa sospettare che la data di ieri non sia una conseguenza della fine delle tregua: ieri era sabato. Cosa può costringere un ebreo a fare qualcosa il sabato, il giorno sacro in cui anche Dio si riposò. Non so quanto sia laico lo Stato ebraico, ma credo che il riposo settimanale sia una cosa molto importante per un ebreo. Se sto postando una serie di cazzate, fatemelo notare. Tuttavia, credo che le tradizioni di un popolo siano molto importanti qualsiasi cosa significhino e siano e il fatto che l’operazione Piombo Fuso sia iniziata proprio ieri delle motivazioni molto forti ci devono essere.Credo sarà molto interessante vedere domani mattina come apriranno i mercati delle materie prime e i mercati azionari.