Senza Rete
“Forse, quando sarà finita la crisi (se e solo se sarà finita), spenderemo i soldi in cazzate coma la banda larga”. Questo, un po’ parafrasato, il senso della scelta di Letta nell’abbandono della Banda Larga e del Piano Romani (800 milioni di investimenti) per costruire un’infrastruttura informatica quantomeno decente.
L’Internet inutilizzabile
Giolli, di Piovono Rane fa un paio di citazioni su resistenze nel governo. Io mi limito a chiedermi quanti punti di Pil ci costerà questa scelta e quanto futuro abbia il nostro Paese se non si deciderà ad usare Internet in maniera decente. Tanto per fare un esempio, sto scrivendo da un PC universitario che non può utilizzare Facebook, mentre il mio vicino di PC può giocare ad hattrick, una specie di Fantacalcio On-line. In pratica, gli studenti dell’Unviersità di Firenze (e delle università che aderiscono al Garr sono) è tagliata fuori da un mondo che ha quasi mezzo miliardo di abitanti in quanto Facebook non è considerato sito di ricerca mentre harrrick.org a quanto pare lo è.
Eppur si muove?
Il grosso guaio, quello che sta a monte è che nel nostro Paese esistono due orientamenti dominanti nei confronti di Internet: il primo è quello dei tecnici (meglio noti come smanettoni) che credono che Internet sia il loro regno e chiunque non segua i loro dettami è un folle. Il secondo è quello degli over 50, guardacaso la generazione di Letta, convinti che Internet sia il regno di adolescenti disadattati con tendenze anarcoidi da reprimere in maniera repida. Il dramma è che questa idea è presente anche tra noi giovani. Poco o nulla, ad esempio, sappiamo della blogosfera e al di là di facebook, spesso non vediamo. Il problema è: se non siamo noi giovani a volere un Paese che abbia una Rete che funziona bene e che possa darci in futuro, chi dovrebbe volerlo?
E se fosse malafede?
Io non mi fido di nessuno e da figlio di democristiani sono convinto che a pensar male ci si indovini sempre. Partiamo da un dato di fatto: sulla rete passano miliardi di informazioni sotto forma di ipertesti, filmati, libri, pubblicazioni scientifiche. Tutto questo teoricamente infinito corpus è in crescita e ha bisogno di infrastrutture migliori per funzionare. E’ un agglomerato di informazioni facilmente accessibili e potenzialmente aperto a tutti. Molta più gente può apprendere cose delle quali non aveva sentito parlare neanche a scuola. Dopo la presa di coscienza che abbiamo una classe dirigente (purtroppa anche da quella parte politica in cui mi ostino a credere) e una società culturalmente mediocre, ogni forma di sapere non tradizionale o non conforme è un danno all’ordine costituito. Il sapere fa paura e, per questo, va limitato per esempio, riducendo la quantità di informazioni (comunque alta, ma presto insufficiente) che può passare attraverso i nostri PC.
Nicholas Negroponte Presidente del Consiglio
Mentre noi tagliamo i fondi ad Internet, Negroponte tenta di tagliare il digital-divide nel Terzo Mondo utilizzando il suo mini-pc da 100$. Noi, siamo al palo mentre in Africa, Thailandia e altri paesi piccoli PC dotati di software non proprietari stanno aprendo le porte del mondo a milioni di bambini che, utilizzando questi strumenti, impareranno a leggere, scrivere e fare di conto. Noi, rimarremo al palo. In attesa che Living Digital diventi un best-seller anche da noi.
