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Il concetto di Commonweal

aprile 11, 2007

Prima di tornare a ficcare il naso nella merda italiota di Telecom, mi piacerebbe spendere un paio di parole su una cosa molto bella, il concetto di Commonweal. La traduzione secondo il dizionaro Oxofrd del termine è "bene comune".  Questo bellissimo concetto della tradizione anglosassone si basa, tra le altre cose, sul principio che chi paga le tasse ha diritto a stabilire dove devono andare quei soldi. Ed è un grande principio, perchè, essendo l’amministrazione dei beni materiali affare comune, questa deve essere concordata e gestita attraverso regole condivise, contrattabili e chiare. Per questo motivo, è così importante che ogni singolo parlamentare sia consapevole del fatto che in Parlamento si discute e si trovano delle soluzioni indipendentemente dall’orientamento politico del governo. E’, infatti, auspicabile che, in un sistema liberale, ci sia una dilettica tra i poteri dello stato volta ad amministrare nell’interesse comune. Tanto più, questo deve avvenire in un sistema come quello italiano, dove il governo è, secondo la Costituzione, l’esecutore del dettato parlamentare. I Costituenti crearono, infatti, un Primo Ministro non molto forte appunto per assicurare una forte dialettica tra Potere Esecutivo e Legislativo in modo da garantire, in primo luogo, la sovranità popolare. La sovranità di coloro che mateialmente contribuiscono alle finanze dello stato. E una dialettica di questo tipo è esistita per 50anni, in Italia. Questo fece sì che, nel punto più delicato della storia repubblicana, si arrivò a costituire un governo con il temuto e sovietico Partito Comunista Italiano, in modo da garantire ai cittadini quel poco di commonweal che nella nostra leggenda repubblicana si era, fino ad allora, riusciti a fare. In effetti, nel concetto di commonweal, non c’è spazio per le ideologie: il bene comune si raggiunge tutti insieme e chi non crede in questo, non ha, non può e non deve avere diritto al privilegio di sedere tra i seggi del Parlamento. Il concetto di bene comune è parte integrante della formazione e della cultura di chiunque voglia essere parte attiva dell’ordinamento democratico. Tutto il resto, ivi compresa l’avidità di potere è sovrastruttura. 

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One Comment
  1. gigiobis permalink
    aprile 11, 2007 2:47 pm

    Parole sagge…. ma è anche un gran bel sogno al giorno d’oggi in italia. regna la logica dell’interesse personale….

    Jhon Breadless

I commenti sono chiusi.