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Musica&Computer

aprile 19, 2007

Cosa può fare il computer per noi? Una infinità di cose. Il calcolatore è e sta diventando sempre di più uno strumento di fondamentale importanza per chiunque, ivi compreso chi si occupa di arte. Molte delle innovazioni artistiche sono avvenute attraverso la tecnologia. Dal tubetto di colore, al pianoforte, queste innovazioni hanno permesso novità contenutistiche favolose. Con l’avvento delle interfacce grafiche e lo sviluppo di programmi pressochè onnipontenti, il mondo dell’arte non solo figurativa non può più rimanervi  indifferente. La fotografia se ne è subito resa conto appropriandosene e arricchendosi, così di flessibilità. Tutte le altre arti, invece? Il cinema, oramai, non può più farne a meno. Molti dei film che vediamo al cinematografo sono girati e montati in digitale, non contando gli effetti speciali. La pittura, oggettivamente, se ne dovrà servire sempre in maniera molto marginale.  La musica, invece, come sta recependo questa novità? Si sa che nel computer risiedono grandi potenzialità. Come utilizzarle? Questo sarà l’interrogativo del nostro secolo. E non bastano i centri sperimentali fondati da Berio: ci vogliono sperimentazioni extra-accademiche che portino ad ascoltare qualcosa che parli lo stesso linguaggio dell’uditore. In questo senso, sembrano muoversi molti gruppi e personaggi che, attraverso suoni campionati e distorti, creano effetti di chiara suggestione. Nel 2001 Aphex Twin uscì con un album (drukqs) che, specialmente in Avril 14th, porta al massimo le capacità espressive dei sintetizzatori elettronici, raggiungendo vette che ancora oggi si stentano a superare. Molto del pregiudizio nei confronti di questo tipo di musica sta nel fatto che è infinitamente riproducibile senza possibilità d’errore. Questo è comprensibile, ma è una fase che la musica del nuovo secolo dovrà necessariamente affrontare. Anche se ci si sta muovendo per superare questo ostacolo. Ad esempio, i Mouse on Mars sono riusciti ad inventare uno strumento musicale attraverso il quale eseguire la loro musica, anche se, in molti casi, le esecuzioni dal vivo avvengono attraverso l’uso di immense consolle. Tuttavia, in Spagna qualcosa di serio è stato inventato. Ancora, non si sa come utilizzarlo, ma, di sicuro, vale la pena spendere due parole al riguardo: si tratta di un tavolo circolare, una specie di touch-screen, sul quale vengono posti dei pezzi di plastica in grado di produrre suoni a varie frequenze e ritmiche a seconda della posizione rispetto al proprio asse a al centro del tavolo. La cosa interessante è che questi pezzi di plastica sono in grado di comunicare tra loro. Sta nell’abilità dell’esecutore sistemarli nella maniera opportuna. Una rivolouzione perchè permetterà di scrivere ed eseguire esperienze musicali ora impensabili. Il segreto sta nel non lasciarsi sfuggire l’occasione di innovare e di essere all’avanguardia. E di esserlo, soprattutto, agli occhi delle masse. Di chi deve essere, in altre parole, l’utente finale dell’opera d’arte. Le belle sperimentazioni armoniche di cui sono maestri tanti compositori contemporanei non sono accessibili a tutti. Se vogliamo che la musica, non la canzonetta che ormai sembra sempre di più una forma d’arte autonoma, torni ad essere patrimonio comune, dobbiamo essere in grado di fare come fece Monteverdi quattro secoli or sono: mettere in discussione i linguaggi e le forme espressive tradizionali, cogliendo oggi come allora gli spunti che ci provengono dalla ricerca tecnologica e dalle esigenze del tempo.

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2 commenti
  1. kafkel permalink
    aprile 19, 2007 4:32 pm

    la tecnologia è senzadubbio fondamentale, e ad ogni suo intervento, in qualunque società esso avvenga, viene creato un precedente al quale non si può prescindere. Come ad esempio è stato per i telefoni cellulari (immaginate una società senza cellulari?) fino ad arrivare alla trasformazione globale che ha apportato il potenziale infinito di internet. Ogni forma d’arte, necessariamente, deve rendersi conto di queste continue e fluide trasformazioni, altrimenti perderebbe il senso del proprio esistere. L’arte non può essere intesa al di fuori dalla sua manifestazione nella società nella quale prende vita, cresce e si trasforma in continuazione. l’arte è contaminazione continua, l’arte è potere sovversivo, spesso quello grazie al quale le società deviano il loro percorso.

  2. KChannel permalink
    aprile 19, 2007 6:17 pm

    il computer e la musika è un connubbio perfetto….io provengo dagli anni 80 che non scambierei mai con i “mitici” anni 70 e una delle ragioni è l’avvento dei sintetizzatori che oggi possiamo tranquillamnte emulare e usare democraticamente senza spendere milioni..trovare sale prova, trovare tutti i componenti del gruppo…w il computer..la vera rivoluzione dopo la ruota il fuoko e la corrente elettrika;)

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