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Alla ricerca delle radici europee

maggio 22, 2007

Le radici non si inventano. Semmai, si ricostruiscono. Le radici, spesso ci sono ignote e dobbiamo fare un grande sforzo per trovarle. Sono sotterranee e seguono percorsi talmente tortuosi da essere, spesso, dei nodi impossibili da sciogliere. Così, la storia d’Europa, un percorso nato chissà dove, chissà quando e che si è sviluppato in maniera sorprendentemente complicata. Chiunque voglia vedere una continuità, ad esempio, tra integrazione europea e il Sacro Romano Impero si sbaglia: in quasi un millennio di storia, camibiano tante cose. Orientamenti politici, religiosi, etici. L’Europa di mille anni fa e quella di oggi sono completamente differenti: da un continente basato su privilegi feudali, si è passati, piano piano, attraverso la risoluzione di molte questioni, quali quelle della convivenza interconfessionale, in primo luogo, e della convivenza internazionale in secondo. Attraverso queste trasformazioni, si è formato il concetto di "stato nazionale" che ha assunto sempre più importanza, mettendo in crisi e, in certi casi demolendo, quello di "magistero dela chiesa" permettendo al Continente di eliminare, progressivamente e non senza traumi, ogni elemento di tipo confessionale nella sua pratica politica: i politici, anche quelli di orientamento cattolico, agiscono in nome dello Stato, non della Chiesa. Da questo quadro si evince come le radici dell’Europa unita, sostanzialmente, non esistano: l’Europa è, da quando si è sviluppato tale concetto, sempre stata spezzettata in una miriade di stati, ognuno differente dall’altro per strutture sociali, politiche ed economiche le quali, all’occorrenza, si sarebbero dovute mobilitare per la distruzione e l l’espansione delle nazioni di appartenenza. Questo sistema di potere è quello che ha retto gli equilibri del Continente fino al 1989, al crollo del Muro di Berlino. Da allora, c’è stata una sostanziale accelerazione dell’integrazione europea con l’adozione dell’Euro e successivamente con la firma di quella "prova tecnica di Costituzione" che è l’ultimo Trattato di Roma. Questo velocissimo processo ha posto un problema: quello delle radici. L’Unione Europea nasce come un’area di libero scambio e l’unità politica era solo un sogno, un’utopia concepita come il naturale epilogo di una storia fatta di guerre e divisioni. Di qui, si evince come il dibattito sulle radici cristiane d’Europa non abbia ragione di esistere. Tale dibattito nasce da un equivoco: la Chiesa e una parte della casse dirigente tende a concepire l’Unione Europea come l’unità politica di quella che un tempo veniva definita "Res Publica Christiana". Questo equivoco è stato sopravvalutato, mettendo in secondo piano questioni più politiche, come, ad esempio, la gestione del budget. Tuttavia, l’integrazione europea non ha forti radici. Questa questione si è posta relativamente poco tempo fa: cinquant’anni nella storia d’Europa non sono nulla. Questo significa che le radici del futuro superstato europeo, punto d’arrivo della attuale situazione continentale, non avrà radici e miti fondanti tali da giustidicarlo, se non nelle divisioni e nelle semplificazioni dello sceniario europeo intercorse dal IX secolo alla fine della Guerra Fredda.

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