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Il grande problema del futuro

maggio 26, 2007

Il passato è fatto apposta per essere superato, trasformato e demolito. Il passato, spesso è inutile. Il passato è morto e sterile per definizione. Non si tratta di dimenticarlo, ma di vedere cosa ci interessa e cosa no. Il XXI secolo si sta aprendo con sfide inedite e che ci hanno trovati impreparati. Dai cambiamenti climatici al problema delle disuguaglianze sociali alla globalizzazione alla ricerca sulla struttura intima della materia allo studio delle neuroscienze ai rapporti interreligiosi, queste enormi sfide stanno ponendosi come tante sfaccettature di un enorme problema: il futuro. Rispondere a tutte le questioni qui poste significa una nuova rivoluzione dai risvolti paragonabili solo alla venuta di Cristo in Terra. Soprattutto perchè significherà il superamento di ancestrali contraddizioni tra le quali quella che l’umanità è andata sulla Luna, ma non riesce a risolvere il problema della fame nel mondo. Risolvere queste contraddizioni significa mettere in discussione tutto l’impianto ideologico che regge la civiltà occidentale ivi compreso un sistema che è legittimamente capitalistico, ma altrettanto immoralmente non distribuisce ricchezza in maniera equa. Distribuire ricchezza non significa una mera divisione dei profitti. Distribuire ricchezza significa anche produrre in modo tale da risparmiare fonti energetiche, dividendo i profitti non solo in termini di liquidità finanziaria, ma anche in termini di qualità della vita, salute delle persone e del pianeta. Questi devono essere gli obiettivi di una società civle e di una classe politica mature prive di risentimenti ideologici o interessi privati. Le sfide che la Storia ci sta obbligando ad affrontare sono troppo importanti per perdere tempo in tali amenità. Nel passato, una tale concentrazione di questioni irrisolte non si è mai verificata. Ecco perchè l’intelligenzia mondiale deve rimboccarsi le maniche e cominciare a trovare risposte serie ed adeguate a tali questioni conscia del fatto che ogni soluzione non potrà che essere figlia di una profonda dialettica e di un compromesso che non può essere al ribasso. Ma, più di ogni altra cosa, va recuperata la fiducia che l’umanità aveva in se stessa fino a qualche decennio fa. L’uomo era concepito come l’unico animale in grado di possedere una propria creatività la quale lo portava a superare i propri limiti con la convinzione che le capacità dell’intelletto umano fossero un universo infinitamente percorribile. Ebbene, questa fiducia sta venendo meno. La necessità di un nuovo slancio positivo verso il futuro, di una ventata di ottimismo si fa sempre più pressante. Non tutto va a rotoli, non tutto va lasciato andare a rotoli. Il fatto che crescano gli appassionati di storia, significa che ci sono tante persone che hanno nostalgia del passato. Il quale, per ora, non ci serve: la grande sfida del futuro, oggi, si presenta a noi come una pagina bianca che va scritta con linguaggi nuovi e inediti che vanno inventati. Va, in altre parole, recuperato quello slancio futurista verso il nuovo, verso le innovazioni tecnologiche e di fiducia nel progresso e nell’avvenire che, dopo l’esperienza della Seconda Guerra Mondiale, non deve trovare nella guerra la sua realizzazione, ma la deve cercare nella risposta alle domande che il futuro ci sta ponendo. 

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