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La bellezza della macchina

maggio 28, 2007

Ieri ero sul sito della Nasa, nella pagina riguardante gli sforzi dell’agenzia spaziale più importante al mondo per riportare l’uomo sulla Luna. Per farlo, utilizzeranno dei moduli che nell’aspetto esteriore ricorderanno quelli utilizzati alla fine degli anni ’60. La cosa che più mi ha colpito, tuttavia, era la bellezza del modulo orbitante, di quella nave spaziale che, una volta sganciato il modulo lunare, sarebbe dovuta rimanere in orbita intorno al nostro satellite. La cosa che più mi ha colpito era la lucentezza delle superfici non verniciate, la straordinaria proporzionalità del modulo di comando, la capsula che sarebbe servita per il rientro, rispetto al modulo di servizio, dove erano riposti i sistemi per la sopravvivenza dellequipaggio. Ma, ancora di più, mi ha colpito lo straordinario sforzo tecnologico ed intellettuale che ha portato a tale risultato. In fondo, è qui che risiede l’estetica di un macchina. Più essa rappresenta lo sforzo verso il raggiungimento di un obbiettivo, più essa rispetta, scrive, nuovi canoni estetici. Dall’F-117 al Concorde alle navi della Coppa America, l’ingengeria si eleva, agli occhi di chi ne ha la sensibilità, ad arte. Poco importa se si tratta di mezzi che nascono per soddisfare deprecabili fini. Tuttavia, non si può  che rimanere affascinati da una macchina invisibile ai radar o in grado di trasportare persone riuscendo a farle arrivare a destinazione prima di quando siano partite. Nelle macchine c’è un’estetica. Forse, superiore a quella esistente nelle forme d’arte contemporanee. Oggetti meccanici ed elettronici riempiono interi musei eppure qualcuno si ostina a non rendersi conto di quanto l’intelletto tecnico possa essere fonte di ispirazione o mezzo per le arti. Pensamo al computer e a internet, mezzi indispensabili per chi si occupa di arte nel senso più lato del termine. Ebbene, in questi mezzi può nascere una nuova poetica e una nuova estetica con esiti semplicemente inimmaginabili. Da un amore che nasce tra i turbini di elettroni intercorrenti due PC all’annullamento di ogni confine, alla condivisione di contenuti. Sono tutti temi che, se da una parte possono essere lo specchio di una società diversa, dall’altra possono e devono ispirare numerose schiere di artisti. Le macchine sono belle perchè si reggono su rapporti di proporzione e funzionalità frutto di percorsi intellettuali e ingegneristici inaspettati e il loro funzionamento è altrettanto bello perchè è la realizzazione di una forma che si trasforma in atto. Da questo postulato può nascere un’estetica in grado di recuperare il gap linguistico che, sempre di più, si sta verificando tra artisti e pubblico. Siamo circondati da macchine e apprezzarle, anche esteticamente a prescindere dal design, ci può aiutare a guardarle con meno diffidenza.

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