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L’eolico nelle Marche. Una storia italiana

novembre 7, 2007

Il problema dell’eolico nelle Marche è quello che attanaglia qualsiasi opera pubblica voglia essere costruita in Italia: l’informazione su quello e come si fa. Questa disinformazione è dovuta al fatto che le opere pubbliche mobilitano un sacco di soldi e sono immediatamente visibili all’opinione pubblica la quale può venire mobilitata all’occorrenza per tutelare interessi più o meno particolari. L’energia eolica è stata usata nel mondo dalla notte dei tempi. I mulini a vento sono diventati parte del paesaggio dei Paesi Bassi. Tuttavia la sua applicazione per la produzione di elettricità ha avuto notevoli problemi. In primo luogo, la sfida è stata quella di costruire mulini che avessero un costo ragionevole abbinato ad una decente produzione energetica. In secondo luogo, la sfida è conciliare le pale eoliche con la tutela del paesaggio e della biodiversità. E’ dimostrato che alcuni uccelli possono subire la presenza di questi impianti. E’ per questo che sull’Isola di Monte Cristo le pale eoliche sono state rapidamente smantellate. Invece, la questione se le pale siano una minaccia per il paesaggio o meno, dipende, soprattutto, da inclinazioni personali. Andando nel particolare, le Marche sono una regione dove il vento soffia molto forte. E’ per questo che il Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR) marchigiano prevede forti investimenti sull’energia eolica corredati da royalties per i comuni montani che ospiteranno i tanto vituperati impianti. Il problema della distribuzione delle pale è che, secondo qualcuno, queste andrebbero ad interferire con delle rotte migratorie e con la biodiversità. Ma, andando a vedere i documenti esplicativi del PEAR (disponibili all’url:http://www.ambiente.regione.marche.it/sito/LinkClick.aspx?fileticket=TpoBWJog99E%3D&tabid=252&mid=880) è evidente che queste non verranno intaccate dall’installazione degli impianti eolici. Ma, una cosa è come sono scritte le norme, un’altra come vengono applicate. Il PEAR viene gestito male. Ogni comune vuole ottenere il suo mulino a vento con la sua dote di finanziamenti, continuando a proporre progetti da valutare anche attraverso la famigerata valutazione di impatto ambientale, sperando che, magari, il sostegno dato in campagna elettorale da parte di qualche sindaco a qualche assessore regionale faccia la sua parte, portando alla costruzione di un impianto eolico magari nel giardino di casa. Magari nelle Marche la prassi non sarà esattamente questa, ma questa regione è solo una delle venti che compongono il nostro Paese, un Paese in cui clientelarismi e corruzione sono in grado di rovinare qualsiasi progetto ben partorito. Un’altra faccia del caso marchigiano dell’eolico è la presenza di comitati antitutto che si stanno opponendo alla costruzione dell’eolico nella propria regione. Figli di un modo tutto loro di concepire la politica stanno acquisendo un grande potere sulla base di un qualunquismo difficilmente comprensibile all’osservatore esterno.  E’ vero che la gran parte dei soldi destinati allo sviluppo dell’eolico sta andando nell’alto maceratese. Ma è anche vero che l’alto maceratese non è esattamente il volano dello sviluppo delle Marche. E’ giusto che chi ha di meno, ha meno sviluppo possa godere di una qualsiasi chance ed è giusto che lo possa fare nel rispetto dei canoni ambientali. Se il PEAR della Regione Marche prevede determinati standard, perché questi non possono essere rispettati, anche se i siti interessati non sono a duemila chilometri di distanza l’uno dall’altro? Questa è una delle questioni, ma un’altra è: come garantisco la sopravvivenza dei piccoli comuni di montagna? Evidentemente anche i piccoli comuni hanno diritto di esistere e questo va garantito nel pieno rispetto dell’ambiente, è vero, ma anche e soprattutto dei cittadini che li abitano e che sono stanchi di vedere portata via la ricchezza del proprio territorio così come avviene in ogni area dell’Italia centrale che abbia scelto un’economia di tipo turistico. Ma la vera questione è se vogliamo investire o no nelle energie rinnovabili. Il progetto delle Marche è l’unico che, in Italia, abbia seriamente investito in energie alternative. Non si ha notizia, nel nostro paese, di un’altra regione che abbia mobilitato così tanti fondi per una fonte alternativa a quelle di origine fossile. E questo i comitati lo sanno. Solo che, la loro sete di potere e la loro avidità impedisce al Paese di progredire. E’ evidente che, dove ci sono soldi, c’è corruzione, ma questa la devono combattere la società civile e quella parte sana delle istituzioni che c’è e che deve essere legittimata. La faccenda dell’eolico marchigiano è solo l’ultima di una serie di querelle scoppiate in Italia su questioni di pubblico interesse che poco hanno a che fare con l’ambientalismo.  Ora, qualche testa calda di qualche organizzazione ambientalista o partitica si inventerà che i pannelli solari sui tetti delle case producono un riflesso tale da deturpare il paesaggio. E’ ora di finirla con le sciocchezze e le manifestazioni di piazza. L’Italia ha bisogno di sviluppo, di scelte coraggiose e di una classe dirigente in grado di sostenerle nel pieno rispetto dell’ambiente e della fauna, dal momento che le tecnologie per farlo esistono.   

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