Skip to content

Frattaglie antipolitiche

novembre 12, 2007

Provo un certo senso di disgusto leggendo i libri di Diritto Pubblico e Scienza Politica che mi sono stati assegnati durante questo Anno Accademico. Il senso di disgusto è come ci siano tante persone che ci stanno prendendo in giro credendo di sapere tutto perché hanno una laurea con 110/110 e Lode con Pubblicazione della Tesi e non hanno il coraggio di ascoltare chi, magari, dal basso e con strumenti molto più semplici si sta rendendo conto che determinate cose che stanno succedendo in Italia devono essere lette sotto criteri nuovi e diversi rispetto al passato. Quello che sta accadendo è nato da un brodo di coltura fatto da un’informazione non tanto sana e un mondo politico incompetente e sordo. La politica italiana si basa sulla delegittimazione reciproca mentre il mondo dell’informazione appartiene a non si sa bene chi. In tutto questo, si sono formate subculture nuove e chiassose delle quali non si conoscono presupposti e finalità. Beppe Grillo è solo la punta dell’Iceberg di un mondo fatto da migliaia di persone le quali, magari in buona fede, seguono ideali posticci e non fino in fondo comprensibili. L’esempio più scolastico che possa esistere è il movimento No-Tav. Questi movimenti sono nati, grosso modo, in concomitanza con le Olimpiadi di Torino (2005-2006) opponendosi all’escavazione di un tunnel in Val di Susa in quanto Nelle montagne da traforare ci sarebbero stati filoni di amianto. Una volta accertato questo, il progetto per la linea ad alta velocità Torino-Lione, una delle opere del Corridoio 5 europeo il quale, un giorno, connetterà la Francia all’Ucraina, si è spostato verso un’altra valle con il sostegno dell’UE che vuole fortemente la realizzazione di opere su scala continentale per motivi abbastanza ovvi. Fatto sta che, anche nella valle accanto si è scatenata l’ira di Dio. Agnoletto, uno dei leader del movimento No-Tav è andato dalla Commissione UE a dire che la Torino-Lione “non si farà” tra le perplessità del commissario competente. Le opere pubbliche sono una cosa buona perché permettono i collegamenti di più regioni, di sistemi, quindi, che, altrimenti (termodinamica docet), a lungo andare, si spengono con chi ci vive dentro. Se non ci sono interazioni con l’esterno, un sistema non è in grado di produrre da solo tutta l’energia necessaria alla sua sopravvivenza. Le opere pubbliche servono proprio a questo: trasportare energia, sotto forma di capitale umano e merci, da un sistema all’altro così che questi sistemi diventino uno interdipendente dall’altro e possano vivere in un periodo sufficientemente lungo con vantaggio per tutti, ceti deboli in primis. L’Alta Velocità, infatti, dovrebbe portare ad un alleggerimento del traffico ferroviario sia merci che passeggeri, permettendo a tutti di avere più treni, più puntuali e, quindi, meno traffico privato sulle strade con conseguente minore consumo di benzina ( i treni, qualsiasi cosa li muova, consumano molto meno rispetto alla più ecologica auto ibrida). In questo discorso, risiede l’infondatezza di chi si oppone, per principio, alla costruzione di un’infrastruttura del genere. La stessa cosa succede, purtroppo, in tutta Italia qualsiasi cosa il governo voglia fare, costruire. La stessa cosa succede a Firenze contro la Tramvia, nelle Marche per l’eolico, in Sicilia per le trivellazioni in val di Noto. Con le dovute differenze, emerge un fattore comune che nessuno sta prendendo in considerazione. Tutte queste persone che, più o meno ragionevolmente, si oppongono alla realizzazione di qualsiasi cosa stanno acquisendo un grande potere, sulla cui gestione occorre un minimo sindacare. I movimenti, di qualunque interesse si facciano promotori, o si dissolvono o si istituzionalizzano. Il problema è che questi movimenti non hanno intenzione di istituzionalizzarsi. L’alternativa è, appunto, lo scioglimento. Ma questi movimenti sono anche gruppo di interesse collegati a determinati partiti, anche di governo. Siamo davanti ad un cortocircuito del quale si nutrono i leader di questi piccoli ma agguerriti movimenti. Queste persone hanno acquisito prestigio nelle comunità dove vivono. Come gestiranno questo prestigio. In questi movimenti, la figura del leader è fondamentale, come in tutte le organizzazioni non istituzionalizzate. Questi piccoli leader, quando avranno perso la loro battaglia, con cosa camperanno? Agnoletto, dopo Genova, è finito come parlamentare europeo. Oggi, al suo posto, in qualità di leader antisistema, c’è Beppe Grillo. Cosa sarà del . divus    Grillus, tra qualche anno, quando l’antipolitica sarà finita? Lo scopriremo solo vivendo. Quello che è chiaro è che questi movimenti non sono guidate né da chi, nella società, è mediamente più preparato, né da figure moralmente rilevanti. Ma da burattini nelle mani di chi vuole paralizzare definitivamente un’Italia già non molto mobile così da assumerne definitivamente il controllo. Inizia per M e finisce per A. Provate a indovinare di chi si tratta.

Annunci

I commenti sono chiusi.