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Gabriele Sandri e Carlo Giuliani

novembre 13, 2007

La morte di Gabriele Sandri è uno scandalo. Come può un poliziotto dare di matto e sparare ad altezza d’uomo così, per sport? Si potrebbe pensare che questa azione sia stata dettata da logiche di terrorismo di stato, ma così non è in quanto il poliziotto, Luigi Spaccarotella, è stato scaricato dal questore di Arezzo convinto che l’omicidio commesso non sia colposo, ma volontario, mentre Antonio Manganelli, il capo della Polizia sostiene che quello sparo sia stato "un’azione maldestra" (leggi stupida) dando sostanzialmente dell’idiota all’imputato dell’ultimo processo mediatico nazionale. L’ultimo caso di un omicidio-giustificato o meno-perpetrato dalle forza di polizia risale all’estate del 2001 quando un carabiniere di leva, Mario Placanica, sparò a Carlo Giuliani in circostanze ancora ambigue. Quello che colpisce è il differente atteggiamento dello Stato nei confrinti di chi è stato a sparare. La prima cosa che si è cercato di chiarire, in questo caso, è cosa diavolo fosse successo, mentre nel 2001, beh, sappiamo come sono andate le cose e della politica di insabbiamento posta in essere, non considerando l’aggravante del fatto che Carlo Giuliani era di sinistra e, si sa, chi muore in difesa del proletariato diventa un martire, mentre un tifoso laziale quindi, probabilmente di destra, è poco più che un servo del padrone. E, poi, oggi, 13 novembre 2007, non c’èil G8 tra i piedi e tra le colonne delle testate nazionali. In generale, in questo caso, nessuno ha interesse a strumentalizzare nessuno. Ed è proprio questo lo scandalo. In fondo, in Italia, chiunque partecipi alla vita politica non aspetta altro che strumentalizzare gli eventi e utilizzarli contro la parte politica avversa. Questo, oggi, non può succedere in quanto un membro delle forze dell’ordine ha ucciso un ragazzo di destra il quale, magari simpaizzava per l’azione di Placanica nei confronti di Giuliani. In questo paradosso si nota quanto fragile sia la società civile italiana. Così avvitata su distinzioni prive di senso soprattutto quando si tratta di morte e di vita umana, faccende talmente grandi da pretendere il silenzio di tutti e la verità come unico fine.

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