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Perchè Berlusconi non vuole le riforme istituzionali

novembre 22, 2007

Ci manca poco che Veltroni definisca il governo Prodi un governo amico. Amico come Tambroni nei confronti della DC. Chi ha studiato storia se lo ricorda. Anche se Prodi ha un vantaggio rispetto al malcapitato agnello sacrificale del centrosinistra col PSI ancora a trazione marxista: la legittimazione popolare. Vero, ma anche Veltroni ha una forte legittimazione dal basso. Allora? Allora, signore e signori, ecco la nuova forma di governo italiana. Dopo il governo a direzione plurima dissociata, cioè, un governo direttoriale in mano ai partiti, il peronismo berlusconiano, ecco il triumvirato tra Prodi, Veltroni e Berlusconi che hanno mobilitato direttamente un esercito di elettori a pagamento da usare come fiches sul tavolo verde della politica italiana. Il primo a perdere la testa, in questa strana convergenza, sarà Prodi che, tanto, abbandonerà la scena. Seguirà un duello tra Veltroni e Berlusconi dove si potrebbero incuneare AN e UDC rompendo non poco le uova nel paniere al Cavaliere e al sindaco di Roma. Tuttavia, una cosa è chiara: Berlusconi è convinto di vincere le elezioni, ma ha bisogno di Veltroni per comandare. E, visto che il premier vuole essere primo ministro, non lo può diventare con troppi poteri: il sistema deve rimanere assembleare in modo tale da non togliere potere a Veltroni il quale continuerebbe a fare da cane da guardia nei confronti di Palazzo Chigi. La grossa coalizione all’italiana può funzionare solo se il Parlamento rimane forte e tutti guadagnano qualcosa, altrimenti non può andare avanti.

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