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Status dell’economia cinese

dicembre 14, 2007

L’economia cinese proviene da quasi trent’ anni di crescita (1980-2007) molto sostenuta, con ritmi che vanno dal 7% al 15% (Fonte:FMI). Questo tasso di crescita ha subito solo pochi grandi scossoni. L’ultimo è stato nel 1989, quando il regime represse nel sangue la rivolta di Piazza Tien An Men. La crescita del Celeste Impero è frutto delle riforme iniziate nel 1978 da Deng Xiaoping a partire dall’agricoltura fino ad arrivare all’industria manifatturiera. Al di fuori di queste liberalizzazioni rimangono fuori settori dell’industria di base, come l’automobile.

Nonostante la domanda interna continui ad aumentare, soprattutto nelle città, il grosso dei prodotti cinesi viene esportato verso i mercati occidentali. La bilancia commerciale cinese è, infatti, in attivo con tutte le aree del mondo sviluppato, mentre è in passivo solo con l’Associazione delle nazioni del Sud-Est Asiatico (Asean) principale fornitore di materie prime e semilavorati grazie al basso costo del lavoro e ad una politica monetaria volta a tenere basso il valore della divisa nazionale (Youan). Il valore delle eccedenze commerciali con il mondo ha quasi raggiunto i $100 miliardi nel 2005, mentre il disavanzo nei confronti dell’Asean supera di poco $10 miliardi. (Fonte: Atlante di Le monde Diplomaituque, cit.)

Nonostante si stia sviluppando un’industria ad alta tecnologia e alto valore aggiunto, il grosso delle esportazioni cinesi riguarda manufatti poco pregiati e prodotti arrivati alla fase matura del proprio ciclo di vita, in particolare, nel settore tessile.

I grandi investimenti occidentali si concentrano sulla costa orientale dalla regione del Liaoling al Guangdong, mentre, all’interno, le imprese occidentali quasi non esistono. La presenza di porti e l’atmosfera dinamica e innovativa delle città come Shanghai sono fattori molto importanti per la localizzazione di imprese occidentali.

Il boom economico cinese ha un costo non soltanto in termini sociali, di differenze di reddito tra città e campagna, ma anche ambientali. Una politica energetica basata sui combustibili fossili ha portato la Cina a coprire il 17% delle emissioni mondiali (fonte: Dipartimento per l’Energia USA, dati del 2006).  

Come dimostra la celebrazione dei giochi olimpici estivi dal 1984 al 2004, non si può apprezzare una diretta consequenzialità tra crescita economica e Olimpiadi. Infatti, la curva della crescita del Pil dei paesi ospitanti nei due anni precedenti e successivi i giochi non subisce apprezzabili variazioni rispetto alla congiuntura del Paese o delle regioni di riferimento (Fonte: FMI. Dati riferiti al Pil di USA, Corea del Sud, Spagna, Australia, Grecia confrontati con le informazioni su USA e Paesi del G7).

 

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