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Termovalorizzatori, un po’ di chiarezza

gennaio 10, 2008

E’ mai possibile che l’Italia sia l’unico paese in europa che deve vivere senza termovalorizzatori? Io, i termovalorizzatori, li ho visti da dentro e ho visto i sistemi che ci sono per abbattere i fumi, le polveri e la diossina. Il bello dell’impianto che ho visto è che ha operato per dieci anni sotto il pressante screening della Agenzia Regionale Protezione Ambiente Toscana (Arpat) perchè movimenti dei cittadini, supportati dalla politica locale, avevano deciso che questo impianto non doveva esistere. Dieci anni dopo, questo cogeneratore, si chiama così in quanto produce anche vapore per un’industria vicina, è stato acquistato da un consorzio pubblico-privato tra gli applausi della classe dirigente locale.
Questo impianto non inquina, dice l’Arpat. Infatti, la Provincia di Grosseto non ha esitato a comprarlo. I problemi che vengono additati ai termovalorizzatori sono falsi problemi: delle polveri ultrasottili si sa sncora molto poco, mentre le polveri sottili possono essere abbattute così come diossina e altre schifezze: gli ingegneri servono a questo. Come servono per risolvere il problema delle ceneri le quali sì devono essere smaltite in discariche per i rifiuti industriali ma sono, tutto sommato, materiale inerte. E’ chimicamente piuttosto complicato sostenere che delle ceneri possano reagire con qualsiasi altra cosa dato che nel Cdr, il combustibile da rifiuti, non vanno a finire metalli e cose del genere. Nei salsicciotti che vengono bruciati, in genere, in forni a letto fluido, ci sono solo materiali infiammabili combinati secondo percentuali standard. Questo succede nei termovalorizzatori che vanno a Cdr e che sono quelli che verranno costruiti anche a Napoli, speriamo di aver fatto un po’ di chiarezza.

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