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Il dopo Prodi

gennaio 22, 2008

Clemente Mastella ha mandato a casa Romano Prodi e il suo governo. Questo il riassunto di due giorni che tutti ci saremmo volentieri risparmiati. Già i politici non ci piacciono fino in fondo. Ora, ricominciano a muoversi secondo tatticismi che non hanno niente a che fare con il mandato elettorale. Ora, le alternative sono due: goeverno istituzionale o elezioni. Il sistema sembra aver scelto la seconda opzione, sostanzialmente a causa di quella spada di damocle che è il referendum. La classe politica vuole guadagnare tempo, soprattutto i piccoli partiti che non vogliono soglie di sbarramento troppo alte. Tuttavia, la legge elettorale vigente metterebbe comunque a rischio: con la soglia di sbarramento al 4% per i partiti non coalizzati mettono seriamente a rischio la propria sopravvivenza: Dini e stesso Mastella rischiano, se non si coalizzano al resto del centrosinistra, di non essere rappresentate. Rischierebbero anche se Dini e Mastella formassero una coalizione omogenea: non raggiungerebbero, insieme, la soglia del 10%. Questo per quanto riguarda la Camera, dove anche Casini avesse dei seri problemi ad essere rappresentati. Così al Senato: dove le soglie di sbarramento sono molto più basse per i singoli, ma per le coalizioni salgono al 20%. Questo autentico guazzabuglio è una manna per il centrodestra: secondo le ultime elezioni politiche AN e Forza Italia sono strutturalmente più forti del Partito Democratico che, ancora senza una effettiva organizzazione attiva sul territorio, si troverà in difficoltà nell’organizzare una campagna elettorale. La prossima settimana, dove verranno stabilite le modalità di risoluzionedella crisi, ne sapremo di più, ma, se Prodi crollerà e andremo alle elezioni la prossima legislatura sarà di nuovo costretta dai tatticismi dei partiti e dall’immobilismo.  Anche se Berlusconi riottenesse la presidenza del Consiglio le rimostranze di Alleanza Nazionale si faranno sentire.

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