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I programmi e la società

aprile 9, 2008

I programmi sono come i fiori profumati o le belle donne. Durano finchè durano. Parafrasando quello che diceva il povero De Gaulle riguardo i trattati internazionali, capiamo uan grande verità della politica. Per quanto i programmi elettorali siano ottimisti, questi devono scontrarsi con attriti molto forti come, ad esempio, la congiuntura economica. La situazione che un governo deve affrontare è sempre diversa da quella che si aspetta. C’è sempre qualcosa che non va. Il Prof. Mann della Brookins Institution , in una sua conferenza a Firenze, parlando della politica esetera statunitense, riportava come, dopo l’11 Settembre, la posizione isolazionista di Bush sia radicalmente cambiata, fino agli eccessi Iracheni. Non bisogna credere fino in fondo ai programi dei partiti. Quello che conta, nella scelta, è capire quale progetto di società hanno gli schieramenti che si contendono il governo del paese. Questo modo di ragionare non è semplice da spiegare in quanto tutti vorremmo che il partito per cui, magari, militiamo esaudisca le aspettative create con il programma. Ma spesso non è così per i motivi sopra elencati, ma anche perchè i programmi sono sostanzialmente specchietti per le allodole. Non che l’elettorato sia stupido. I programmi servono per attirare l’attenzione sul progetto di società che ha il partito e sugli strumenti dei quali tendenzialmente questo ha intenzione di servirsi. In queste elezioni poltiche, finalmente, ci sono due partiti con le idee abbastanza chiare. Da un lato, c’è Berlusconi che sogna un Paese che va in ordine sparso, dove ognuno può fare quello che vuole senza dover rispondere a nessuno. Aspirazione legittima. Dall’altra, c’è un partito che parla di talento, di persone e di ultimi da aiutare. Pur militando nel Partito Democratico sono consapevole che potrà essere considerato un successo il raggiungimento di sei dei dodici punti del programma. Quello che dobbiamo fare, in queste elezioni, è dare fiducia, tutta la  nostra fiducia a Veltroni. Massì, fidiamoci di lui. Un uomo che sembra mediocre in apparenza, ma che è riuscito a mobilitare tre milioni di persone di ogni sesso ed età alle Primarie ed è riuscito a dare entusiasmo e determinazione a tanti militanti o persone che prima erano un troppo distanti dalla politica. Il Pd non so se concluderà il percorso dell’Italia ai Mondiali dell’82, ma credo che sia possibile farcela. Poi, ognuno può scegliere ma credo, per il bene del Paese, che sia fondamentale fidarci del sindaco di Roma e del suo partito.

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