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Duck tales

maggio 2, 2008

Qualche anonima checca isterica mi ha definito, in un blog sulla piattaforma livespace, il papero censore. Non voglio riassumere i termini di una faccenda poco edificante soprattutto per me che mi ci sono confuso, però è sempre estremamente piacevole quando non divertente vedere come determinate dinamiche sfuggano le regole della razionalità umana. Sto cercando di trarre una morale da una faccenda un po’ squallida.
Un gruppo di tre studenti fuori-sede tenta di tenere in piedi un rapporto cresciuto negli anni del liceo. Cosa legittima, anche se, questo gruppo, era denso di chiacchiericcio e di meschinità di ogni sorta. Tutto quasi bene fino a capodanno dove cominciano le prime divergenze che si espandono fino ad oggi, dove, tutto, sostanzialmente, degenera a causa di una vacanza. Premesso che io non ho niente a che fare con molte di quelle persone da un paio d’anni- Dio ne scampi- e che non volevo andare in vacanza con loro- non voglio tornare a casa per estradizione- leggendo della questione mi sono divertito a spammare in libertà. Ora,  sinceramente non so  neanche quale sia il punto saliente della faccenda che si commenta da sè. Le cose positive sono due o tre:
   
    1. Ho ritrovato il mio abituale sarcasmo
    2. Ho trovato un bel nickname: il Papero Censore
    3. Il mio ego enorme è cresciuto ulteriormente.

A proposito di cose divertenti, forse la persona più viscida dei tre ha detto che nessuno si è mai accorto della [mia] presenza o assenza da questo mondo. Sinceramente boh. E’ raro che parli di questioni personali qui sopra, ma oggi avevo voglia di raccontarvi questo divertimento retorico. Seriamente dissertando, per me, è sinceramente complicato capire come mai a determinate persone, tante nella nostra generazione, piaccia creare delle cricche, dei culti misterici dove chi ne esce o chi non rispetta i dettami della tribù è un indegno e, se non deve morire, poco ci manca. Il fenomeno è molto semplice, di facile lettura e, secondo me, è assimilabile- esclusivamente nel modo di pensare e di ragionare- a quello delle bestie di Satana. Tu fai parte di un gruppo, quando fai una scelta libera e autodeterminata, sei un pezzo di merda. Sinceramente, questa polarizzazione non la capisco. Per tanti, troppi, l’amicizia è un sentimento malinteso e distorto,  totalizzante come solo una grande passione amorosa può essere. La faccenda mi fa ridere in quanto ognuno di noi, credo, abbia ottimi amici che riusciamo a contattare solo ogni tanto. Ma, soprattutto, mi fa specie la maledetta ipocrisia provinciale che è stata denunciata da fior di pubblicistica dove qualcuno si sente in grado di stabilire la dignità di una o più persone. Non so voi, ma questo modo di pensare non mi piace per niente. Si vede che sono un marziano, o che vengo da Paperopoli.

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