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Perchè non usare i soldati per mantenere l’ordine pubblico

giugno 16, 2008

Cosa significa l’esercito nelle strade? All’apparenza, nulla. Potenzialmente, un sacco di cose. Sicuramente due: o esiste un piano per restringere lo spazio delle libertà individuali o i signori che ci governano non hanno la minima idea di cosa debba fare un esercito. Un esercito combatte, uccide. E’ fatto per questo e, in casi eccezionali, presidia il territorio. Magari, quando c’è un invasione, un nemico con cui combattiamo una guerra che, necessariamente, terminerà con un trattato di pace. L’esercito nasce per questo. Solo che, all’interno dell’esercito, quando questo viene impiegato per tenere l’ordine in tempo di pace, si addestrano uomini a svolgere funzioni di polizia. E’ il caso dei Carabinieri. Sinceramente, non credo che un Granatiere di Sardegna abbia la stessa professionalità di un Carabiniere nel garantire l’ordine pubblico: è una questione di addestramento. Al di là di questo, non stiamo combattendo una guerra e, discariche campane a parte, non siamo in una situazione del tutto fuori controllo, non stiamo combattendo una guerra, almeno sul nostro territorio, quindi, perchè non aumentare le risorse di Polizia e Carabinieri piuttosto che dare un’altra missione ai nostri soldati? Detto fra parentesi, le nostre FFAA sono fatte da professionisti, non da civili che, occasionalmente svolgono le funzioni di soldato: non siamo gli Stati Uniti, non abbiamo la Guardia Nazionale che interviene in caso di calamità o in casi eccezionali, tipo 11 Settembre. Un uso simile dello strumento bellico è estraneo alla nostra cultura . Se è per questo, è estraneo anche al budget della difesa che Prodi ha portato all’1.1% del Pil, mentre l’ex ministro Pisanu sosteneva che si dovesse arrivare al 2.2% del Pil per le FFAA che, tra l’altro, sono impiegate in mezzo mondo e, forse, andranno in prima linea in Afghanistan. Non so se il governo si rende conto del fatto che in prima linea si spara e le munizioni vanno comperate così come la benzina per i Lince che, forse, viaggeranno per le nsotre strade, come vanno pagatele indennità che i nostri soldati percepiranno durante i pattugliamenti notturni, ad esempio: parlamo di professionisti. Non è una questione di principio: è evidente che non credo nell’ipotesi di un restringimento delle libertà individuali e dei diritti civili. Sono, però, convintissimo del fatto che, di politica di difesa, il centrodestra non capisca molto. L’attacco a Nassirya, nessuno lo dice, è stato così devastante perchè la base, nel centro della cittadina iraqena, non era protetta con un sistema di terrapieni etc. che, se fosse stato costruito, come ad Herat, Afghanistan, avrebbe impedito al TIR carico di tritolo di schiantarsi contro la Santa Barbara del compound italiano. Questo dispositivo non era stato installato, perchè noi, in Iraq, non stavamo combattendo una guerra. Infatti, la Battaglia dei Ponti è stata uno scambio di cortesie tra i locali e le nostre forze sul campo. Se il centrodestra, con Martino, grande economista, alla difesa, ha fatto questo, quali disastri rischia di fare quello odierno, il cui ministro alla difesa è La Russa, con una gestione dissennata dello strumento bellico? Basti ricordare che nel 2005 la nostra spesa militare era dell’1.5% del Pil, nel 2006, Tremonti all’Economia, è crollato allo 0.9%. Ricapitolando la questione, bisogna: costruire il ponte sullo Stretto, bisogna fare il Nucleare entreo il 2013, vogliamo mantenere le missioni all’estero e c’è uno Stato Sociale, si chiama, oggigiorno, welfare system da tenere in piedi. Cavaliere, buona fortuna.

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