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Pubblicità e propaganda hitleriana nella società di massa

giugno 18, 2008

La Pubblicità

La storia

 

Mentre nel passato esistevano insegne, banditori o espressioni artistiche come la colonna Traiana o la Bibbia dei poveri (per chi non sapeva leggere) o marchi di identificazione delle corporazioni come garanzia della qualità, è nel 1800 che per la pubblicità  si verifica una rivoluzione, che avviene per l’estendersi del mercato e dei mezzi di comunicazione (che vengono sfruttati tutti in ogni loro possibilità, come farà Hitler), e soprattutto per la possibilità di riprodurre moltissime volte le immagini, che si indirizzano non più a qualcuno di specifico ma alla massa, che ne viene sommersa.

 

Obiettivi e ricerche su desideri e reazioni: che messaggio trasmettere

 

L’obiettivo della pubblicità è vendere, nel senso di far preferire una marca piuttosto che un’altra, a volte indifferenziabili a priori, per un dettaglio o una caratteristica che soddisfi i desideri nascosti (consci o meno) dell’acquirente, ricercati attraverso specifiche indagini. In un dentifricio non si ricerca l’igiene della bocca, ma lo sbiancare i denti, così importante per l’immagine nella società, e su questo il pubblicitario deve puntare.

 

Non essendoci un rapporto diretto, ma mediato, sono necessarie specifiche ricerche sulla reazione al messaggio, lavorando sempre sul valor medio della popolazione. Scaturiscono fattori come

  1. E’ importante il giudizio del gruppo in cui si vive. Determinati articoli (come l’automobile: una Mercedes piuttosto che una Fiat) sono considerati status symbol della propria classe sociale e  delle proprie ambizioni, status symbols che peraltro cambiano rapidissimamente.
  2. Non ci si deve opporre alla cultura o agli interessi pregressi del ricevente, che altrimenti traviserà o non riceverà il messaggio: in pratica, le persone vogliono sentirsi dire quello che vogliono. La pubblicità non può frustrare le aspettative delle persone su un determinato prodotto (negli anni ’50, dopo la guerra, i primi impasti per torte già pronti dovevano recare la scritta “aggiungere due uova”, altrimenti aggiunte comunque dalla casalinghe che avevano questa aspettativa per una torta.)
  3. Bisogna eliminare il senso di colpa che si prova nell’acquistare un “lusso”, sia per quanto riguarda la dieta (tutto è con “pochi grassi”;  “il piacere senza il peccato”) o per quanto riguarda il venir meno al proprio impegno o fatica con l’acquisto di una comodità (lavatrice).
  4. Il problema che il bene si propone di risolvere deve essere sentito proprio dal destinatario
  5. Altri

 

Nel messaggio è posta enfasi su aspetti che possano stimolare le aspirazioni, i bisogni, i desideri dell’acquirente, come sicurezza emotiva, stima, speculazione sugli affetti, mondo del passato e legami familiari, bisogno di immortalità o potenza

Alcune scelte sono fatte razionalmente, per esempio l’unione di qualità e risparmio, ma sono essenziali le motivazioni irrazionali: se un bene è considerato poco prestigioso, non viene venduto fin quando non gli si aumenta il prezzo e si presenta, con un espediente, come un’offerta speciale.
Ancora essenziali sono le associazioni libere: se prugne secche = stitichezza, non si venderanno fino a che non si concentrerà il consumatore sul loro buon sapore. Se radersi = mutilazione della propria virilità, gli strumenti per questo gesto dovranno essere pubblicizzati da uomini con caratteristiche virili esaltate dal prodotto.

Importanti anche i simboli e le loro associazioni anche inconsce .

 

Testimonial

 

I testimonial svolgono un ruolo fondamentale, sono essenzialmente di due tipi:  
-Nel primo caso, si scelgono persone che presentano gli stessi problemi dell’acquirente, che diventano molto spesso modelli da imitare in quanto belli, ricchi, colti
-Nel secondo caso, si scelgono divi che mostrano di utilizzare il dato prodotto. Esso comincia ad essere visto come status symbol che, acquistato, permetterà di divenire “divi” a propria volta.

Non a caso nella propaganda Hitler usò manifesti con soldati che si rivolgevano ai tedeschi “und du?”: diventavano modelli da seguire.

 

Sui bambini tutto questo agisce in modo particolare e inquietante, come nella Germania nazista essi erano invitati a collezionare figurine di Hitler e eroi nazisti.

 

La creazione del “mito del Führer”

 

I tratti comuni con la pubblicità

 

È forma di pubblicità anche il semplice porsi in un determinato modo o atteggiamento. Si possono assimilare alla pubblicità moltissimi tratti di propaganda pro o contro Hitler, ma in particolare: 
1)  i tratti femminili, “da prima donna” ritrovati in Hitler da un’eminente rivista socialista: i suoi gesti troppo studiati e l’ammirazione verso se stesso generavano attrazione pseudo-erotica sulle masse
2) slogan martellanti, manifesti, appelli al rinnovamento della Germania
3) simboli (svastica, colori, persona stessa del Führer)

Il nome…

Führer significa guida. Hitler veniva chiamato soltanto “il nostro Führer” o “Adolf Hitler”. Inizialmente (’20-’21) , Führer indicava solo il capo del partito NSDAP, dopo la marcia su Roma di Mussolini si tradusse così il termine italiano “duce”. Nel ’26 Goebbels divenne un fanatico sostenitore di Hitler, e il massimo fautore del “mito del Führer”, descritto in toni mistici come colui che aveva risollevato la Germania da incertezze e disperazione.

 

… e il saluto

 

A questo punto il saluto “Heil Hitler” con il braccio alzato fu reso obbligatorio tra i membri del partito, e sarà molto importante successivamente, quando, imposto a tutti, corrisponderà all’accettazione del regime (imposta o entusiastica)

 

Obiettivi e destinatari della propaganda prima della presa del potere

 

Nel ’30, per le elezioni del Reichstag, il partito nazionalsocialista ottenne il 18,3 % dei voti, ma ancora c’erano delle opposizioni da abbattere:

  1. la sinistra socialista e comunista
  2. la destra borghese e conservatrice
  3. i cattolici à Hitler si professò sempre molto religioso e attento ai bisogni spirituali della Germania. Questo cozzava con la componente religiosa del suo culto: gli si erigevano altari, si pregava per lui, si assimilava ora ad Odino, ora al mitico “Führer” che si attendeva, che avrebbe impersonato volontà e destini del popolo.

Egli conosceva il valore della propaganda personale, anche se prendeva le distanze da chi troppo lo osannava per accettare invece i commenti di Goebbels sulla sua semplicità e umanità

 

La propaganda dopo la conquista del potere

Hitler va al potere il 30 gennaio del ’33.
Da allora in poi, i suoi compleanni divennero feste per tutta la nazione (come faceva Augusto nel I secolo a.C.). Dietrich (anch’egli addetto alla propaganda) poi scriveva sui giornali elogi del Führer, via via negli anni sempre più pseudo religiosi, fino a chiamarlo, nel ’35,  leader supremo e simbolo della nazione.

Ci furono momenti di crisi, da cui ci si risollevò per esempio con la riacquisizione della Renania (marzo’36) che portò entusiasmi come il 103% di voti a favore nelle successive elezioni.

 

Molto importante il simbolismo: giungere ai gremitissimi comizi in aereo e poi stringere la mano alle persone è un esempio: questo come spessissimo nella propaganda era il segno di un’intima appartenenza reciproca fra il Führer e la Germania.

 

L’utilizzo dei media fu molto consapevole: si usarono

  1. Manifesti ( -sui soldati già citati,
                       -che lo affiancarono a Hindemburg, cosa che gli permise di ottenere gli uffici di presidente
                         della repubblica alla morte del generale, carica presentata a quest’ultimo così
                         indissolubilmente legata
                      – suoi ritratti ovunque, celebrazione di vittorie o propaganda per le olimpiadi del ‘36
  2. Giornali, radio e televisione (con prima diretta nel ’38 con un discorso del Führer)
  3. Cinema (es: la giovane regista Leni Riefenstahl girò il film “il trionfo della volontà” sul comizio di
                         Norimberga)

Goebbels comprese l’importanza di utilizzare questi mezzi per ottenere un quasi assoluto consenso.

BIBLIOGRAFIA 
  • V. Packard I persuasori occulti (il Saggiatore, Milano, 1953) 
  • I. Kershaw Il <<mito di Hitler>>, (Bollati Boringhieri, 1998) 
  • S. W. Dunn Pubblicità (Enciclopedia Treccani del ‘900) 
  • C. De Seta Pubblicità e grafica (Enciclopedia Treccani del ‘900) 
  • G. L. Mosse Le origini culturali del Terzo Reich (il Saggiatore, Milano, 1968) 
  • U. Eco La struttura assente(Bompiani, Milano, 1968) _sezione B 5_

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One Comment
  1. zarathustra85 permalink
    giugno 18, 2008 3:46 pm

    è bene stare in guardia prima che Berlusconi completi al pari di Hitler la sua opera di distruzione della democrazia che ho descritto nel mio ultimo post

I commenti sono chiusi.