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Leggendo il Corriere della Sera

luglio 3, 2008

Stamattina ho speso tre ore alla Fondazione Spadolini presso il Pian de’Giullari a Firenze. Sono andato a leggermi un po’ di edizioni del Corriere della Sera pubblicate tra l’aprile e il maggio del 1915. In quei giornali si legge l’energia di un popolo che voleva farsi strada, voleva dire al mondo che c’era e che aveva una precisa idea dei propri obiettivi. Sicuramente, non è stata una buona idea buttarsi nella Prima Guerra Mondiale, ma i cinque chilometri  di corteo che Ugo Ojetti riporta da Quarto sull’edizione del 6 maggio 1915 parlano da soli. Non so dire quante persone fossero, ma la cronaca che Ojetti scrive è una cronaca fatta di scene di massa e di esaltazione collettiva lontane anni luce dalla nostra mentalità che associa tali manifestazioni, consciamente o meno, al Fascismo. Ora,mi trovavo a riflettere sulla mia esperienza universitaria. La cosa che mi colpisce è il vuoto che sento nelle aspirazioni e nelle ambizioni dei miei colleghi. Molto di loro, quando vanno agli esami, sembrano sconfitti in partenza. Sono, come dire, mosci e non attingono a tutte le risorse che hanno . Anzi, spesso le buttano via, presentandosi ai professori come se fossero già stati bocciati. In più, sono rimasto colpito dalle frasi di un professore il quale, a ricevimento, mi confessò che molti miei coetanei non credono a niente. Famiglia? Molte sono a pezzi. Patria? Roba da fascisti. Dio? Non esiste. Molti dei miei coetanei non solo non partirebbero militari, grazie al cielo, ma anche l’idea, esempio stupido, di uno stage all’estero viene rigettata a priori in quanto comporta problemi di ogni tipo a partire dalla lingua ecc. Capisco non si debba andare a farsi ammazzare sul Carso, ma anche avere un po’ più di fiducia in se stessi e, quindi, negli altri non dovrbbe essere un’utopia. Al di là dei miei coetanei, guardandci negli occhi tra di noi, miei tre o quattro lettori, in cosa crediamo tutti? Abbiamo una idea, non una ideologia, per la quale valga, per lo meno, vivere? Io, un’ideina, ce l’ho e sono sicuro che anche voi l’avete, ma gli altri? A me sembra che siamo tutti alla ricerca di soluzioni provvisorie che ci soddisfino nell’immediato e che, possibilmente vengano da altri. Il grande Messia Beppe Grillo ha fatto proprio questo: ha lanciato slogan a destra e sinistra, parlato di tecnologie un po’ così, si è servito del mondo dei media come solo uno che lo conosce bene può fare. Tuttavia, i grandi Messia contemporanei hanno il problema che non mirano che allo stomaco delle persone. Non si tratta di scrivere ideologia, ma, a me, di essere considerato un semplice produttore di spazzatura. Il fatto che fenomeni come Beppe Grillo si basino sul nulla è indicativo di come ci siamo ridotti. Non so se siamo davvero un paese depresso e stanco come qualcuno ci descrive. So che ci manca qualcosa che non sono i soldi che ci mancano per il fine mese, ma qualcosa di più di bello in cui credere. A me colpisce molto come tante persone che conosco, tanti amici che sono nati e cresciuti in un paese decorato al Valor Militare nella Resistenza, si professino fascisti, quando, nel mio paese, il fascismo non è quasi mai esistito, ad esempio. Tuttavia, non c’è solo questo. Riflettendo su tante discussioni che ho avuto in passato ho come l’impressione che tutto possa essere parte di una ideologia: non accendo la luce nell’atrio del mio palazzo perchè non voglio consumare energia, quindi, in automatico sono ambientalista, mi occupo di forze armate, quindi sono fascista, mi oppongo alla Dal Molin di Vicenza e sono un comunista. Bisognerebbe smetterla di dare etichette alle persone in base alle ideologie che, apparentemente, professano e tentare di andare un poco oltre. Altrimenti, il rischio è che il dialogo tra le diverse componenti della nostra società diventi una lotta di slogan che non fa altro che riflettere il vuoto in cui viviamo. Sinceramente, tutto questo, non mi piace.

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