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Il Pd e il finto web 2.0

luglio 6, 2008

Sono appena andato a farmi un giro sul sito della Brambilla e mi si è spalancato un universo. Tv, blog, collegamento diretto con la blogosfera. Già ero rimasto stupefatto dalla casellina intranet che c’è su votaberlusconi.it. Noi democratici siamo costretti ad accontentarci di un sito con webtv,  twitter e qualcosina d’altro che è, sì, innovativo ma si limita all’apparenza. Sarà anche partecipativo, ma è un po’ così, apparenza. L’aspetto multimediale sembra secondario, ma secondario lo è fino ad un certo punto. Io credo che la multimedialità esista anche in Italia se non altro perchè moltissimi blog sono politici ed esiste anche una piattaforma che, di sicuro, non è ricettacolo di berlusconiani, penso a Il Cannocchiale. Internet si può sfruttare in due modi, un modo tradizionale basato su un monologo di chi dà contenuti o su un discroso dove esiste  un feed e un back che permette lo sviluppo di una conversazione. Berlusconi e il suo staff hanno scelto la seconda opzione e, dotandosi di una intranet, hanno permesso una conversazione efficiente e radicata  tra i militanti sul territorio abilitati e la sede centrale del Partito. Non sono sciocchezze: sono piccoli dettagli che dettagli non sono. E’ inutile inventarsi il sito duepuntozero. Per dirla con Camisani Calzolari, il duepuntozero è un’espressione che riempie la bocca ma significa poco se non si sfrutta la nuova internet in tutte le sue potenzialità. Frequentando la politica, mi sono reso conto di come la maggior parte della comunicazione del settore sia costituita da comunicazioni interne, tra il vertice e la base, tra i vari militanti etc. La comunicazione esclusivamente rivolta all’esterno serve a poco, serve a dare l’impressione che si voglia davvero comunicare, fregandosene dei feedback. Le idee che il Pd ha messo in rete sono buone, ma vanno sviluppate e, essendo queste molto complesse, il development deve essere portato avanti con cura e con calma. Il Pdl, dal canto suo, ha costruito una rete di servizi che sono in grado di garantire un altro grado di efficienza nella comunicazione interna e, di conseguenza, in quella rivolta all’esterno. Se i gangli di un’organizzazione complessa, verticale e, tendenzialmente, monolitica come dovrebbe essere un partito non riescono a comunicare tra di loro, è difficile convincere, in primo luogo, i militanti e, in secondo, gli elettori a tenersi vicino al Partito. Questo il Pdl l’ha capito, il Pd no. Questo è il grande problema.

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