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Italici studenti di Comunicazioni alle prese con l’Inglese

luglio 8, 2008

Non so se vi avevo raccontanto del mio esame d’Inglese, spauracchio per tutti gli studenti del mio Corso di Laurea che si chiama Media e Giornalismo, ma è comunque Scienze della Comunicazione. A me è andata bene: 30, mentre alcuni miei colleghi sono stati rimandati a casa in quanto incapaci di mettere tre o quattro frasi insieme. Anzi, qualcuno si era preparato un discorsino, in Italiano, lo ha tradotto in Inglese word by word ed è andato lì sperando che la prof. non se ne accorgesse. Invece gli è andata male. Parlo del rapporto studenti-internet o del rapporto studenti-inglese? Di tutte e due le cose. Perchè, mentre ci preparavamo a dare il nostro esame, durante il corso quasi tutti noi frequentanti siamo stati coinvolti in un ciclo di conferenze alla classe che prevedevano lo studio di una parte del programma su cui dovevamo preparare le relazioni. L’argomento era Garibaldi nella Stampa americana. Cosa succedeva? Che, invece di cercare notizie e informazioni sull’Internet, la biblioteca più grande che sia mai stata concepita, molti miei colleghi le cercavano sull’internet italiana traducendo le informazioni con l’ausilio di traduttori informatici. Il mio pensiero, quando ho visto un abominio del  genere che comporta più fatica che altro ho capito che avevamo un problema. Cosa significa tutto questo discorso? Che la mancanza di uno strumento come la lingua Inglese è un problema enorme per chi si dovrà, in futuro, occupare di comunicazione se non altro perchè tutto, oggi, ha una dimensione globale e la maggior parte dei contenuti disponibili in rete non è in italiano. I casi sono due: o l’inglese si insegna o non si insegna. Nelle scuole italiane non si insegna. Io, molto dell’Inglese che so, l’ho imparato attraverso le invinite schermate testuali di SimCity 3000 perchè se aspettavo le mie insegnanti delle scuole medie, a quest’ora non sapevo neanche dire come mi chiamo. Però, ora, se navigo su internet e mi capita in ipertesto in Inglese riesco a capire cosa c’è scritto. Lo studente universitario medio italiano no. Questo è un problema abbastanza grande perchè essere costretti ad una traduzione di tutto ciò che è scritto in Inglese significa non essere in grado di recepire in maniera pienamente corretta le informazioni che provengono dall’esterno. La comunicazione mediata, specialmente per chi di comunicazione si occuperà, è quanto di peggio ci possa essere perchè la traduzione è, in primo luogo, interpretazione. E se il traduttore fosse in malafede? Ma questo è un altro paio di maniche. Il fatto drammatico è questo: agli studenti italiani non interessa conoscere una lingua straniera. A dir la verità, mi sembra interessi poco anche studiare tutto il resto, ma questo è un altro discorso. Il problema delle lingue straniere è complesso. La scuola ha le sue colpe, così come gli individui ma, teniamo presente, che se il mercato pubblicitario su internet in Italia vale molto meno di quello del resto d’Europa, uno dei problemi è proprio la lingua. Come faccio, esempio, ad andare su Technorati o su Mybloglog senza sapere l’Inglese? Boh!

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