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Sulla Tv Italiana

luglio 14, 2008

Essendo finita la stagione televisiva da un pezzo, credo sia opportuno riflettere su quello che ci viene propinato giorno dopo giorno sulla nostra TV. Tuttavia, la nostra televisione è generalista ed è fatta di talmente tante cose che non si sa di cosa parlare. Una mezza idea di cosa parlare mi sarebbe venuta: credo che parlerà delle fiction perchè, in primo luogo, sono un argomento interessante, in secondo vengono guardate da un sacco di gente, in terzo ci permettono di riflettere sulla TV italiana ed europea in generale. La prima domanda a cui è opportuno rispondere è "perchè le serie americane hanno successo?" Questa domanda ci permette di dal punto di vista dei personaggi e di cosa raccontano. Esiste un prototipo di serie TV made un USA che si chiama Star Trek. Un’astronave sulla cui plancia ci sono una decina di personaggi che cooperano e che offrono una molteplicità di punti di vista sulla realtà che affrontano, realtà fittizia che serve da pretesto per studiare la realtà vera e porsi domande su di essa. Questo è il segreto. Come mai noi non siamo in grado di costruire serie del genere? Perchè ci manca la cultura del chiedersi perchè e dell’intrattenimento multilivello. Le domande che vengono poste, non sono chiare a tutti. Molti non si rendono conto dell’argomento degli episodi, si limitano a guardare rapiti quasi esclusivamente dall’intreccio che, in una logica italiana e europea, in generale, è la cosa principale. Tutto questo impoverisce  il nostro panorama televisivo e ci impedisce di staccarci dalla fiction monografica tipo quelle che hanno descritto vita, morte e miracoli di Padre Pio. Non per sminuire i due monumentali lavori che, tra l’altro, sono stati anche prodotti in versione cinematografica, ma per mettere in evidenza che la Fiction, in Italia, invece di trovare spinte autonome, si trova a nascere dal mondo reale e a rappresentarlo attraverso uno sforzo non molto creativo, ma abbastanza ripetitivo e non molto edificante.

‘mbè?

Le implicazioni sono parecchie. Se i nostri autori non sono in grado di ispirarsi a qualcosa di diverso dalla realtà, non siamo messi bene. Significa che abbiamo una TV abbastanza piatta e poco creativa, ipotesi suffragata dal megamercato dei format. Quindi, lo spettatore medio italiano è stimolato molto meno rispetto quello che succede ad un altro spettatore medio al di là dell’Europa e un mercato basato esclusivamente sulla rielaborazione della cronaca giornalistica significa che si guarda il telegiornale ma non si capisce quello che racconta. Il che significa che siamo degli spettatori poco educati e che divorano qualsiasi cosa. Non è qualunquismo, è realtà che si riflette anche sul modo in cui mediamente viene usata internet, cioè non al pieno delle sue possibilità. Il che significa anche che siamo poveri anche da un punto di vista intellettuale e che, se questi sono i nostri autori TV, dovviamo immaginarci che chi guarda non sia poi così preparato. Non è per fare il solita italiano disfattista, ma basta andare in giro a chiedere un po’ di cose di cultura generale e otteniamo risposte scandalose.

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