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Così sì che si fa politica!

settembre 12, 2008

Alitalia:

Cosa sta succedendo? Cacciata Air France non doveva apparire una cordata magica di imprenditori italiani che avrebbe salvato la COmpagnia di Bandiera? Beh, gli imprenditori c’hanno provato. Tuttavia, credo sia bello tentare di ricostruire la faccenda. A dicembre 2007 Prodi&Co. decidono che Alitalia va venduta. Si presentano in cinque, rimangono Air One e Air France. Padoa Schioppa sceglie i francesi, i sindacati borbottano mentre Berlusconi, fornendo, così, un’insperata sponda ai sindacati, comincia a cavalcare l’italianità della Compagnia di Bandiera, convince l’uscente Governo Prodi a erogare il prestito-ponte, vincere le elezioni e riesumare la cordata con Air One e Banca Intesa ed eccoci alla situazione di oggi. Al momento di scrivere, la trattativa CAI-sindacati è ad uno stallo. Ora, non so di chi sia la responsabilità di tutto questo, però, sono chiare un paio cose:

  1. Il modello neocorporativo italiano è da ricostruire: la confindustria e i sindacati contano troppo, bisogna cercare un primato della politica
  2. Primato che si ottiene attraverso la credibilità, non attraverso buonuscite dorate nei confronti di topmanager fallimentari e proclami elettorali fatti o conto-terzi o non conoscendo le cose come stiano davvero

Questo paio di cose significano che le metodologie di risoluzione delle crisi industriali italiane vanno cambiate in maniera radicale non tanto nelle relazioni tra gli attori in campo quanto nell’approccio. L’idea che mi sono fatto della crisi di Alitalia è l’italianità della Compagnia fosse un modo, da parte dei sindacati, per salvare posti di lavoro, per il centrodestra, un gagliardetto da esibire nei confronti di Prodi. Entrambe queste visioni hanno portato al disastro di oggi. In più, la smania di tentare di dimostrare la propria capacità di governo si ritorcerà contro il governo stesso, cosa alla quale stiamo assistendo oggi con l’affair-Alitalia. Tra 50anni scopriremo cosa è successo davvero in questi nove mesi di agonia in Alitalia.

Puttane

Ragioniamo sul DDL della Carfagna contro le prostitute da strada. Per questo, mi sono fatto un giretto sul web e, facendo un giretto sul web, ho scoperto tante cose interessanti. Esistono due circuiti di annunci, kijiji e bakeca, che ospitano quotidaniamente annunci di prostitute. Spesso, dietro questi annunci, si celano storie di sfruttamento che, ogni tanto, vengono allo scoperto. Prostituirsi in casa non è reato, però esistono reati che puniscono chi sfrutta direttamente o indirettamente il fenomeno, è vero. Tuttaviam con un provvedimento del genere ci diciamo “Ok, chi se ne sbatte dello sfruttamento, a noi interessa il decoro urbano”. In sostanza, si tratta di una ipocrisia. Se questo deve essere lo stile di governo di Berlusconi e Soci, possiamo stare tranquilli. L’idea è: facciamo un provvedimento eclatante e, quindi, facciamo finta di governare. Così facendo, però, si vanno a colpire gli anelli deboli della catena, cioè, ad esempio, i minori costretti alla prostituzione che saranno rimpatriati (deportati) così, senza prevedere programmi di recupero e di assistenza. Non sto dicendo che combatere la prostituzione sia sbagliato. Il buon senso dice che, accanto alla repressione, ci debba essere un sistema che porti i più deboli ad inserirsi nella società sulla base del principio che in democrazia ci si aiuta l’un l’altro. Se passeranno queste leggi, verrà meno il principio che in uno stato di Diritto, i diritti dei più deboli sono quelli tutelati in maniera maggiore. Evidentemente il 60% degli italiani non la pensa così

E allora?

Allora, beh, se il nostro governo vuole continuare a governare così, bene, continui pure, ma si ricordi che in Italia ci sono persone che non arrivano a fine mese, una generazione non ha idea del proprio futuro neanche nel breve periodo. Che continui pure a fare finta, prima o poi arriveranno alla prova dei fatti. E, infatti…

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