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Dall’epicentro della lotta

ottobre 14, 2008

Entro in una palestra di una scuola fiorentina occupata. Trovo venti ragazzi che stanno cenando. La prima inpressione che desto è quella di essere un Digossino. Peccato, ma la mia giacchina di velluto fa quell’impressione. Tento di instaurare un dialogo con qualcuno. Una bella ragazza appollaiata su uno sgabello vicino alla porta sembra fare al caso mio. Discutiamo un po’ di organizzazione, assemblee fino a che non si arriva al nodo centrale della protesta che è la riforma. Mi spiega che hanno fatto un’assemblea sulle tre riforme (Moratti, Fioroni, Gelmini). La interrompo e le chiedo quale sia stata la meno peggio. Mi guarda terrorizzata. Non vuole rispondere perhè i media servono ad amplificare la loro presunta ignoranza in materia. Arriva un rastone che vuole propinarmi un comunicato stampa. Gentilmente gli spiego che mi interessano le persone che occupano e perchè lo fanno. Tuttavia il mio interlocutore non capiva perchè un blogger sfigato potesse essere interessato a qualche pischello che occupa un liceo. Non volevano parlare, volevano che io andassi in assemblea perchè lì sì che si sarebbe potuto instaurare un dialogo. Dialogo che, in quel senso, non mi interessava. Insomma, me ne sono andato mentre il rastone sbatteva la porta della palestra. La cosa che più mi colpisce non è tanto il fatto che non abbiano voluto parlare con me, ma il fatto che questi ragazzi si siano mostrati  a me senza avere un’identità precisa. Quali idee ognuno di loro persegue? Come le ha maturate e con quali scopi? A queste domande non ho trovato risposta. Sembravano quasi dei fantasmi che si muovevano in un deserto di valori senza la minima idea di chi siano e perchè compiano delle determinate azioni. Perchè occupi? Chi sei? Hai qualcosa che ti ronza nel cervello? Alle prime due domande sei legittimato a rispondere, alla terza no.

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