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Dentro il Galileo occupato

ottobre 17, 2008

Quasi ogni scuola a Firenze è occupata. Finalmente, il rito di passaggio dell’occupazione trova un motivo valido per manifestarsi agli occhi degli stupiti passanti di Via Martelli che non capiscono come il più storico tra i Classici della città possa essere occupato da una folla di ragazzetti spaventati dal futuro e alla disperata ricerca di senso nella loro vita in quanto molte delle loro famiglie sono distrutte, sono soli, sono influenzati da Internet e dai comportamenti trasgressivi della globalizzazione. Niente di più falso. Ero convinto di ritrovare le facce spaventate di qualche post fa e, invece, mi si è aperto un mondo che non sospettavo esistesse. In una scuola di circa 800 allievi, circa 300 ogni mattina presenziano alle assemblee. Le altre si alternano il pomeriggio, mentre una sessantina si ferma a dormire. La didattica non è ferma, ma sono pochi quelli che salgono in aula. Non è la festa che racconta l’inviato della repubblica di Firenze che ha dormito al Russel-Newton, enorme scientifico della Città. Guardando gli occhi degli organizzatori, di chi era in cortile ieri si respirano un’aria di lotta, una voglia di farsi sentire e una consapevolezza di sè insospettabili. Accompagnato da un mio amico, Tommaso Cambi, ex allievo del Liceo di Spadolini, faccio la conoscenza di Emilio che ci racconta come solo un lavandino sia stato rotto perchè qualcuno ci se è appoggiato sopra. Un incidente banale che è successo anche a casa mia, una volta. Io e Tommaso chiediamo se ci sono state strumentalizzazioni politiche e, sopresa delle sorprese, non ci sono state. Qualcuno  dai partiti è venuto (era un ragazzo del Pd) e ha fatto la figura del peracottaro, dicono. Avrebbe dovuto fare una rassegna delle riforme e, invece, si sarebbe limitato a contestare quella della Gelmini lasciando di sasso l’assemblea. Andando un po’ in giro, parliamo con un bidello che ci riferisce con soddisfazione di come stiano procedendo le cose quando trovo Neri, ragazzo della Prima I con il quale abbiamo suonato qualche tempo fa. Mi racconta della sua tromba, del suo flirt con un corno che non lo ha soddisfatto. Parliamo poco di politica, in verità, ma, chissenefrega, non sono lì per questo. Irrompe Costanza che ha una gran voglia di parlare con noi. Ci parla dell’occupazione, dei gruppi di lavoro, di un direttivo, di come la didattica non si sia fermata. Ha coglia di comunicare, ha voglia di lavorare, è una ragazza in gamba. Questa è l’impressione che mi fa, impressione che hanno anche i professori di questi ragazzi. Se non sono con loro, poco ci manca. Parliamo con un’insegnante di chimica che sta facendo lezione ad un paio di ragazze. Ci dice che non condivide l’occupazione, ma che i ragazzi, al di là di qualche piccola intemperanza, si sono comportati bene e che il disagio è forte. Facciamo un giro per i corridoi che profumano di storia del Galileo, giusto il tempo di guardare la lapide che ricorda lo “studente qualunque” Giovanni Spadolini e l’esercizio della didattica da parte di Giosuè Carducci pensando che, forse, lo Spirito del Mondo passa ancora di qui. Ritiramo le carte di’identità lasciate all’ingresso (gli esterni devono fare così) e mi viene da pensare che due giorni dopo che sarò uscito da lì (domani, per capirsi) gli studenti delle scuole fiorentine sfileranno da Piazza San Marco a Piazza Santa Croce. Non so se questa lotta bloccherà la 133, ma per questi ragazzi l’importante era esserci, tentare di influenzare il proprio destino consapevoli di appartenere a qualcosa di più grande di loro.

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