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Il diritto allo studio.

dicembre 12, 2008

Un paio di giorni fa sul Corriere Fiorentino è apparso questo articolo firmato dal Prof. Caruso secondo cui:

  1. Le tasse universitarie sono ridicolmente basse;
  2. Gli studenti italiani godono di troppi privilegi;
  3. Gli studenti lavoratori spesso sono finti lavoratori.

Procedendo con ordine, il primo punto (ultimo nell’articolo) è condivisibile fino ad un certo punto. Il problema è che molti studenti devono pagare una serie di tasse accessorie come, ad esempio, le spese per il proprio alloggio che variano da 250 a 500 Euro. Io sarei molto contento di pagare più tasse, ma in cambio (ad esempio) dell’alloggio. In effetti, il problema dell’edilizia universitaria è una questione che viene spesso ignorata e che, invece, e gioca una parte non secondaria nella composizione del bilancio di uno studente universitario medio. Questo mette in evidenza come alcuni privilegi non siano privilegi, ma ostacoli nell’usifruire del diritto allo studio: pagare poche tasse, significa dover pagare un affitto spesso al nero che limita fortemente la mia libertà e limita altrettanto fortemente l’esercizio di altri diritti come, magari, quello di avere un tetto sulla testa senza che il mio padrone di casa si incazzi e mi butti fuori perchè ha il peperoncino nel culo. Non è un problema di prezzo della mensa (che, tra l’altro non è competenza dell’Università ma dell’ARDSU) che, tra l’altro, non è così irrisorio nel bilancio di uno studente che deve pagare anche l’affitto.

Per il resto, nell’articolo di Caruso non vengono dette oscenità: dalla triade di problemi espressi dal Prof. si evince quanto forte sia la necessità di un controllo all’accesso dell’Università. Uno dei privilegi che più lo fa incazzare è che si possa tentare un esame quante volte si vuole. Devo dire che mi sento di condividere il suo disagio in quanto, da studente, ho visto molte persone gettarsi a kamikaze su degli esami che non erano pronte a sostenere e farlo in maniera ripetuta confidando nel caso e nella propria buona stella. Evidentemente, tutto questo non è dignitoso per nessuno e bisogna porre un freno a tutto questo ad esempio allontanando cha ha fallito più volte lo stesso esame. Cosa c’entra col numero chiuso? Ne è una conseguenza: tu, in base alle tue capacità hai conquistato il diritto di dare esami in questo ateneo alla condizione che ti dia una mossa a darli. Questo meccanismo è tanto semplice quanto difficile da accettare, spesso per ragioni ideologiche. Non si tratta di limitare il diritto allo studio delle persone, si tratta di vedere chi può sostenere una preparazione di tipo universitario. Se l’Università italiana è allo sfascio, non è tutta colpa dei professori, ma è anche colpa di noi studenti che, spesso, siamo poco corretti.

Il problema degli srudenti lavoratori, è un’altra annosa questione. Credo ci sia da distinguere tra chi è studente lavoratore perchè ha bisogno di una qualifica per svolgere il proprio lavoro e chi è studente lavoratore perchè ha voglia di esserlo. Per i primi, sarebbe bene istituire una corsia preferenziale che preveda contatti tra azienda e Università in modo che lavoro e studio possano essere conciliabili. Per li altri, amen, valgano le regole che valgono per tutti gli altri.

Il rapporto studenti-università è una questione molto compessa che non viene affrontata da nessuno. Molti di noi non sono bamboccioni, ma a tutto esiste un limite. Andare avanti così, permettendo che in Ateneo circolino persone che hanno impiegatto più del doppio rispetto a quello che è il tempo necessario a laurearsi è una cosa scandalosa. Tuttavia, il nostro Paese è quello dove i secchioni vengono derisi e i cazzoni esaltati. Basta leggere qualche forum per rendersene conto.

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