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La guerra su Youtube: la propaganda nel XXI Secolo.

gennaio 2, 2009

Ogni guerra si porta dietro il suo carico di propaganda. Alla regola, non sfuggono i bombartamenti di questi giorni su Gaza. Ha fatto molto scalpore il fatto che l’Aereonautica israeliana abbia creato un canale youtube per mostrare quanto i suoi raid siano precisi e quanto professionali i propri piloti. Questa notizia sorpreso un po’ tutti, ma chi ha buona memoria si ricorda che per anni questi video venivano proiettati anche nella sala stampa della Casa Bianca da un bel po’. La notizia sembra essere che, questa volta, gli israeliani vogliano bypassare i tradizionali strumenti di comunicazione per rivolgersi direttamente al proprio pubblico.

Questa è una non notizia in quanto sono diversi anni che youtube è diventato una vetrina per mostrare gli ultimi ritrovati in campo di ricerca bellica e un luogo per campagne di propaganda a livello globale. Uno tra i casi più interessanti è quello di diversi canali propagandistici cinesi che hanno come base paesi anglofoni come il Canada o dove l’accesso a Internet è più libero, come, ad esempio, Hong Kong. Questi fenomeni di propaganda non sono sicuro dipendano dalla volontà del Governo cinese, ma sono sicuro che il video che riassume la storia dei rapporti tra Cina e Tibet postato da NZKOF dal Canada (?) ha fatto il suo effetto sugli utenti di youtube, me compreso.Caso analogo, qello di ChineseKungFu01 che, invece, posta da Hong Kong e mostra di avere una conoscenza enciclopedica su tutto ciò che è militare e si muove nel mondo. L’unica differenza tra i due è che, mentre NZKOF è un piccolo agglomerato multimediale, ChineseKungFu si limita a postare video. Questa differenza ci induce a pensare che il primo sia o uno che ha tempo da perdere o uno che di mestiere fa quella roba là mentre ChineseKungFu agisce per conto proprio. Questo, credo, non lo sapremo mai. Tuttavia, è interessante come sia diventata convergente anche la propaganda. Convergente non solo in termini di culture e di medium, ma anche istituzionale: su youtube possono postare tanto i governi nazionali, quanto singoli cittadini che, consapevoli o no, portano avanti gli interessi delle proprie istituzioni di riferimento.

Di Internet come strumento di propaganda si serve, da anni, anche il terrorismo islamico (basti pensare che il video della decapitazione di Nicholas Berg è circolato in versione integrale su molti circuiti di file-sharing). Tuttavia, su youtube non esiste traccia della propaganda di Hamas. Il paradosso è che si permette alla Cina di farsi propaganda, mentre all’organizzazione palestinese questa opportunità viene negata. Zero simpatia per quei tagliagole di Hamas, ma quando uno ha ragione, ha ragione. E non c’è neanche da stupirsi se da Gaza non arrivano quasi immagini su Youtube: quando sei impegnato a salvarti la vita, ti importa il giusto di postare sul web considerando, tra l’altro, le condizioni di indigenza in cui versa la popolazione della West Bank.

Al di là di tutto, queste considerazioni mettono in evidenza come l’uso dei nuovi media sia possibile solo a certe condizioni, non soltanto di reddito. Bisogna avere un PC, saperlo usare, averlo connesso alla rete e avere una telecamera digitale. Altrimenti, niente propaganda su internet. Tutto questo produce una asimmetria molto marcata che, per adesso, viene compensata, parzialmente dalle grandi istituzioni mediali e ci permette di focalizzare quale sia il vero punto della faccenda:  il conflitto di Gaza sarà il primo in cui, ufficialmente, un Governo di uno Stato Sovrano si è servito di Internet come strumento di propaganda. Il nocciolo della questione è qui: un Governo può, a basso costo, costruire un medium molto potente, controllarlo in maniera diretta e porci sopra il bollino blu di canale di un Governo democratico.

Il giochino ha delle implicazioni un po’ sinistre: un governo ha a disposizione un sacco di soldi che possono convincere professionalità ( bene che su Internet serve più che altrove) a produrre contenuti dal forte appeal in grado di nascondere le malefatte del governo stesso. E’ vero che la gente non è stupida e che esiste il controllo elettorale, ma per la gestione di eventi eccezionali come una guerra o un altro tipo di catastrofe dove l’accesso alle informazioni è severamente compromesso lo strumento della velina versione Web2.0 può essere un valido alleato per un governo con la coscienza non troppo pulita.

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2 commenti
  1. dicembre 5, 2009 10:55 pm

    awesome post

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