Skip to content

I media del futuro

luglio 1, 2009

I media del futuro saranno diversi da quelli che vediamo oggi. Non ci vuole un genio a scoprirlo. La versa sfida è vedere come saranno. Alcune delle migliori menti della contemporaneità se ne stanno occupando da un pezzo. Io, mi permetto di fare alcune ipotesi.

1. I giornali non spariranno

Molti andranno in bancarotta, ma non tutta la carta stampata è in procinto di sparire: quelli di Amazon devono rassegnarsi. Tuttavia, sarà una carta stampata che sarà gratis. I giornali che sopravviveranno saranno quelli della tanto vituperata free-press (i giornali tipo metro) che non approfondiscono nulla, parlano di poco limitandosi a dire che qualcosa nel mondo è successo. Starà, poi, a noi andare sui giornali on line o sulla TV digitale per scoprire cos’è quel qualcosa che si è mosso nel mondo.

2. Dovremo sopportare Canale 5 ancora per un po’.

A cosa servirà la TV Generalista nel 21 Secolo? Sarà la vetrina della TV digitale: noi guarderemo delle anteprime sulla TV generalista gratis e, se vorremo di più, dovremo pagare. E’ qualcosa che stiamo già vedendo con Mediaset Premium che usa i canali Mediaset normali come piattaforma di lancio per i suoi canali tematici che ci permettono, pagando, di farci il nostro palinsesto personalizzato. E’ anche per questo che Sky ha assunto Fiorello e Mike Bongiorno: hanno capito che se non ragionano in questa logica, entrando anche nel digitale terrestre, non riusciranno a scalfire i due poli che la stanno ostacolando.

3. I blog

I blog sono la vera novità nel campo della comunicazione del XXI Secolo. Stiamo cambiando, lentamente, il modo di fare informazione e quello che abbiamo visto negli ultimi cinque anni non è solo che l’inizio. Il mondo dei media è strutturato in base ad una gerarchia dove i pezzi grossi (TV, giornali e altro) decidono le priorità. In passato non erano nè contrastati nè contrastabili. Ecco che ariva la pietra filosofale della comunicazione del basso: siti fai-da-te che permettono i commenti e che, scambiandosi trackback e similari riescono a conversare. Ma c’è dell’altro: ad un certo punto, i blog hanno cominciato ad aver bisogno di emanciparsi dai tradizionali produttori di notizie ed ecco che arriva il microblogging. Twitter diventerà, un giorno, il principale produttore di notizie. Ne abbiamo avuto un assaggio con la crisi iraniana di questi giorni: la protesta e le notizie passavano da lì, alla faccia delle agenzia di stampa. Questo è un cambiamento che, in prospettiva, trasformerà drammaticamente i processi produttivi delle notizie

3. Le agenzie di stampa?

Probabilmente, saranno loro a fare le spese di questo rinnovamento. Se le notizie passano attraverso twitter e i blog, perchè una redazione giornalistica dovrebbe pagare (profumatamente) gli abbonamenti alle agenzie? In fondo, i veri definitori primari del mondo dell’informazione sono loro. Se verranno sostituite da qualcun’altro nella loro funzione, allora sono destinate a sparire per sempre e quando nelle scuole di giornalismo veranno letti i lanci di agenzia, sembrerà di leggere un manoscritto medioevale tanto sembrerà lontano il periodo in cui Reuters, Ap etc. smerciavano notizie in giro per il mondo secondo logiche simili a quelle di un pezzo di una Toyota.

4. Tutto qui?

Di qui ai prossimi anni saranno inventate tante di quelle cose che oggi facciamo fatica ad immaginarcele. Il fatto è che stanno cambiando le gerarchie in quell’immenso rito che la comunicazione di massa è e il potere contrattuale che stanno acquistando i social media è destinato a crescere. Chiudersi a riccio pretendento che la gente paghi per servizi che verranno offerti gratis da altri non ha senso.

Annunci

I commenti sono chiusi.