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La necessità di comunicare

settembre 23, 2009

Pubblico l’introduzione alla mio articolo apparso sull’ultimo numero de “Il Malaspada” disponibile a partire dalla prossima settimana ai banchetti allestiti a Novoli presso il Polo delle Scienze Sociali, oppure da chiedere a me in person 😉

Una fra le cose più commoventi che abbia mai letto è il passo del libro Teorie della Comunicazione di Massa che ci rende conto di come, agli inizi del XX Secolo, esseri umani si mettessero alla ricerca di altri esseri umani attraverso strumenti rudimentali di ricezione radio. Mentre scrivo, sono due giorni che è stato lanciato il satellite Keplero, incaricato di cercare pianeti simili alla Terra in altre galassie, ultimo anello di una serie di esplorazioni che hanno cercato e tuttora cercano esseri simili a noi con i quali valga la pena tentare di comunicare come se la comunicazione non fosse tanto un modo per scambiare semplicemente informazioni ma, soprattutto, una via per guardarsi allo specchio e identificarsi l’un l’altro. Sapere che c’è un vascello in avaria a poche miglia dalla nostra costa e che, forse, sta affondando con il suo equipaggio ci indica che qualcun altro c’è o, quantomeno, c’è stato. Tutto questo non deve farci dimenticare come le comunicazioni di massa abbiano avuto un decisivo impulso dall’economia e dalla politica: se l’Impero Britannico non avesse avuto quell’estensione territoriale, forse, l’esigenza di un telegrafo senza fili sarebbe venuta meno. A proposito di comunicazione a cavallo tra XIX e XX Secolo, è opportuno mettere in evidenza una cosa: le prove empiriche che dovrebbero dimostrare le tesi storiografiche di Tolstoj in Guerra e Pace, (scritto nella seconda metà dell’800) all’occhio moderno possono risultare non valide in quanto sono figlie di problematiche legate alla mancanza di comunicazione. Ad esempio, nella descrizione della Battaglia di Borodino, al di là della discussione sull’esito della battaglia stessa, impressionante è la mancanza di comunicazione che c’era tra chi era sul campo di battaglia e chi era al comando dalla parte dei francesi: chi dirigeva le truppe veniva da Napoleone a chiedere ordini che non potevano essere eseguiti in quanto i dati in possesso di chi tornava dal campo erano poco aggiornate. Sarebbe bastata una radio e il coordinamento in battaglia sarebbe stato migliore e più efficace. L’esistenza di un sistema di comunicazione in grado di dare un quadro completo a chi stava al posto di comando avrebbe, probabilmente, cambiato la storia. Tuttavia, non era quello il tempo per sviluppare una serie di sistemi di comunicazione elettronica in grado di abbracciare un gran numero di persone e una vasta estensione spaziale. Come risulterà chiaro, l’impostazione di questo paragrafo introduttivo tenta di mettere in evidenza come la comunicazione abbia avuto da sempre due funzioni: una strumentale, una esistenziale. La prima è quella per cui i media elettronici, in primis il telegrafo senza fili, erano stati pensati, cioè, in quanto strumenti per la distribuzione di informazioni utili. La seconda, invece, è quella di produrre meccanismi di senso tra le persone. Queste due funzioni sono quelle che, in fondo, possono essere schematizzate ulteriormente attraverso uno schema teorico medium oriented piuttosto che user oriented a seconda che ci occupiamo della funzione in senso stretto del mezzo o di cosa le persone fanno con lo stesso. Con un esempio, se ci occupassimo di frullatori, utilizzando un’impostazione del primo tipo ci dovremmo occupare esclusivamente di cosa ci possiamo mettere nel frullatore, mentre ragionando in termini di utenza, ci dovremmo chiedere, ad esempio, se questo frullatore può essere usato, da chi lo ha comprato, come soprammobile per la camera da letto e perché il suo acquirente lo usa come soprammobile per la camera da letto. Premesso che non ho la minima idea di quello che possa passare per la testa di qualcuno che si mette un frullatore sul comodino, la stessa cosa accade con i mass media: un canale sportivo può mandare in onda una partita di Volley femminile in quanto quella è la finale del Torneo Olimpico (questo è lo scopo del mezzo) mentre qualche signore un po’ in là con gli anni vuole vedere soltanto delle belle ragazze, magari attirato dal fatto che la finale olimpica si gioca tra Brasile e Cuba . Spesso le persone si servono dei media in maniera diversa da quella che i media erano stati pensati dovessero assolvere. Questo deriva dall’incontrollabilità che hanno i produttori sull’uso dei propri contenuti. Quando questo articolo verrà pubblicato, il mio lettore potrà servirsene nei modi che ritiene più opportuni senza che io possa obbligarlo a trasformare il mio testo nella sua lettura preferita. Questo ragionamento ci porta a fare un ulteriore passo avanti mettendoci di fronte all’idea che alcuni contenuti mediali particolarmente sofisticati ci mettono in condizione di sfidare le nostre capacità e svilupparne delle altre. I quiz televisivi, in fondo, sono questo: ci sono persone comuni che testano le proprie conoscenze in termini di cultura generale. La nostra sfida è vedere quanto quelle persone siano preparate e raffrontare le loro capacità con le nostre misurando, magari, la nostra capacità di formulare una breve frase, fare la spesa piuttosto che il nostro bagaglio di nozioni. È anche per questo che lo sviluppo dei reality è stato così repentino e intenso: permettono di vedere come persone comuni interagiscano in situazioni-limite. Guardando questi spettacoli noi possiamo chiederci come avremmo reagito e cosa avremmo fatto al posto dei protagonisti. Il passaggio tra identificazione e socializzazione è molto breve. Socializziamo anche con i personaggi della TV. Ma socializziamo anche con gli ambienti sociali che, da una parte, i media sono e, dall’altra,gli stessi rappresentano. Ad esempio, guardando un canale all news, socializziamo tanto con gli anchorman che si alternano durante la giornata quanto con le storie che questi raccontano dando vita ad interazioni sempre più complesse che hanno a che fare con le capacità degli individui di orientarsi in quella specie di universo parallelo che i media costruiscono per raccontarci cosa accade nel mondo reale e all’interno dei suoi sottosistemi sociali . Il sottosistema sociale che intendo affrontare è quello della Borsa, tentando di capire a cosa servano tutta una serie di media che, oggi come oggi, sembrano obsoleti, ma si mantengono più o meno saldamente nella loro posizione.

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