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Senza Rete

novembre 5, 2009

“Forse, quando sarà finita la crisi (se e solo se sarà finita), spenderemo i soldi in cazzate coma la banda larga”. Questo, un po’ parafrasato, il senso della scelta di Letta nell’abbandono della Banda Larga e del Piano Romani (800 milioni di investimenti) per costruire un’infrastruttura informatica quantomeno decente.

L’Internet inutilizzabile

Giolli, di Piovono Rane fa un paio di citazioni su resistenze nel governo. Io mi limito a chiedermi quanti punti di Pil ci costerà questa scelta e quanto futuro abbia il nostro Paese se non si deciderà ad usare Internet in maniera decente. Tanto per fare un esempio, sto scrivendo da un PC universitario che non può utilizzare Facebook, mentre il mio vicino di PC può giocare ad hattrick, una specie di Fantacalcio On-line. In pratica, gli studenti dell’Unviersità di Firenze (e delle università che aderiscono al Garr sono) è tagliata fuori da un mondo che ha quasi mezzo miliardo di abitanti in quanto Facebook non è considerato sito di ricerca mentre harrrick.org a quanto pare lo è.

Eppur si muove?

Il grosso guaio, quello che sta a monte è che nel nostro Paese esistono due orientamenti dominanti nei confronti di Internet: il primo è quello dei tecnici (meglio noti come smanettoni) che credono che Internet sia il loro regno e chiunque non segua i loro dettami è un folle. Il secondo è quello degli over 50, guardacaso la generazione di Letta, convinti che Internet sia il regno di adolescenti disadattati con tendenze anarcoidi da reprimere in maniera repida. Il dramma è che questa idea è presente anche tra noi giovani.  Poco o nulla, ad esempio, sappiamo della blogosfera e al di là di facebook, spesso non vediamo. Il problema è: se non siamo noi giovani a volere un Paese che abbia una Rete che funziona bene e che possa darci in futuro, chi dovrebbe volerlo?

E se fosse malafede?

Io non mi fido di nessuno e da figlio di democristiani sono convinto che a pensar male ci si indovini sempre. Partiamo da un dato di fatto: sulla rete passano miliardi di informazioni sotto forma di ipertesti, filmati, libri, pubblicazioni scientifiche. Tutto questo teoricamente infinito corpus è in crescita e ha bisogno di infrastrutture migliori per funzionare. E’ un agglomerato di informazioni facilmente accessibili e potenzialmente aperto a tutti. Molta più gente può apprendere cose delle quali non aveva sentito parlare neanche a scuola. Dopo la presa di coscienza che abbiamo una classe dirigente (purtroppa anche da quella parte politica in cui mi ostino a credere) e una società culturalmente mediocre, ogni forma di sapere non tradizionale o non conforme è un danno all’ordine costituito. Il sapere fa paura e, per questo, va limitato per esempio, riducendo la quantità di informazioni (comunque alta, ma presto insufficiente) che può passare attraverso i nostri PC.

Nicholas Negroponte Presidente del Consiglio

Mentre noi tagliamo i fondi ad Internet, Negroponte tenta di tagliare il digital-divide nel Terzo Mondo utilizzando il suo mini-pc da 100$. Noi, siamo al palo mentre in Africa, Thailandia e altri paesi piccoli PC dotati di software non proprietari stanno aprendo le porte del mondo a milioni di bambini che, utilizzando questi strumenti, impareranno a leggere, scrivere e fare di conto. Noi, rimarremo al palo. In attesa che Living Digital diventi un best-seller anche da noi.

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5 commenti
  1. Carlo permalink
    novembre 11, 2009 11:29 am

    Caro Francesco,
    quando parli di usare internet in maniera decente dici sicuramente una cosa molto giusta.
    La rete infatti è spesso piena di false informazioni.
    Come ad esempio la tua sulla restrizione che GARR farebbe circa l’uso di alcuni siti (es. facebook).
    Non è assolutamente vero. Se tu dall’università di firenze non riesci ad accedere è un problema (una scelta) della tua università, non certo della rete GARR che non pone di questi vincoli.
    Prima di aggiornare il blog quindi accertati della veridicità di quello che scrivi.

    un saluto.
    carlo

  2. novembre 11, 2009 7:56 pm

    Caro Carlo
    per quanto ne so, anche la tua informazione potrebbe essere sbagliata. Chi sei? Io non lo so. Qualificati e se le tue referenze saranno solide, provvederò a fare una rettifica.
    Per quanto ne so, all’Art. 3 delle Regole di Utlizzo il GARR in qualche maniera si vieta l’uso di Facebook in quanto affermano:

    permettere che le proprie risorse siano utilizzate da terzi per questa attività[spam e pubblicità non richiesta]

    Inoltre, l’Art. 7 recita:

    È responsabilità dei soggetti autorizzati all’accesso, anche temporaneo, alla Rete GARR di adottare tutte le azioni ragionevoli per assicurare la conformità delle proprie norme con quelle qui esposte e per assicurare che non avvengano utilizzi non ammessi della Rete GARR

    Questo vuol dire che la rete GARR non ammette certi usi e che chi accede alla rete deve uniformarsi agli standard GARR. Può darsi che l’Università di Firenze abbia interpretato le regole di utilizzo in termini restrittivi? Non lo so. Un’altra cosa che non mi torna è come mai utenti diversi che accedono alla stessa rete accedano a contenuti diversi.

  3. Carlo permalink
    novembre 12, 2009 11:23 am

    Caro Francesco,
    vedo che hai letto le AUP del GARR e mi sembra una buona fonte di informazione.
    L’art 3 che tu citi però parla di “trasmissione di materiale commerciale e pubblicitario non richiesto (spam)” e non vedo in che modo possa essere ricondotto a siti come facebook.
    Il fatto che non siano ammesse certe attività poi non vuol dire che queste siano impedite ma solo che potrebbero essere perseguite come da regolamento.
    Se queste considerazioni oggettive non bastano posso dirti che io lavoro al GARR, mi connetto ogni giorno alla rete GARR e posso tranquillamente utilizzare facebook come altri social network.
    Ti dirò di più, a volte è stato utilizzato anche come mezzo per annunciare le nostre conferenze e che nell’ultima, dello scorso ottobre a Napoli (www.garr.it/conf09) l’utilizzo dei social network e altre forme di risorse collaborative in rete è stato tra i temi in programma.

    Di positivo di questo post c’è che almeno ora si sa un pò di più del GARR visto che la stragrande maggioranza degli studenti neanche lo sa che utilizza la rete GARR per connettersi ad internet dalla propria università.

    Un saluto

    Carlo

  4. novembre 12, 2009 4:48 pm

    Allora rettifico il POST. Tieni presente che Facebook si regge sull’invio di informazioni personali anche non richieste

    Facebook potrà occasionalmente inviarti annunci relativi al servizio, come passi regolare del servizio stesso.

    cosa appartenga al servizio stesso è molto discrezionale… certo è che allora esistono differenti condizioni da utente a utente e questo mi sembra un problema significativo.
    Secondo, se nessuno conosce il GARR è colpa del GARR stesso che non si fa conoscere e fa di tutto per nascondersi. Rivedete le vostre politiche di comunicazione pubblica e avrete maggiori gratificazioni.

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