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#Giovannifalcone 18 anni dopo

maggio 23, 2010

Quasi venti anni fa, moriva Giovanni Falcone. Su Twitter si moltiplicano gli appelli a fregarcene della Chapions League vinta dall’Inter e a ricordarsi di questo anniversario. Con una certa dose di ipocrisia, aggiungo. Sono 18 anni che ci raccontiamo che la mafia va combattuta e, invece, si scopre che quasi la metà del Paese vive a contatto con la criminalità organizzata. A rendere tutto questo ancora più grave, ci sono movimenti che, da una parte, predicano la lotta alla mafia, dall’altra una sfiducia cronica nelle istituzioni. Beppe Grillo è uno di questi.

Questa ambiguità di fondo, mi urta. Putroppo, non sto parlando di teoria. Sto parlando di pratica. Mi ricorderò sempre quando, sull’autobus, una signora che leggeva La casta di Rizzo fu sorpresa senza biglietto. Per la serie, è inutile che ti incazzi per la casta, quando tu ti aspetti l’impunità se non paghi il biglietto del bus. In questo clima, ricordare Falcone come alcuni vorrebbero è inutile. Certo, è facile indignarsi per gli scandali di palazzo, ma per il MIO piccolo peccato quotidiano.

Quindi, prima di incazzarci se il TG3 apre con la vittore dell’Inter, facciamoci tutti un esame di coscienza per capire se siamo degni di onorare il ricordo di Falcone. Tra l’altro, mi chiedo comesia possibile che, ancora nel 2010, ci sia qualche dercerebrato che va inpiazza ad applaudire i boss arrestati. A volte, mi chiedo se l’unità d’Italia sia un bene così irrinunciabile.

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