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#Cultura, un prodotto da culo?

giugno 9, 2010

Noi italici siamo piuttosto quando parliamo di cultura. Monicelli sfiora il ridicolo dicendo che, non avendo avuto generali di fama, e cose simili, ci è rimasto solo questo. A parte che Douhet e Garibaldi sono stati degli ottimi militari, il vero problema del rapporto tra cultura e società, nel nostro paese, è che non si sa, in effetti, la cultura cosa sia. Di sicuro, il sostantivo condivide le prime tre lettere con culo. Ma, con le terga, non ha niente a che vedere.

Personalmente, ho, l’impressione che nel nostro Paese, si identifichi la cultura con l’Istituzione, l’Accademia che, staccata dalla realtà, vorrebbe censurare i comportamenti delle persone, sanzionando ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. I libri vengono scritti da persone che non sanno neanche loro cosa scrivono e che vivono in un universo separato dalla realtà. Il rifiuto che il nostro Paese ha, ad esempio, a superare il senso comune della televisione (la televisione dice, gli altri, non noi, eseguono come delle pecore) paradossalmente anche nelle Accademie più raffinate, è un indice di questo andazzo.

Un altro problema che mi sento di rilevare è che spesso manca un rapporto tra accademici. Accademici di discipline diverse non parlano convinti che la Cultura finisca con la porta d’uscita del proprio dipartimento. Questo è sbagliato almeno per due ragioni. Primo, c’è il rischio che scoperte fatte in ambiti disciplinari diversi, soprattutto nel settore delle scienze umane, siano le stesse da anni. Secondo, c’è il rischio che non dialogando, settori diversi della cultura non si riconoscano, sottraendosi al dibattito e impoverendo il discorso.

Discorso che è anche impoverito da un altro fattore. In Italia, ci si fanno ancora troppe seghe mentali su cosa sia Cultura (anche popolare) e cosa sia prodotto da culo. Quello che noi non capiamo è che anche i prodotti da culo hanno diritto di esistere. Secondo questo ragionamento, i reality sono prodotti da culo, mentre Piero Angela è il top. Tiziano Ferro è prodotto da culo, mentre Capossela o i Baustelle sono da incoronare. Questa dicotomia è abbastanza idiota dal momento che ognuno di questi attori, indipendentemente dal proprio valore, ha un senso per le persone. Di conseguenza, fanno parte del bagaglio culturale di un sacco di gente. La gente non è stupida, semplicemente costruisce la sua realtà anche attraverso i reality. A me non piacciono, ma li considero molto meno scandalosi di Emilio Fede.

In definitiva, in Italia, quando si parla di cultura, si fa una confusione infinita. I tagli di Tremonti stanno mettendo a rischio il settore cultura del nostro Paese. Tuttavia, assumendo che il Governo è eletto dalla maggioranza dei cittadini, la conseguenza, alla luce dell’ultima finanziaria, è che il nostro Paese non è interessato a crescere culturalmente, ma solo alla mera sussistenza materiale. E’ davvero così?

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