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Mediaset, Sky e la speranza di un libero mercato in TV

luglio 21, 2010

Quello che passerà alla storia come il più incompetente ministro delle comunicazioni che abbia mai passeggiato sul Vecchio Continente l’ha detta grossa parlando degli effetti della decisione di aprire il Digitale Terrestre a Sky sul mercato italiano, ma ha, a suo modo, ragione. L’effetto dirompente di cui parla Romani è piuttosto chiaro: la mossa della Commissione UE mina alla base il concetto di duopolio radiotelevisivo mettendo in discussione non solo la posizione dominante di Mediaset sull’etere, ma mettendo in discussione anche l’assetto della RAI che non si troverebbe più ad essere costretto a fare da tappo, da garante contro il monopolio di Mediaset rendendo ingiustificabile la presenza di tre reti e rendendo ingiustificabile la presenza dei partiti in RAI che, con la scusa di limitare il controllo di Berlusconi sui Mass Media nostrani, hanno approfittato di ogni spiraglio per entrare dentro e costruire piccoli-grandi feudi pagati, però, dal cànone.

Purtroppo, però, il radicale ripensamento della RAI rischia di essere un effetto collaterale del conflitto di Interessi che, grazie all’ingresso di News Corporation nel mercato italiano, in quanto nel momento in cui Sky andrà a vendere i propri spazi pubblicitari, rischia di lanciare una corsa al ribasso che Mediaset non può permettersi. Liberare, ad esempio, la RAI dalla pubblicità, potrebbe essere un correttivo a questo nuovo regime di mercato in quanto togliere la pubblicità al servizio pubblico significherebbe tenere i prezzi degli spazi pubblicitari a livelli accettabili per tutti. Sicuramente, si parla di fantatelevisione. Non è detto che Sky riesca a fare il botto nella TV generalista.

Il problema è il futuro del digitale terrestre Mediaset. La 7 ha già smobilitato il business. Se Sky entrerà sul DTT, sappiamo tutti quanto il suo know-how per quanto riguarda la TV a pagamento sia enormemente superiore a quello di Mediaset, non considerando che la capacità produttiva di Sky, in grado di mettere in onda fiction di grande qualità, show di grande qualità e un canale all-news di livello europeo, saranno degli asset strategici che Mediaset non sembra avere. Il problema, a questo punto, diventa sostanziale per i Berlusconi che devono, per sopravvivere, investire massicciamente nel business di famiglia, assumere tanto personale (nel caso il mio CV è pronto…) e sperare che Murdoch non abbia qualche altro asso nella manica. Non sarebbe positivo se, a Mediaset, si sostituisse, in tutto e per tutto, Sky.

Forse, la Commissione UE ha risolto, con un colpo di spugna, un problema che il nostro mercato televisivo affronta da molti anni a questa parte: l’assenza di un libero mercato. Forse, è la volta buona. Speriamo in bene.

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