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#Wikileaks cambia il mondo

luglio 27, 2010

Esagerato? Forse. Ma quello che è successo tra domenica e lunedì ha dell’epocale. Più di 90 mila rapporti che ci dicono molte cose. Non ho avuto tempo di leggerli. Forse, mai lo avrò. Ma qualcun’altro l’ha fatto per me. Si tratta di Guardian, Spiegel e NY Times. Il Gotha del giornalismo mondiale. Queste tre organizzazioni si sono lette i documeniti di WIkileaks e ne hanno fatto 3 inchieste che, da sole, meriterebbero ognuna il Pulizer. Come Wikileaks sia riuscita ad organizzare questa massiccia fuga di notizie nel dettaglio, è un mistero. Di sicuro, c’è stato un analista dell’Esercito che ha fornito il materiale. Per questo, rischia 52 anni di carcere. Ma, ormai, il danno è fatto.

Questo è un evento epocale per tutta una serie di ragioni. In primo luogo, è la più grande fuga di notizie che sia mai stata registrata a memoria d’uomo. In secondo luogo, è la testimonianza di come il futuro dell’informazione e dell’industria culturale sia basato sulla dicotomia profit/no-profit. In Tesi scrivevo:

Guardando al dibattito che si è sviluppato nei confronti della Rete negli ultimi
anni, notiamo che, in fondo, il vero problema è che Internet può essere
studiata sotto molti punti di vista che, alla fine, ruotano tutti intorno alla
dicotomia profit-no-profit.
Per quanto io abbia declinato il concetto soprattutto in termini di azione individuale, in quest’occasione possiamo vedere in modo molto chiaro come profit e no-profit possano andare a braccetto e sostenersi a vicenda. Per quanto sia molto critico nei confronti di di Pro Publica e, in generale, del giornalismo basato sulle fondazioni, in questo caso è molto chiaro come organizzazioni che non hanno come scopo il profitto possano dare una mano sostanziale alla scoperta della verità.

A parte questo, Wikileaks ha posto anche un’altra questione: quella dell’anonimato. I documenti sembrano essere veri. Sono veri. Però sono stati raccolti da un’organizzazione che si serve di collaboratori anonimi. E’ vero che esiste un responsabile, ma è anche vero che la struttura amorfa di Wikileaks pone delle questioni molto serie su come organizzare il giornalismo investigativo per gli anni a venire. In effetti, Wikileaks sembra più un’organizzazione di spionaggio, piuttosto che una struttura che si occupa di notizie.
In conclusione Wikileaks dimostra come il futuro del giornalismo sia sempre più composito, sempre più anticonformista e creativo. Lo sforzo di creatività dietro questo progetto è enorme, come enorme, però, è la sua debolezza. Ciononostante, Wikileaks funziona. E lo ha dimostrato in questi giorni. Il futuro, forse, è già qui.
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