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Tre mesi a Scarlino Energia

agosto 7, 2010

Ho fatto lo stagista presso il pericolosissimo ufficio stampa di Scarlino Energia. Confesso questa grave colpa. Ho scritto alcune cose sulla newsletter, ne ho scritte altre per il sito, ho scritto un paio di cose per Prometeo (indovinate quali?) e ho imparato un sacco di cose che mi hanno portato ad alcune considerazioni che, agli occhi di qualcuno, possono essere banalità, ma banalità, purtroppo, non solo. Eccone un paio.

Primo. Una campagna di comunicazione deve essere gestita in modo professionale e serio, altrimenti non ha senso di esistere. A Scarlino Energia è bastato attuare non un piano di comunicazione ipersofisticato, ma cominciare a prendere la parola per spostare, in qualche modo l’agenda. Il monologo del Comitato del No è stato contrastato fornendo contenuti chiari e che non fossero contraddittorigli uni con gli altri. Saranno stati commessi anche alcuni errori, ma, almeno, alle argomentazioni dei comitati, si sono aggiunte quelle dell’azienda. In questo senso, il dibattito si è arricchito.

Secondo. L’industria italiana del recupero energetico da rifiuti ha ancora dei seri problemi ad essere accettata come un settore pienamente legittimato ad operare. Le attività di comunicazione non sono coordinate. Non esiste, ad esempio, un’associazione che sia in grado di centralizzare gli sforzi per una comunicazione efficace. Questo fa sì che si vada in ordine sparso producendo una mostruosa inefficienza del sistema. Se le aziende comunicassero tutte, tutte insieme, le stesse cose, sotto una comune egida, forse, sarebbe tutto più semplice.

Come dicevo, sono solo un paio. Il resto, lo tengo per me. Di casini, in questi giorni, ne ho combinati anche troppi.

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