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Unicredit scarica Profumo. (21.09.2010, 23.30)

settembre 21, 2010
Shadows on the Palazzo del Credito Italiano pa...

Ombre su Unicredit

Profumo se ne va. Troppo facile fare battute sulle fragranze che si respirano nell’entourage del CEO più odiato d’Italia e d’Europa. Mr. Arrogance lascia un’eredità con luci ed ombre. Un gruppo bancario italiano che fa capo ad una pletora di fondazioni più o meno vicine alla Lega diventato uno tra i più credibili attori della scena finanziaria europea. Un istituto in grado, tra l’altro, di trasformare l’allargamento ad est dell’Unione Europea in un gigantesco affare, l’azienda che è riuscita a convincere i tedeschi a vendere e a fondersi con una banca del Sud Europa. Un evento, per certi aspetti, epocale.

Ma da quel glorioso 2005, molta acqua è passata sotto i ponti del Lambro. A Milano, oggi pomeriggio, i risultati ottenuti finora ottenuti non conteranno. Il problema è che, questa volta, i detrattori di Profumo hanno trovato una scusa più che valida per mandarlo via. L’amministratore delegato si sarebbe scordato di comunicare al presidente di Unicredit che i libici erano entrati nel capitale della società. Inoltre, sospetti sulla scarsa redditività aggraverebbero la posizione di Profumo nei confronti dei soci e del CdA.

Oggi, alle 18, il verdetto. Profumo, ai  funerali della moglie di Ligresti, ha dato per scontato che se ne sarebbe andato.  Di sicuro, Mr. Arrogance sarà in grado di riciclarsi da altre parti. Uno della sua statura non può essere liquidato così. La solidarietà di Tremonti nei suoi confronti e il e il suo credito nell’establishment italiano ed europeo, dovrebbero permettergli di trovare altre strade.

Tuttavia, le solite cornacchie gracidano, più o meno a caso, i nomi di alcuni successori designati. Tra di essi molti ex CEO di importanti gruppi italiani. Vincoli di equilibri aziendali impediscono di pescare in Germania. Tuttavia, la più grande incognita per Unicredit risiede nell’aggettivo italiano. Molti dei nomi in ballo (Arpe in testa) sono personaggi coinvolti nel piccolo-grande risiko bancario italiano dello scorso decennio. Saranno in grado di gestire un impero di dimensioni europee?

Di sicuro un Arpe non vale un Profumo. Intanto, l’Amministratore delegato uscente tenta l’ultima carta. Come un eretico pentito del PCUS tenta di fare autocritica. Ho sbagliato a non comunicare al Presidente l’entrata dei libici avrebbe dichiarato. Ma, ormai, è troppo tardi. In Italia, a parte lui, nessuno sa che a Profumo non c’è alternativa, che non si può gestire un’azienda che vende denaro su scala continentale essendo qualcuno in qualche salotto leghista veronese.

E’ anche per questo che si addensano nuvole piuttosto scure all’orizzonte di Unicredit, banca che affronta letteralmente al buio una tra le crisi societarie più gravi della sua storia. Il futuro non è chiaro, ma di sicuro non sarà facile uscirne, non considerando che, se cade Profumo, la sua caduta rischia di avere delle serie conseguenze su tutto il sistema.

Nessuno, in Italia, è in grado di competere con Unicredit. Ma, non vorrei, che a qualcuno venga in mente di cominciare uno squallido valzer  di amministratori che avrebbe a che fare più con equilibri politici che con un progetto industriale vero e proprio in nome di un sistema che, sì, ha retto l’urto del 2008, ma, in condizioni normali, Unicredit e, forse Intesa Sanpaolo a parte, non è mai stato all’altezza delle controparti internazionali. Forse, l’Italia è l’unico Paese dove la sclerosi è considrata un vantaggio competitivo ed un requisito per diventare l’amministratore delegato di una grande banca. Peccato.

Aggiornamento. Profumo verrà defenestrato prima del CdA

Aggiornamento Profumo si e’ dimesso

Aggiornamento 21.30: Secondo Sky, Profumo non si è dimesso.

Aggiornamento 23.30 Profumo non è più il CEO di Unicredit. 2 milioni della buonuscita, in beneficenza. L’ANSA ha scritto beneficIenza, con la “i” commentate voi….

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