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Dalla tassa sull’ombra a quella sul Tricolore, l’italia dei 100 Balzelli

febbraio 3, 2011

Nel momento in cui l’Italia festeggia il 150° anniversario dell’Unità, neanche il più sacro dei simboli nazionali, il Tricolore, viene risparmiato dalla schizofrenia dell’erario. Ne dà notizia il rapporto di Confesercenti “Balzelli d’Italia. Fisco: le cento trappole per imprese e famiglie”. A Desio, nel bergamasco, un albergatore colpevole di aver esposto la bandiera nazionale, si è visto recapitare una cartella da 140€. Secondo il Comune (lo stesso che aveva tappezzato di simboli leghisti la propria scuola elementare) esporre il Tricolore è una forma di pubblicità. Per ora l’Amministrazione ha rinunciato a riscuotere il tributo ma, dice la Confesercenti “nonostante la marcia indietro, dopo la diffusione della notizia, il problema interpretativo resta, come la fame di quattrini dei comuni”.

In effetti, le casse delle amministrazioni locali sono in rosso, talmente in rosso che i sindaci di ogni angolo d’Italia ricorrono ai sotterfugi più astuti per riuscire a chiudere i bilanci comunali. In quel di Agrigento, anche i palazzi che hanno ballatoi “prospicenti alla strada” devono pagare una tassa, mentre i comuni del resto d’Italia si limitano a far pagare ai proprietari di locali pubblici che una tassa per il semplice fatto che la tenda del loro bar o ristorante fa ombra su un marciapiede pubblico.

Certo, i comuni hanno bisogno di soldi. Ma anche il Governo centrale  e gli apparati di sottogoverno non scherzano. Nel corso degli anni, sono state introdotte (o proprogate) una serie di imposte più o meno inutili, semplicemente per salvare il bilancio dello Stato o di altri enti.  L’accisa sul carburante per la Guerra d’Abissinia è diventata una delle tante barzellette nazionali, così come le tasse imposte dai  vari Consorzi di bonifica dispersi sul territorio italiano.  Secondo la Cassazione, il contributo per la bonifica è legittimo, nel caso in cui il Consorzio dimostri che le costruzioni edificate sul terreno bonificato abbiano acquisito valore. “Intanto si continua a pagare” commenta la Confesercenti.

Cosa fare, però, se il tributo che ci viene imposto è ingiusto? Nessun problema, bisogna pagare una tassa anche per questo. Il rapporto di Confesercenti la chiama “tassa sui tartassati”, 24 euro da versare per ogni atto inviato per via telematica alle commissioni tributari e meno male che il governo promuove la digitalizzazione delle Amministrazioni pubbliche. Ci sonoperò,  anche tasse che non vengono riscosse dal fisco, ma, comunque, pesano dei bilanci di famiglie ed imprese.

E’ quello che la Confesercenti, definisce “Fisco Lunare” . “Ogni anno in Italia secondo alcune stime sono emanate oltre 60.000 nuove disposizioni tributarie”. In pratica, l’erario cambia talmente spesso le regole del gioco che chi vuole pagare le tasse, si perde in una giungla inestricabile fatta di norme e di perdite di tempo, come quelle provocate dal decentramento dei controlli che ha aggiunto burocrazia a burocrazia. Secondo alcuni professionisti, anche riscuotere un credito con il fisco diventa un problema di non poco conto. Tra le pieghe del federalismo fiscale, si nasconde anche un balzello per i turisti, la cosiddetta “tassa di soggiorno” che dovrebbe garantire un certo gettito alle amministrazioni locali. Ma con l’Italia al 3° posto nella graduatoria OCSE sulla pressione fiscale, possiamo permetterci di aggiungere una tassa? Secondo Marco Venturi, presidente di Confesercenti no. Anzi, secondo Venturi, la pressione fiscale può scendere, nei prossimi quattro anni, al 39.5%, dal 43,5 attuale, eliminando dei contributi inutili e riducendo gli adempimenti burocratici.

 

 

 

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