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Ma, questa bolla?

marzo 4, 2011

E’ un gran casino. Questa è la migliore descrizione possibile ed immaginabile al grande caos che regna in Rete dopo le ultime speculazioni sull’eventualità di una nuova bolla delle dot com. Per una descrizione delle ipotesi in campo, cliccate qui.  Per un paio di idee di un outsider del mondo della finanza e di Internet, rimanete su queste pagine.

Cos’è successo negli ultimi tre anni?

Facebook è diventato un fenomeno mondiale. E’ uscito iPad, Intel ha fatto un accordo con Apple e Google si è messa a giocare alla Microsoft versione open-source.  I media hanno dato risalto a figure come Jobs e Zuckenberg e sempre più persone hanno spostato una buona parte della loro vita sociale on-line. Migliaia di aziende hanno investito in Facebook, fatto profili Twitter e blog, contribuendo ad una vera e propria bolla semantica che è alla base di quella finanziaria.

Arrivano i grossi investitori

Fino ad oggi, le grandi banche d’affari sono state alla finestra. Ora, forti della loro posizione finanziaria (per certi aspetti consolidata dalla crisi) mettono le mani sul giocattolo Internet senza avere una chiara idea di quale sia il business, ma con l’obiettivo di fare soldi a palate, anche a costo di distruggere aziende. Se arrivano le grandi banche, arriveranno anche quelle piccole che inventeranno prodotti per l’investitore medio sempre più rishciose che, alla fine, romperanno il giocattolo facendo esplodere la bomlla.

Però

Il fatto che si parli di bolla è un bene in sé. Se la comunità di Internet, memore di quello che è successo dieci anni fa, è sospettosa nei confronti di robuste iniezioni di capitale è un bene. Il rischio è che diventi una profezia autoavverante e provochi la vera esplosione di una finta bolla.

Ma c’è anche un altro fattore da considerare. Dov’è la bolla? La bolla è in un settore ben preciso dell’ecosistema Internet. Scrivere un business plan con scritto app è un salvacondotto formidabile per accedere al veture capitalism. Il mercato dei social network e dei motori di ricerca è saturo e il cloud computing è una cosa troppo nuova perché gli executive che architettano il gonfiamento e l’esposione delle bolle non sanno ancora la cloud che cosa sia, prima di rovinarla con una bolla.

E quindi?

Le app nascono per ecosistemi che sono collegati alle grandi aziende che stanno ivestendo nel mondo degli smartphone (Google, Apple & Co.), ma sono in qualche modo scollegate dalle aziende che progettano quegli ecosistemi. Questo significa solo una cosa: quando la b0lla esploderà farà fuori un numero infinito di poccole aziende, facendo una selezione naturale di quelle società che hanno riempito i vari appstore di fuffa a pagamento. E, se da una parte, la bolla si tradurrà in un bagno di sangue, l’utente, forse, altro non ha che guadagnarci.

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