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Complimenti a Nomfup, ma ha senso scriverne?

ottobre 10, 2011

Non è la prima volta che accade. In Italia, nel 2005, fu scoperto il nome di Mario Lozano facendo copy-past. Il blogger era Gian Luca Neri e lo scoprì facendo copia-incolla. Oggi, si stanno scrivendo fiumi di inchiostro su Nomfup che ha scoperto i video che incastrerebbero il Ministro della difesa inglese, accusato di rapporti non chiari con un suo amico. Complimenti, tanta invidia da parte mia, ma, anche, in fondo, ‘sticazzi.

Nessuno scrive pezzi sul fatto che l’Ansa aveva un’esclusiva e nessuno scrive pezzi su quelli che dannno le segnalazioni a Striscia La Notizia. Basta questo per dire che i media sociali, nel 2011, sono diventati fonti come le altre che, tra l’altro, hanno bisogno dei media tradizionali per fare rumore. Piccola nota di vanità, questa è un’idea scritta nero su bianco nella mia Tesi di Laurea, scritta sotto la supervisione del compianto Daniele Vernon De Mars che sembra reggere ancora, ad un anno e mezzo di distanza dalla discussione. Forse, l’unico dettaglio che aggiungerei, oggi, sono una paio di idee sulla soglia di attenzione e sulla notiziabilità.

Parto da un esempio: qualche mese fa, venni a sapere che Anonymous stava per attaccare i siti del Governo italiano. Lanciai un tweet che rimase inascoltato. Tempo due giorni, tutti i siti ad aprire con la notizia dell’attacco che avevo previsto. Un mio caporedattore mi disse che non era interessante, perché questi facevano solo culturismo digitale. Lo stesso, devono aver pensato i miei followers.

Ma qual è il punto? Il punto è che il giornalista inglese, che ha usato il blog di cui stiamo parlando tutti, lo ha usato come complemento per la sua storia e che iniziare una storia dai social media è estremamente difficile, se non impossibile.

 

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