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Salvare i giornali si può

ottobre 12, 2011

Oggi a Milano sono successe due cose importanti. Arianna Huffington ha portato il suo verbo nel deserto italiano (per approfondimenti, passare di qua). Io non c’ero, ma l’annuncio che Huffpo arriverà nel 2012 lascia un po’ il tempo che trova.  Infatti, fregandomene di tutto e di tutti, me ne sono andato in quella chicchissima bomboniera che è la Sala Buzzati ad ascoltare uno strano giornalista (Ken Doctor) parlare di quello che sarà il mio stipendio, cioé di dove sarebbero i soldi necessari a far andare avanti un’industria come quella delle notizie e, devo dire, mi è piaciuta.

Il punto vero non è se Arianna Huffington sbarcherà in Italia (ricordo che altri trapianti americani, vedi cnn.it, hanno fallito clamorosamente), ma se e come quest’industria sopravvierà non sarà tanto grazie ad Arianna Huffington quanto grazie a nuovi prodotti che saranno in grado di rendere redditizio il business delle notizie e, forse, qualche vecchiarello della professione giornalistica farebbe bene a smetterla di guardarsi allo specchio e cominciasse a studiare come si fa un giornale nel XXI secolo.

Qui, un paio di idee

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