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Ho letto Google Zeitgeist 2011 e mi sono preoccupato: mi ero scordato la storia del giornalismo

gennaio 3, 2012

Non è un buon momento per cercare di guadagnare dal giornalismo. Soprattutto, non lo è in Italia dove questo mestiere ha talmente tanti problemi che non vale neanche la pena elencarli: ci sarebbe da diventare matti e si rischierebbe il linciaggio da parte, ad esempio, di una parte del ceto impiegatizio pubblico (leggi: gli inseganti) correo del 46% di analfabetismo funzionale nel nostro Paese.

Oltre all’analfabetismo funzionale, ad una classe di professionisti alle prese con una difficile integrazione con il digitale ed oltre una visione non proprio industriale dell’editoria, però, c’è un altro dettaglio che dovrebbe preoccupare chi si affaccia alla professione in questo periodo.

Google Zeitgeist, infatti, ha pubblicato le analisi della ricerca per il 2011. Per quanto riguarda Google News è venuto fuori un dato sorprendente: tra le 10  storie che, a livello globale, sono cresciute di più, 3 sono tutte italiane e sono il caso Rea, Salvatore Parolisi e Lamberto Sposini, rispettivamente al terzo, al quarto e al 5 posto della top ten di Google.

Cosa significa? Semplice: quando orecchiamo di un caso di nera o di bianca, particolarmente scottante, noi italiani ci fiondiamo su Internet alla ricerca di dettagli e di informazioni. Ciononostante, Internet ha decretato il successo di Servizio Pubblico. In precedenza era da corriere.it che si era preparato l’arrivo di Mentana a al TgLa7, diventato un caso televisivo mentre, parlando di giornalismo digitale, fenomeni come Linkiesta, Lettera43  o Ilpost.it sembrano funzionare alla grande, mentre i grandi siti di informazione, nonostante il mercato di Internet cresca del 10% all’anno, non riescono ad attirare il 10% in più di visitatori unici giornalieri.

C’è un filo conduttore in questo grande casino? Sì. Basta, in fondo, studiarsi la storia del giornalismo anglosassone (anche di sfuggita) per scoprire che l’informazione dei tabloid è stata, da quelle parti, il solido terreno su cui si sono costruite le fondamenta del blasone del New York Times, per esempio. In sostanza, non importa cosa si legge, importa che si crei un’abitudine alla lettura che, una volta passata l’ubriacatura per la quantità, si vada verso una ricerca di prodotti più raffinati ed interessanti. Forse, il futuro non è così preoccupante.

 

 

 

 

 

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One Comment
  1. icittadiniprimaditutto permalink
    gennaio 3, 2012 8:43 pm

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

I commenti sono chiusi.