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Il Diserbante intervista Chris Anderson

gennaio 26, 2012
Wired (magazine)

Image via Wikipedia

Io potrei mandarla in galera, lo sa?

Perché?

Sa che ho scritto della morte del web prima di lei?

Eh, ma noi chiudiamo Wired con due mesi di anticipo…noi siamo usciti a settembre 2010, quindi, quell’editoriale l’avevo scritto minimo a luglio…

Io a febbraio. Cosa risponde?

Rispondo che sapevo dell’esistenza di uno stronzetto italiano che pensa di essere il nuovo Chris Anderson. Ma non pensavo fosse così…così figlio di puttana! Il vero Chris Anderson sono io. Io sono il guru che ha spiegato iTunes al mondo e, di certo, non vado a copiare nella tesi di laurea di qualche studentello che ha azzeccato, per puro culo, una sola cosa nella sua vita. Tra l’altro, Skype da voi va veramente di merda! Dove volete andare senza la fibra ottica?

E chi ha parlato di tesi di laurea? Comunque, occupandoci di cose serie, come si sente ad aver spiegato al mondo che l’importante è salvare le case discografiche e non i giovani musicisti?

In che senso?

La sua “Coda lunga” spiega come funziona iTunes suggerendo che il negozio di Apple e gli altri negozi digitali sono strutturati in modo da garantire, alle case discografiche, profitti spalmati sul lavoro di molti artisti che, però, si sono dovuti reinventare performer sul palco…

Io non la vedrei in modo così negativo. Nessuno avrebbe mai pensato che il digitale avrebbe salvato i concerti. Certo, gli artisti guadagnano meno di prima, ma, il modello iTunes ha fatto sì che solo gli artisti che funzionano bene on-stage possano sfondare. Gli altri, possono cercarsi un altro lavoro.

Benissimo, ma i giornalisti non hanno le “live performance” per fare soldi e non è che la morte del web, cioè un’Internet basata sulle applicazioni per tablet e smartphone al posto dei siti abbia risolto i guai del giornalismo mondiale

In effetti no, ma almeno la gente ha cominciato a pagare per gli articoli che scriviamo. E’ comunque un inizio.

Un paio di anni fa lei disse allo Spiegel che i media sarebbero diventati solo un hobby. E’ ancora della stessa opinione?

In tre anni ne cambiano di cose! Comunque, rispetto a quell’intervista, almeno noi di Wired abbiamo fatto dei progressi, nel capire come il giornalismo digitale possa diventare un’attività redditizia.

Può spiegarsi meglio?

Per dare un’idea di quanto siamo andati a fondo nel rinnovare il lavoro redazionale, le dico soltanto che abbiamo creato una software house interna alla nostra azienda. I giornalisti che lavorano nella nostra sede di New York, sanno fare veramente di tutto, dalla grafica alla programmazione. E’ tutto molto nerd, ma se pensa che la rivista patinata per eccellenza di Condé Nast, GQ, ha adottato questo modello, capisce che, ancora una volta, i secchioni salveranno il mondo

A proposito di cose nerd, lei ha lasciato il Los Alamos National Laboratory per fare il giornalista. Perché?

Lavorare a Los Alamos non è da tutti, in effetti. Solo che fare il giornalista è decisamente più facile

E’ il motivo per cui ho mollato chimica dopo un semestre

Infatti…lei non mi sembra un tipo molto intelligente

Sa cosa penso? Che lei abbia mollato perché era troppo nerd persino per un covo di secchioni come Los Alamos

Tregua, ok?

No. Lei si è fatto promotore di alcuni elicotteri automatici che usano Arduino, un circuito stampato il cui progetto non è sotto copyright. Pensa davvero che la gente abbia bisogno di elicotteri open source?

Sì, perché no? Ma, se i militari americani usano velivoli senza pilota, in Afghanistan per uccidere persone, perché un velivolo intelligente non può aiutare a cercare i dispersi di una valanga sul Monte Bianco?

Ineccepibile. E’ vero che, ne “La coda lunga”, ha copiato da Wikipedia?

Sì. Anche noi guru, ogni tanto facciamo qualche cretinata. L’importante, in questi casi, è sostenere che l’edizione digitale del libro è più accurata

Come si spiega che questa macchia non abbia danneggiato la sua carriera?

Essere direttori di Wired America mi dà abbastanza autorevolezza da potermela tirare come se fossi il Profeta Isaia. Il vostro “Marchese del Grillo” la metterebbe così: “Io so’ io, voi…”

A questo punto il mio laptop ha casualmente sperimentato seri problemi di connettività impedendomi di finire il pezzo. Dopo l’intervista, ho disdetto l’abbonamento a Wired America ed impedito a tutti i miei dispositivi di collegarsi a prodotti Condé Nast.

NB per le teste di cazzo che girano su Web: Se credete che io, che lotto nella zona retrocessione della blogosfera italiana, possa intervistare Chris Anderson vi sbagliate di grosso. Vi prego, non attribuite ad uno dei miei profeti di riferimento alcunché di questa intervista. Chris, ti prego, perdonami.

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One Comment
  1. icittadiniprimaditutto permalink
    gennaio 27, 2012 9:14 am

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

I commenti sono chiusi.